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Da Codogno ai vaccini, un anno di Covid in un libro

MILANO – Dalla vicenda di Mattia Maestri di Codogno, la diagnosi iniziale di “banale polmonite” che diventerà il primo caso ufficiale di coronavirus in Italia, all’arrivo dei primi vaccini e all’afflizione delle varianti.

Ad un anno da quei drammatici momenti, l’imprenditore Domenico Mamone e il giornalista Giampiero Castellotti firmano “Covid e dintorni” (Unsic editore), volume di oltre 200 pagine dove rinnovano memorie documentate di luoghi e persone. Il Covid non solo come racconto di un lungo periodo di “sospensione”, con un’ecatombe di vittime, ma anche come occasione per riflettere ampiamente sugli errori del passato e sulle dinamiche del futuro.

Nella prima parte del volume, dedicata alla cronaca, la Lombardia è l’amara e assoluta protagonista.

Il resoconto ha ufficialmente inizio con la coppia di turisti cinesi sbarcati all’aeroporto di Milano Malpensa la notte tra il 22 e 23 gennaio 2020: saranno i primi ammalati di Covid sul suolo italiano. Per l’interruzione dei voli con la Cina c’è il commento contro “pregiudizi e paura” di Song Xuefeng, console generale della Repubblica popolare cinese a Milano.

Il rendiconto di quella funesta alba include Atalanta-Valencia, partita di Champions League con 45mila tifosi bergamaschi, e la fiera di San Faustino e Giovita ad Orzinuovi, con 250mila presenze.

Il libro riserva ampio spazio alla zona rossa nel Lodigiano e a quella mancata nella bassa Valle Seriana, con il comitato “Noi denunceremo” di Bergamo, che nel solo 2020 ha raccolto oltre 70mila persone. Ma anche agli aperitivi sui Navigli, alla iniziative “Milano non si ferma” e “Bergamo is running” che si riveleranno dei boomerang. Accenni alle conferenze quotidiane dell’assessore Giulio Gallera, alla celebre “fuga al Sud” da Milano, il 7 marzo, per un imprudente annuncio dell’imminente chiusura della regione e alle multe da 400 euro ai commercianti che protestavano davanti all’Arco della Pace a Milano il 6 maggio.

Di contro, le iniziative solidali, compreso l’aver ospitato pazienti del Sud in molti ospedali lombardi (specie quando, ad ottobre, la Campania ha sofferto i 2.422 tamponi positivi in sei giorni).

Un intero capitolo è dedicato ai camion di Bergamo. Un altro alle cifre: al 12 marzo 2020, sui primi mille decessi complessivi in Italia, 744 appartenevano alla Lombardia. Meno di un mese dopo, il 9 aprile, il numero dei morti in Lombardia toccherà le 10.022 unità. Un altro mese e l’11 maggio saranno 15.054.

Nel dettaglio, il 31 maggio 2020 la provincia di Brescia registrava 14.768 casi, quella di Bergamo 13.366. Nello stesso periodo, la provincia di Cremona, con 6.459 contagiati, era la prima in Italia rispetto al numero dei residenti.

Il libro ricorda che nella prima fase della pandemia, nei soli ricoveri per anziani di Lombardia, Veneto e Piemonte si sono verificati più decessi con Covid che in tutta la Germania.

Ed a proposito di numeri, non manca l’accenno alla recente polemica sulla diffusione dei dati errati, che ha determinato l’inclusione della regione in “zona rossa”, con danni economici non indifferenti.

Molti i riferimenti alla scienza, con la Lombardia epicentro. Il riconoscimento ai professori Raffaele Bruno e Francesco Moioli del Policlinico San Matteo di Pavia, che hanno assicurato “nuova vita” al “paziente uno”, e ai ricercatori guidati da Raffaele Gianotti dell’Università di Milano che hanno individuato il nuovo “paziente uno” in una donna milanese di 25 anni, che aveva effettuato una biopsia della pelle per una dermatosi il 10 novembre 2019. Virus presente già due anni fa anche per gli studi dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. Poi i lavori sui ceppi di origine cinese e con trasformazione probabilmente in Germania, effettuati dal Policlinico di Pavia e dal Niguarda di Milano, finanziati dalla Fondazione Cariplo: quello della Val Seriana molto più contagioso di quello del Lodigiano. Nel capitolo “le profezie della scienza” si parla dei tanti virologi, compresi Massimo Galli e Maria Rita Gismondo, che operano al “Sacco” di Milano.

Un’ampia sezione è dedicata alla scuola, denominata “Scuolavirus”. Vengono riportati tutti i principali studi sui collegamenti tra aule e contagi. Secondo la stime del ricercatore Livio Fenga dell’Istat, la Lombardia avrebbe subito l’impatto maggiore con 45.178 casi imputabili alle scuole fino alla chiusura di novembre 2020. Sui nuovi banchetti, polemico Giulio Ceppi, professore al Politecnico di Milano: nonostante fosse membro di una commissione di 18 professionisti nominati dal ministero dell’Istruzione per studiare proposte per la ripartenza della scuola a settembre 2020, dei banchetti dice di non averne saputo nulla.

Interessanti i dati Eurostat sulla situazione sanitaria. Il numero di posti letto negli ospedali italiani è passato da 3,9 ogni mille residenti (2007) a 3,2 (2017), contro una media europea scesa da 5,7 a 5. I posti letto in strutture residenziali per cure a lungo termine nel 2017 erano 4,2 ogni mille residenti in Italia, contro gli 8,2 nel Regno Unito, i 9,8 in Francia e gli 11,5 in Germania (con nette differenze tra i territori: dai circa 70 posti ogni mille anziani a Trento, ai 28 in Piemonte e Lombardia, fino a sotto ai due ogni mille anziani in Basilicata, Campania e Molise).

Una differenza Nord-Sud resa più evidente dalla mobilità sanitaria: la Lombardia, con un saldo positivo di 100.641 pazienti, nel 2018 è stata la prima in Italia, seguita dall’Emilia-Romagna (64.967), dalla Toscana (28.539) e dal Veneto (10.234). Grazie alla mobilità, la Lombardia ha incassato circa 808,7 milioni, l’Emilia-Romagna 357,9, il Veneto 161,4 e la Toscana 148,3.

Nel capitolo sull’emergenza economica, l’opinione ottimistica di Gianmario Verona, rettore della “Bocconi” di Milano: “A ogni recessione economica segue un periodo di espansione”.

A chiudere, tante osservazioni sulla “lezione” offerta dal virus: il senso di sospensione, il monito per l’economia e le imprese, la gerarchia delle priorità, la ghettizzazione dei deboli, il Nord e il Sud, la necessaria rigenerazione morale.

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