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Dossier immigrazione, il punto dell’Idos

L’immigrazione in Italia è un fenomeno presente ormai da 45 anni, ma, nonostante ciò, “la politica, il web e certa comunicazione mainstream usa ancora parole e clichè rimasti invariati da almeno 30 anni: si parla ancora in termini di invasione, di clandestini, di extracomunitari, di negri; con tutto un corollario di dogmi nazional-popolari, come ad esempio che gli stranieri ci rubano il lavoro, evadono le tasse, aumentano la delinquenza, importano le malattie, erodono le risorse dello Stato, ci passano avanti nell’assegnazione dei benefici assistenziali, ecc.”.

E’ la denuncia di Luca Di Sciullo, presidente del Centro studi e ricerche Idos, a margine della presentazione del dossier statistico Immigrazione 2018, avvenuto a Roma presso il teatro Orione.

I tanti dati raccolti nel volume di quasi 500 pagine confermano come il fenomeno immigratorio stia cambiando: innanzitutto arrivano sempre meno cittadini stranieri – il loro numero è ormai quasi fermo a poco più di cinque milioni di unità – e nel contempo aumentano i residenti stranieri nati in Italia, circa un milione e trecentomila unità (di questi oltre mezzo milione siede sui banchi di scuola).

Insomma, l’Idos vuole dimostrare che non c’è stata l’invasione di migranti di cui parlano alcuni esponenti politici in quanto, ad esempio, la Germania registra 9,2 milioni di stranieri e il Regno Unito ben 6,1 milioni, di cui diverse centinaia di migliaia nati in Italia. La Francia ne ha 4,6 milioni, la Spagna 4,4 milioni.

Gli stranieri che risiedono in Italia provengono da quasi 200 diversi Paesi del mondo. La comunità più numerosa è quella romena con 1.190.000 persone, pari al 23,1 per cento di tutti i residenti stranieri. A seguire gli albanesi (440mila e 8,6 per cento), i marocchini (417mila e 8,1 per cento), i cinesi (291mila e 5,7 per cento) e gli ucraini (237mila e 4,6 per cento). A seguire i cittadini provenienti da Filippine, India, Bangladesh, Moldavia ed Egitto.

Il dossier mette in evidenza come la presenza straniera sia utile per la nostra demografia, laddove la popolazione italiana invecchia sempre più, diminuisce – anche per i nuovi numerosi espatri – e fa pochi figli: a fronte dei 1,27 figli per donna fertile italiana, le straniere ne fanno 1,97. E mentre almeno 128mila italiani sono espatriati nel 2017 (ma il dato è sottostimato in quanto tanti vanno all’estero senza segnalarlo all’anagrafe), secondo i dati Unhcr e Oim, se nel 2017 l’Italia ha calamitato il 69 per cento degli oltre 172mila migranti arrivati in Europa via mare, nei primi nove mesi del 2018 il numero di persone sbarcate in Spagna (oltre 34mila) e in Grecia (più di 22mila) ha superato quello dell’Italia, che ha registrato poco più di 21mila unità, un dato “crollato” di circa il 90 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017.

L’Unhcr stima in 354mila i richiedenti asilo (compresi quelli ancora privi di titolo formale o la cui domanda è sotto esame) e titolari di protezione internazionale o umanitaria presenti attualmente in Italia, lo 0,6 per cento dell’intera popolazione del nostro Paese.

Gli occupati stranieri sono circa 2.423.000, cioè il 10,5 per cento di tutti gli occupati in Italia. I due terzi svolgono mestieri poco qualificati e sono per lo più concentrati nel settore dei servizi (67,4 per cento), o in quelli dell’industria e dell’agricoltura (rispettivamente 25,6 e 6,1 per cento). E’ straniero il 71 per cento dei collaboratori domestici e familiari, quasi la metà dei venditori ambulanti, più di un terzo dei facchini, il 18,5 per cento dei lavoratori negli alberghi e ristoranti e un sesto dei manovali edili e degli agricoltori.

(Giampiero Castellotti)

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