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Covid-19 e l’accusa agli “wet market” in Asia

Uno scienziato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità non sosterrebbe la chiusura dei mercati di animali vivi, come quello di Wuhan, in Cina, collegato alla diffusione del COVID-19. Si tratta di un esperto in sicurezza dell’OMS, che in una conferenza stampa avrebbe rilasciato dichiarazioni in tal senso.

Si tratta di una presa di posizione pubblica molto grave, in netto contrasto con quanto affermato da numero studiosi di fama internazionale, come il Dr. Anthony Fauci, e come sostenuto da organizzazioni che lavorano per la protezione degli animali in tutto il mondo come Animal Equality.

Solo pochi giorni fa, proprio Animal Equality aveva messo in luce quanto diffuso da Peta Asia in Thailandia e Indonesia, che ha riscontrato continue irregolarità nei wet market asiatici.

Come Animal Equality aveva già denunciato in un video che mostrava immagini raccolte in Cina, Vietnam e India, i wet market – “mercati umidi” – sono luoghi molto pericolosi per animali, ambiente e salute pubblica, in cui non vengono rispettate le norme igieniche minime o la tutela della salute umana e animale.

I mercati umidi sono già stati individuati dalla comunità scientifica internazionale come origine dello spillover tra animali ed esseri umani di numerose malattie, come la Sars o il Mers, fonte di epidemie che solo per puro caso non si sono trasformate in pandemie globali come il Covid-19.

Nonostante i divieti e nonostante il pericolo enorme per l’intera comunità internazionale, i mercati umidi continuano a rimanere aperti e a costituire quindi un rischio per salute, animali allevati e selvatici e per l’ambiente.

Al contrario di quanto sostenuto pubblicamente dall’esperto Onu, è necessario instaurare subito un processo che porti alle dismissione di questi mercati, fornendo alla popolazione locale sistemi di sussistenza alternativi, che rispettino ambiente, animali e norme igieniche, onde evitare future pandemie, che con queste premesse non tarderanno ad arrivare.

Animal Equality ha scritto una lettera ufficiale all’Onu – in Italia indirizzandola alla Rappresentante permanente per l’Italia presso le Nazioni Unite Maria Angela Zappia – chiedendo di agire subito per risolvere questo gravissimo problema, mentre la petizione internazionale ha già raccolto quasi 250.000 adesioni in Italia, oltre 450.000 in tutto il mondo.

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