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Istat-Crea: dalla resilienza del 2020 alla ripresa frenata del 2021

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Non arrivano buone notizie sullo stato di salute del settore agricolo e agroalimentare. Se nel 2020 l’agricoltura, silvicoltura e pesca è risultato essere uno dei comparti meno penalizzati dai lockdown, nel 2021 non ha beneficiato del generale clima di ripresa che ha caratterizzato il secondo anno della pandemia da Covid-19. Sono i dati emersi dall’analisi congiunturale Istat-Crea sull’economia e legislazione agricola 2021.

Le produzioni non strettamente agricole (attività secondarie, in particolare l’agriturismo), più lese dalla crisi sanitaria, hanno segnato un recupero consistente, ma la ripresa è stata compromessa dagli eventi climatici avversi che hanno penalizzato l’annata agraria.

Particolarmente colpiti sono stati i volumi produttivi delle coltivazioni mentre si è registrato un buon risultato per il comparto zootecnico. Il generale sensibile rialzo dei prezzi ha sostenuto il valore delle produzioni ma ha indotto un peggioramento della ragione di scambio che ha penalizzato gli operatori del settore. La guerra in Ucraina, in corso da oltre due mesi, ha annullato ogni possibile previsione: l’inasprimento dei rincari delle materie prime energetiche e le nuove difficoltà di approvvigionamento delle imprese, in aggiunta alle preesistenti strozzature all’offerta, potrebbero provocare conseguenze a lungo termine per l’agricoltura italiana.

Dall’inizio della pandemia la filiera produttiva del settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca non ha subito interruzioni di rilievo: le attività collegate alla coltivazione e alla pesca sono state incluse, pur con alcune differenziazioni, tra quelle ritenute necessarie e, quindi, a esse non sono stati applicati i divieti imposti per le altre attività di produzione o di scambio al fine di contenere la diffusione del contagio. Garantire la sicurezza alimentare ha costituito, infatti, una delle priorità fondamentali dei governi e della Commissione europea. Tuttavia anche il settore primario si è dovuto scontrare con le complessità all’interno delle catene logistiche, le restrizioni alla libertà di movimento, la significativa carenza di risorse umane (soprattutto di immigrati impossibilitati a raggiungere i luoghi delle produzioni stagionali) nonché con la caduta generalizzata del reddito dei consumatori.

Il settore nel 2020 ha perso l’1,8 per cento della produzione e il 4,7 per cento del valore aggiunto in volume, a fronte di un calo dell’8,8 per cento registrato per l’intera economia nazionale. La crisi ha danneggiato soprattutto le attività secondarie, primo fra tutti il comparto agrituristico. Anche il settore della pesca nel 2020 ha subito un pesante ridimensionamento (-19,9 per cento di produzione e -26,8 per cento di valore aggiunto in volume). Nel 2021, poi, l’agricoltura non ha beneficiato della ripresa dell’economia nazionale poiché fortemente colpita da fattori climatici avversi: i volumi produttivi sono infatti ulteriormente diminuiti (-0,4 per cento) e il rilevante incremento dei costi di produzione ha indotto un nuovo calo del valore aggiunto dello 0,8 per cento. Ciononostante segnali positivi sono arrivati dai dati su occupazione e redditi agricoli; anche il comparto agroalimentare ha segnato una crescita in volume del 2,4 per cento.

Nel biennio 2020-2021 l’agricoltura, come attività essenziale, ha goduto di un livello di operatività che le ha permesso di mantenere pressoché inalterato il suo contributo alla formazione della ricchezza nazionale. A pagare il prezzo della crisi sono state soprattutto le attività secondarie e i servizi di supporto, ma la capacità di resilienza del settore ha permesso di contenere la perdita di valore aggiunto, che nel 2020 è diminuito in volume del 4,7 per cento, fermandosi appena sopra i 33,3 miliardi di euro.

Nel 2021 il settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca ha, però, subìto gli affetti negativi delle avverse condizioni climatiche cui si è aggiunto, soprattutto nella seconda parte dell’anno, il forte rincaro dei costi degli input produttivi. In controtendenza rispetto agli altri settori economici, che hanno visto un recupero generalizzato del valore aggiunto, il settore ha pertanto registrato una ulteriore modesta contrazione: la produzione è diminuita in volume dello 0,4 per cento e il valore aggiunto dello 0,8 per cento.

I prodotti tipici dell’agricoltura hanno subìto una contrazione dell’1,2 per cento del volume della produzione e dello 0,6 per cento del valore aggiunto e flessioni consistenti hanno interessato anche la silvicoltura, la cui produzione ha perso il 5,3 per cento in volume (-3,2 per cento il valore aggiunto) e la pesca (-1,8 per cento la produzione e -2,9 per cento il valore aggiunto in volume). Solo le attività secondarie dell’agricoltura, che nel 2020 avevano sperimentato una drastica riduzione dei volumi di produzione (-17,2 per cento), nel 2021 hanno registrato un consistente recupero (+9,6 per cento). L’elemento distintivo del biennio, ma soprattutto dell’ultimo anno, è stato il progressivo incremento dei prezzi, lievitati dallo 0,7 per cento al 6,7 per cento, e il repentino innalzamento dei costi dei consumi intermedi, da -1 per cento del 2020 a +8,5 per cento nel 2021.

Sono molteplici le iniziative per il settore agricolo, avviate in risposta alla crisi legata alla pandemia, e più di recente a quella in Ucraina. La legge di bilancio 2022 prosegue il percorso di rafforzamento del sistema agroalimentare, nell’alveo del sostegno alla crescita e alla competitività dell’economia nazionale. L’insieme degli interventi consta di investimenti per le imprese, le filiere, l’occupazione e la tutela dei prodotti, anche reiterando disposizioni esistenti e applicando in maniera più estensiva gli strumenti della Pac.

Sul fronte delle dotazioni emergenziali, l’Italia vanta la fetta più consistente del Next Generation EU, la cui attuazione è ora entrata nel vivo. Tuttavia, il conflitto in Ucraina ha riproposto il tema della sicurezza alimentare, spingendo l’UE a chiedere la revisione dei documenti di programmazione nazionali per rafforzare la resilienza dell’agricoltura e ridurre la dipendenza dall’estero di alcuni input. Gli obiettivi si focalizzano sull’aumento della produzione di energia rinnovabile e il rafforzamento dei metodi di produzione più sostenibili; contestualmente, sono in via di attivazione misure anticrisi per i mercati più colpiti, così come la ripresa dell’uso di terre a riposo, per incrementare la produzione.

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