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Stati generali contro l’eolico e il fotovoltaico a terra, la parola ai territori

stati generali contro l'eolico e il fotovoltaico a terra

Un boom di presenze per gli Stati generali contro l’eolico e il fotovoltaico a terra convocati nella giornata di mercoledì 22 maggio 2024 a Roma indetti dalle associazioni ambientaliste che fanno parte di #CoalizioneArt9.

Intervenuti oltre 250 delegati tra sindaci, consiglieri comunali, consiglieri regionali e rappresentanti dei territori maggiormente colpiti dall’impatto delle rinnovabili quali Tuscia, foggiano, Salento, Sicilia con la provincia di Trapani in prima linea, Sardegna, aggredita da ogni parte da gigantesche pale eoliche e da campi sterminati di pannelli solari, Basilicata con tanti comuni che subiscono ormai il secondo assalto ai loro crinali, Campania con l’Irpinia e il beneventano, Calabria con la provincia di Catanzaro e l’eolico off-shore, Abruzzo e Molise, già coinvolto nei decenni passati e ora minacciato dall’ulteriore sviluppo di grandi impianti, Umbria e Marche, Basilicata e, infine, l’Appennino tosco emiliano con il Mugello, la Valmarecchia e Montefeltro.

I partecipanti agli Stati Generali sono giunti alla conclusione che, anche approfittando della campagna elettorale per le elezioni europee, sia giunto il momento di richiedere al mondo politico italiano una profonda revisione delle strategie per le fonti rinnovabili, abbandonando i progetti di espansione sul territorio degli impianti eolici e fotovoltaici a terra in assenza di qualsiasi pianificazione.

Le motivazioni comuni che hanno spinto così tante realtà istituzionale e associative a presenziare agli Stati generali del 22 maggio si rintracciano nel Manifesto di adesione agli Stati Generali delle aree interne contro eolico e fotovoltaico a terra.

“È l’invasione di migliaia e migliaia di impianti eolici e fotovoltaici a terra – si legge nel Manifesto – e di tutte le strutture di cui necessitano, elettrodotti, stazioni elettriche, impianti di accumulo, imposti per legge come strutture di ‘pubblica utilità, indifferibili e urgenti’. E strade apposite in luoghi impervi e fragili o in pianure fertili, per il trasporto dei giganteschi manufatti che trasformeranno paesaggi unici, agricoli o naturali, in una unica ed estesa zona industriale.Negli ultimi 25 anni, l’Italia ha installato, principalmente nelle regioni del Mezzogiorno, torri eoliche e pannelli fotovoltaici su terreni agricoli per una potenza di circa 44.500 megawatt. Interi comprensori sono stati sfigurati. Nella sola provincia di Foggia ci sono più di 1.600 torri eoliche, alte come grattacieli, e distese solari a colpi di centinaia di ettari, a sostituire le produzioni agricole. Altre aree del Sud e del Centro stanno assumendo gli stessi connotati. Ma non è che l’inizio. Tutta Italia sarà ‘foggianizzata’: già al 2030, il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) prevede di elevare la potenza installata ad oltre 100mila megawatt secondo gli obiettivi europei. Impianti da rinnovare ogni 20 anni. Il tutto è avvenuto fino ad ora senza alcuna pianificazione. Sempre più semplificazioni burocratiche sono state approvate con decreti legge ad hoc, emanati a tempo di record, e sono entrate immediatamente in vigore, mentre residue, ridicole regole di salvaguardia, pur previste per legge, ritardano da anni e lasciano i territori privi di qualsiasi tutela”.

Parole che riecheggiano nella sala gremita trovando il consenso di tutti i partecipanti. Durante gli Stati generali contro l’eolico e il fotovoltaico a terra si è arrivati a stilare una lista di richieste per cercare di trovare delle soluzioni compatibili con gli obiettivi europei di decarbonizzazione e dell’Agenda 2030.

Ecco le istanze avanzate:

– che siano autorizzati senza indugio i progetti di fotovoltaico sulle superfici edificate, sulle aree degradate o di bonifica, al di fuori dei centri storici, così come più volte ipotizzato da Ispra per raggiungere gli obiettivi europei intermedi al 2030 e come stabilito dalla legge;

– che sia cancellata ogni forma di incentivo a tutte le tecnologie “mature” di produzione di energia da fonti rinnovabili. Appare indispensabile che, in regime di neutralità tecnologica, ogni impresa energetica faccia i conti con i propri investimenti e che sia bandita ogni forma di speculazione a spese delle comunità e dei territori “marginali”;

– che gli impianti energetici da fonti rinnovabili possano essere insediati solo ed esclusivamente nelle previste, ma non ancora individuate aree idonee definite dalle Regioni, in base ai criteri stabiliti dal governo. Tali criteri non potranno in ogni caso condurre a un incremento del consumo di suolo. Che nessun insediamento possa avvenire in assenza o in attesa di tali adempimenti;

– che le richieste di autorizzazione in aree diverse da quelle idonee siano dichiarate irricevibili;

– che le aree più compromesse in questi anni possano essere oggetto di piani di dismissione degli impianti già realizzati in aree sensibili o progetti di delocalizzazione;

– che siano abrogate le norme che consentono gli espropri in capo a progetti eolici, fotovoltaici e relative opere accessorie; – basta impianti occulti. Serve la realizzazione della Piattaforma digitale nazionale presso il Gse, prevista anch’essa per legge e non attuata, ovvero una anagrafe unicasu WebGis di tutte le migliaia di impianti rinnovabili esistenti, approvati e in corso di approvazione, con contenuti aggiornati e inerenti i dati, attuali e storici, della proprietà, dei parametri tecnici, dei pareri autorizzativi, del progetto approvato e delle prescrizioni post autorizzazione, a supporto delle Regioni per l’individuazione delle aree idonee. Gli avvisi di nuovi procedimenti e le autorizzazioni finali devono essere integralmente pubblicati anche sui Bollettini ufficiali regionali. I progetti devono essere sempre accessibili, durante e dopo le approvazioni. Chiunque deve poter accedere alle informazioni così come garantito dalla legge istitutiva del ministero dell’Ambiente.

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