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Caro benzina, diminuisce il sostegno alla mobilità sostenibile

auto elettrica, mobilità sostenibile

Più aumentano i prezzi della benzina e meno le persone sono propense alla mobilità sostenibile. Sembra un paradosso, ma è quanto emerso dallo studio “Examining the effects of gasoline prices on public support for climate policies”, pubblicato su Nature energy e riportato dall’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis).

In base a quanto scrive l’Asvis, “quando i prezzi della benzina sono alti, le persone tendono a preoccuparsi dell’economia e dell’impatto sul loro bilancio, soprattutto se il loro principale mezzo di trasporto è un’auto a benzina”, ha commentato Ireri Hernandez Carballo, prima autrice dello studio e ricercatrice del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc). Infatti, “in tempi di incertezza economica, è difficile per coloro che dipendono dalle auto a benzina accettare che il proprio veicolo possa diventare inutilizzabile in futuro”.

Lo studio, condotto in Italia e negli Stati Uniti, è stato realizzato prendendo come indicatore il prezzo del carburante in quanto visibile e con una diretta ricaduta sulle tasche dei cittadini. L’ipotesi di partenza era che costi più alti della benzina avrebbero determinato maggiori costi d’uso dei veicoli a motore a combustione e ,di conseguenza, sarebbe aumentato il sostegno nei confronti della mobilità sostenibile e, più in generale, nelle fonti di energia rinnovabili.

I risultati della ricerca, invece, hanno dimostrato esattamente il contrario. Secondo gli studiosi questa dinamica sarebbe da imputare alla preoccupazione per la situazione economica. Infatti, un aumento dei prezzi del carburante determina una diminuzione del potere di acquisto dei cittadini. Di conseguenza  l’eliminazione dei veicoli a motore a combustione, che hanno grandi costi di passaggio, perde la propria attrattiva, soprattutto per gli individui a basso reddito e quelli con orientamenti politici liberali, solitamente più propensi a sostenere politiche ambientali ambiziose.

Allo stesso modo, diminuisce il supporto a politiche climatiche come il finanziamento delle energie rinnovabili e la regolamentazione delle emissioni di Co. Non tanto perché perdono di importanza i temi ecologici, ma perché, aumentando le preoccupazioni economiche e di approvvigionamento energetico, le questioni ambientali passano in secondo piano.

Nonostante economia e ambiente siano fattori connessi tra loro e le crisi di approvvigionamento dovrebbero dimostrare ancor di più l’importanza di passare a fonti di energia pulita e rinnovabile, lo studio mette in luce una dinamica interessante.

Le persone, infatti, tendono a preoccuparsi di problemi concreti, imminenti e con chiare ricadute sulle proprie tasche. Per cui, finché la crisi climatica sarà percepita come relativamente lontana e dai costi troppo alti da sopportare, non potrà essere davvero condivisa e portare a risultati reali.

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