
D’accordo, non si può andare in giro armati per le strade e sparare ad esseri umani, per quanto rapinatori in fuga. E non si ha il diritto di ergersi a giudici e punire comunque degli aggressori, in una sorta di giustizia fai-da-te. Inoltre non favorisce l’esito di una sentenza l’astenersi dal vero pentimento o rinunciare al rito abbreviato, uno di quei tanti strumenti che rendono, per fortuna, più garantista e meno elefantiaca la nostra giustizia.
Tuttavia lascia comunque sgomenti la condanna all’ergastolo (perché di fatto si tratta di ciò: la Cassazione gli ha assegnato, a lui 72enne, 14 anni e nove mesi di galera) al gioielliere che il 28 aprile 2021 ha ucciso due rapinatori a mano armata fuori dal negozio, sconvolto dall’ennesima rapina in cui ha visto anche moglie, colpita duramente al volto, e figlia subire le angherie da parte dei malviventi.
Colpisce anche l’entità dell’impressionante cifra richiestagli per i risarcimenti, tra padri, madri, fratelli, sorelle e compagne dei rapinatori uccisi: oltre tre milioni di euro (300mila già versati dopo aver venduto immobili prima sotto sequestro conservativo poi pignorati dalla giustizia). Insomma al dramma di una rapina subita si sommano conseguenze che stanno rovinando l’esistenza ad un’intera famiglia.
Il caso del gioielliere piemontese Mario Roggero ripropone il tema della legittima difesa e della proporzione tra difesa e offesa. Le fredde leggi da sole non sciolgono i nodi, anche perché ogni caso fa giurisprudenza a sé.
Secondo noi il punto in questa drammatica vicenda, in cui la vittima spara con un’arma legalmente detenuta agli aggressori fuori dal suo negozio, è il seguente: quando il pericolo per il gioielliere poteva dirsi cessato? Non a caso il pubblico ministero ha dichiarato che se la minaccia è cessata, non c’è legittima difesa. Ma noi ci permettiamo di domandare: esiste una continuità temporale e spaziale anche immediatamente fuori dal luogo del misfatto? Cioè i rapinatori fuori dal negozio assaltato davvero erano diventati inermi (lo crediamo difficile, con un’arma in mano…) o piuttosto avrebbero potuto comunque riprendere azioni violente, ad esempio sparare agli aggrediti per ritorsione transitando nuovamente davanti al punto vendita? È maggiormente un pericolo per la collettività un criminale con un’arma in mano o un gioielliere che intende difendersi?
Il fenomeno delle rapine sia nei negozi sia negli appartamenti, che ha ripreso vigore con bande sempre più organizzate, pone sostanzialmente un interrogativo: davvero occorre attendere che un malvivente debba fare la prima “mossa” – anche sparare – per potersi difendere in casa propria o nel proprio negozio? È giusto che un ladro possa ricavare beni da una rapina e, qualora gli vada male, abbia persino diritto a risarcimenti?
Emblematico il caso in oggetto: un terzo rapinatore, ferito alla gamba, ha patteggiato una condanna a quattro anni e 10 mesi di reclusione per la tentata rapina alla gioielleria. Ma ha comunque rivendicato un risarcimento di ben 214.886 euro.
Ora, grazie al nuovo decreto sicurezza, chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non potrà più chiedere un risarcimento in sede civile. Almeno per questo, era ora. Sperando che anche l’inquadramento della legittima difesa possa finalmente ampliarsi all’intera proprietà privata, come negli Stati Uniti.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
