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Unsic sui provvedimenti del governo sulla crisi economica e l’energia

L’Unione sindacale imprenditori e coltivatori (Unsic) ha attentamente esaminato i provvedimenti del governo del 2 maggio scorso.

In sintesi, il nostro giudizio è che si tratti di provvedimenti, pur opportuni, ma che troppo spesso non escono da una logica emergenziale, che non offre un quadro consolidato di certezze agli imprenditori.

In particolare, la revisione delle aliquote di accisa operante fino al 8 luglio prossimo non risolve l’ormai antico e abbondantemente discusso in ogni sede problema di un carico fiscale eccessivo su carburanti e combustibili, problema che impatta in maniera strutturale sull’agricoltura e sulla produzione. Abbiamo sempre sottolineato il problema dei costi e della disponibilità di gasolio agricolo, e un alleggerimento meramente provvisorio non dà sicurezza agli operatori.

Anche sul decreto più ampio su energia, imprese e lavoro, che certamente marca alcuni punti importanti, quali le semplificazioni per i nuovi impianti di energia rinnovabile e i crediti d’imposta per la formazione, in generale tutte le misure che vanno nella direzione dell’aggiornamento e della modernizzazione. Capiamo anche bene che la natura di questi provvedimenti è per sua natura emergenziale, com’è certo il caso del sostegno alle imprese danneggiate dalla guerra in Ucraina. Eppure, anche in questo contesto particolare pare prevalere in maniera sbilanciata la filosofia dell’eterno provvisorio, con molte misure, tra crediti d’imposta e bonus, valide solo per un breve lasso di tempo.

Unsic sostiene da tempo la necessità di tornare, dopo il periodo dei bonus e dell’emergenza pandemica, a riforme più strutturali a beneficio delle imprese. La riduzione delle accise e in genere del carico fiscale su aziende e consumatori deve essere attuata con tagli definitivi, bilanciando in maniera diversa gli oneri: riduzione del cuneo fiscale per i salari e del carico fiscale per gli imprenditori per liberare investimenti e consumi privati. Il mancato introito per l’erario può e deve essere bilanciato, oltre che dal prevedibile aumento di gettito che può seguire alla liberazione di risorse produttive, anche e soprattutto dalla lotta al lavoro nero e all’evasione, che danneggiano tanto il fisco quanto le aziende sane, ed eventualmente da un maggior carico sui grandi patrimoni, che riequilibri il carico oggi sulla produzione e in particolare sulle piccole imprese.

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