
L’economia italiana continua a crescere nel primo trimestre del 2026. Tra gennaio e marzo il Prodotto interno lordo (Pil) è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. È quanto emerge dal nuovo bollettino CreAgritrend, elaborato dal Centro di ricerca politiche e bioeconomia del Crea, che fotografa l’andamento del sistema economico e agroalimentare nazionale.
L’incremento del Pil è sostenuto soprattutto dalla domanda interna. Nel primo trimestre dell’anno i consumi finali nazionali sono aumentati dello 0,4%, mentre gli investimenti fissi lordi hanno registrato una crescita dello 0,7%. Continua inoltre il trend positivo della spesa delle famiglie per beni durevoli, salita dell’1,1%, un indicatore che conferma una maggiore propensione agli acquisti di beni destinati a un utilizzo prolungato.
Dal lato dell’offerta emergono andamenti differenziati. Rispetto all’ultimo trimestre del 2025, l’agricoltura registra una lieve contrazione (-0,5%), l’industria rimane sostanzialmente stabile e il comparto dei servizi cresce dello 0,4%. Su base annua, invece, tutti i principali settori mostrano un segno positivo: agricoltura (+0,1%), industria (+0,7%) e servizi (+0,7%).
Tra gennaio e marzo 2026 la produzione dell’industria alimentare è aumentata dello 0,7%, superando la crescita registrata dall’intero comparto manifatturiero, fermo al +0,3%. Diversa la situazione per il settore delle bevande, che evidenzia una flessione della produzione pari al 2,9%. Sul fronte del fatturato, invece, il comparto alimentare registra una contrazione di circa il 2%, dovuta sia alla diminuzione delle vendite sul mercato interno (-1,9%) sia alla riduzione di quelle destinate all’estero (-1,6%). Ancora più marcato il calo del comparto delle bevande, con un fatturato in diminuzione del 4,2%. A pesare soprattutto è la frenata delle esportazioni (-11,4%), mentre il mercato interno arretra dell’1,1%.
Il commercio estero dell’agroalimentare rallenta rispetto allo stesso periodo del 2025. Le esportazioni diminuiscono di circa l’1%, mentre le importazioni registrano una flessione vicina al 5%. L’andamento, tuttavia, varia sensibilmente tra prodotti e mercati.
Tra i comparti che continuano a crescere figurano i prodotti lattiero-caseari, con esportazioni in aumento del 4,3%, e l’ortofrutta fresca. In calo, invece, il vino (-8%), i prodotti dolciari (-6%) e soprattutto l’olio d’oliva (-29%).
Dal punto di vista geografico aumentano le vendite verso Spagna (+9,3%) e Polonia (+10,6%), mentre diminuiscono quelle dirette in Germania (-1%) e soprattutto negli Stati Uniti (-17,8%). La contrazione del mercato statunitense interrompe quattro anni consecutivi di crescita a doppia cifra e interessa alcuni dei prodotti simbolo del made in Italy agroalimentare, tra cui vino, olio d’oliva e pasta. In controtendenza crescono invece le esportazioni di Grana Padano, Parmigiano Reggiano, conserve di pomodoro e preparazioni per salse e condimenti.
Anche sul fronte delle importazioni si registra una riduzione diffusa rispetto al primo trimestre del 2025. L’eccezione è rappresentata dal Brasile, da cui gli acquisti aumentano del 20,8%, trainati soprattutto dalle importazioni di carni bovine e semi di soia. Diminuiscono invece gli approvvigionamenti provenienti dalla Germania (-11%), con riduzioni che riguardano prodotti dolciari, formaggi freschi, zucchero e carni suine semilavorate.
A livello merceologico il calo interessa soprattutto oli e grassi, prodotti lattiero-caseari, cereali e, in misura più contenuta, prodotti ittici. In crescita, invece, gli acquisti di frutta secca (+18,6%), in particolare nocciole e pistacchi.
Accanto ai dati economici, il rapporto Crea analizza anche il sentiment online nei confronti del comparto agroalimentare. La rilevazione, condotta sui contenuti pubblicati su X tra il 14 marzo e il 15 giugno 2026, evidenzia un miglioramento del clima di fiducia. I giudizi positivi rappresentano il 61,4% del totale, in aumento di 5,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Le valutazioni negative si attestano al 36,4%, mentre quelle neutrali sono pari al 2,2%.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
