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Contadini hi-tech

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Si chiama “agricoltura di precisione” perché, rispetto al passato, nulla sarà più casuale, nemmeno la posizione di un seme. O la quantità di acqua per innaffiare l’insalata. Niente sarà più affidato unicamente alla forza delle braccia. A roncole e zappe. Al sudore della fronte. E casomai a qualche cane abile nel fare il vigile urbano con mandrie e greggi in transumanza. Le nuove tecnologie dovranno fornire la migliore (o unica) risposta agli stravolgimenti in corso. Alle stagioni che non sono più le stesse, tanto per ribadire un concetto ormai consumato (ma reale). Alla popolazione mondiale che aumenta di numero troppo in fretta. Ad un’agricoltura ormai globalizzata. Ecco allora l’irruzione di telecamere, sensori, mappe Gps, stampanti 3D, magnetometri, strumenti di telerilevamento e gli immancabili e affascinanti droni al servizio dei nuovi contadini hi-tech. Tutta cultura tecnologica e computer. App & ravanelli di giornata. I più sofisticati marchingegni per migliorare la resa di un prodotto, la sua qualità o per individuare in anticipo le malattie degli animali.

E’ l’agricoltura dai nomi difficili. Acquaponica, aeroponica, idroponica. Governata dai cosiddetti “attuatori”, cioè da dispositivi elettroidraulici che garantiscono la differenziazione degli interventi, su specifiche porzioni di terreno o su singole piante. Agricoltura ormai coltivata fuori dal suolo, persino in altezza, con orti pensili che richiamano memorie classiche di Babilonia. Ruralità computerizzata o ottimizzata a furia di dati e algoritmi per schedano nel dettaglio la zootecnia del nuovo millennio. La nuova frontiera dell’universo verde è già cominciata e i benefici potranno essere rilevanti, soprattutto sul fronte del risparmio energetico e idrico, della produttività, nonché della sostenibilità ambientale. Tutto è dominato da una delega storica: l’innovazione assicura l’esecuzione automatica di mansioni per secoli svolte con fatica dall’uomo: una “vendemmiatrice a rateo variabile” sceglie la migliore uva collocandola in un cassone separato, mentre altri macchinari possono effettuare potature differenziate, una pianta sì e una no. Ma gli orti 2.0 possono finire persino nelle abitazioni, sui tetti condominiali, negli ospedali, nelle scuole, addirittura nei mercati rionali, secondo una logica di autoproduzione sempre più vicina al consumatore finale. Dai chilometri zero ai metri zero. Oltre ai campi, sono le serre a testimoniare i risultati ottenuti dalle nuove tecnologie. Piccoli spazi possono assicurare grandi esiti in termini di rendimento. Non mancano minuscoli mulini domestici, frantoi casalinghi, persino mini-distillerie per liquori fai-da-te. La domotica, poi, apre nuovi scenari. E la rivoluzione rurale, assicurano gli esperti, avrà ricadute anche sulla gastronomia. Il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, pone grande attenzione al comparto. Ed ha fissato l’obiettivo in una percentuale: l’agricoltura di precisione dovrà, nel minor tempo possibile, coprire almeno il 10 per cento della superficie coltivata. Un po’ come l’Industria 4.0 segnerà la trasformazione del settore manifatturiero. Mezzi agricoli, campi e stalle sono avvertiti: la rivoluzione digitale è in arrivo.

(Gia.Cas.)

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