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Aumento Iva: conferme dal ministro Tria. Tuonano Salvini e Di Maio

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Il tanto temuto aumento Iva è stato confermato dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nella giornata di ieri durante l’audizione sul Def davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Immediate le reazioni delle due forze governative che per bocca dei leader della Lega Matteo Salvini e di quello del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, fanno sapere che questa opzione non deve essere contemplata: “Siamo al governo per abbassare le tasse, non per aumentarle come hanno fatto gli altri governi”, ha sottolineato il ministro dell’Interno. “Finché il M5s sarà al governo non ci sarà nessun aumento Iva, al contrario”, ha spiegato invece Di Maio, evidenziando che “l’obiettivo è ridurre il carico fiscale su famiglie e imprese. Serve la volontà politica. Noi ce l’abbiamo. Mi auguro che l’abbiano anche gli altri. Fermo restando che ci sono già soluzioni sul tavolo volte ad evitare un aumento”.

Nel frattempo tira dritto il ministro Tria che ribadisce come “la legislazione vigente in materia fiscale è confermata in attesa di definire, nei prossimi mesi, misure alternative”. In parole povere questo vuol dire che al momento è confermato l’aumento dell’Iva dal primo gennaio 2020: l’aliquota intermedia dovrebbe passare dal 22 al 25,2% e quella ridotta dal 10 al 13. A meno che il governo non recuperi i 22 miliardi di euro necessari a sterilizzare le clausole di salvaguardia come è sempre accaduto (le clausole sono state introdotte nel 2011).

Sempre secondo il ministro dell’Economia il governo non ha peccato di ottimismo nelle sue previsioni sul 2018 e che la revisione al ribasso delle stime di crescita risulta pienamente coerente con l’evoluzione della situazione economica generale che a dicembre era all’1% al di sotto dell’1,2% della Ue”.

Per quanto riguarda il capitolo le principali misure di politica fiscale sociale e previdenziale introdotte, flat tax per i professionisti, reddito di cittadinanza e quota 100 che fanno parte della legislazione vigente i loro effetti sono stimati in modo rigoroso nel Def e contribuiscono a sostenere i consumi delle famiglie e il Pil già nel 2019, sebbene vengano introdotte in corso d’anno.

Infine Tria allontana il fantasma recessione: “ A livello europeo non siamo in recessione, probabilmente non lo siamo in Italia dopo la recessione tecnica dell’ultimo trimestre dello scorso anno, ma c’è un forte rallentamento significativo, con previsioni ottimistiche” per la seconda metà dell’anno”.

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