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Plastica monouso: incentivi per la riconversione industriale

Con una dotazione finanziaria complessiva di 30 milioni di euro, è arrivata la tanto attesa firma del decreto del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, volto a incentivare le imprese produttrici di prodotti in plastica monouso verso la produzione di prodotti alternativi. Per le riconversioni industriali verranno stanziati 10 milioni di euro per ciascuna delle annualità 2022, 2023 e 2024. Le imprese avranno la possibilità di beneficiare di un contributo economico che può giungere fino all’80% delle spese sostenute per l’acquisto di macchine e similari.

“L’obiettivo è ridurre l’incidenza della plastica sull’ambiente e sulla salute umana, riducendone la dispersione, e promuovere un’economia circolare reale, sostenendo l’economia ed accompagnando le imprese”, la dichiarazione del viceministro Vannia Gava.

La ratifica del decreto, oltre a sostenere le imprese, rappresenta un passo in avanti verso l’adozione e affermazione di un modello di economia circolare che salvaguardi e tuteli il Pianeta e i suoi abitanti.

Tante le campagne intraprese dalle associazioni ambientaliste in questi anni per informare sui rischi dell’utilizzo eccessivo della plastica.

Per Greenpeace “la plastica è dannosa ancora prima di entrare in commercio: il 99% viene prodotta da petrolio e gas fossile e inquina in ogni fase del ciclo di vita, dalla produzione all’incenerimento minacciando anche il clima e la salute umana. Inoltre se dispersa in natura si degrada in tempi estremamente lunghi”.

Sempre segnalato dall’organizzazione ecologista, il grave problema delle discariche a cielo aperto. “Circa il 76% di tutta la plastica prodotta a partire dagli anni cinquanta è finita in discariche già stracolme o dispersa nell’ambiente. Una parte di ciò che separiamo e differenziamo correttamente nelle nostre case, viene spedito all’estero, soprattutto nel Sud del mondo, per presunto riciclo. Questa spazzatura non riciclata si riversa quotidianamente in Paesi, come Turchia e Malesia non dotati di impianti di smaltimento adeguati, inquinando terra, fiumi e mettendo a rischio la salute della popolazione”.

Anche il WWF si schiera contro la produzione e l’utilizzo delle plastiche monouso. “Circa l’80% dei rifiuti rinvenuti nelle spiagge europee è costituito da plastica e, il 50% dei rifiuti marini, da plastiche monouso. Le materie plastiche, infatti, quando si trovano in mare si degradano alla luce solare in particelle inferiori al mezzo centimetro e si diffondono su tutta la colonna d’acqua, ma sono state rinvenute anche in cima all’Everest e nell’Artico. Si continuano poi a degradare in particelle sempre più minute ed entrano nell’acqua potabile e restano in sospensione nell’aria. Sono 700 le specie animali vittime dell’inquinamento da plastica; inoltre, non meno importante, la plastica una volta ingerita da pesci e crostacei, può entrare nella catena alimentare e arrivare fino sulle nostre tavole”.

Dati confermati anche da Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica. “La presenza di rifiuti di plastica nei mari del mondo è uno dei problemi ambientali più rilevanti del nostro tempo, con conseguenze anche a livello economico e sociale. Si stima che i rifiuti marini, ‘marine litter’, provengano per circa l’80% dalla terraferma e raggiungano il mare prevalentemente attraverso i fiumi e gli scarichi urbani, portati dal vento o abbandonati sulle spiagge, mentre il rimanente 20% è costituito da oggetti abbandonati o persi direttamente in mare, principalmente durante le attività di pesca o navigazione”.

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