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Cambia in sostanza poco con il nuovo Dpcm

Le esperienze quotidiane vissute in primavera sul fronte Covid-19 purtroppo si stanno ripetendo. Tra queste, causa la situazione sempre più seria, anche le conferenze stampa del premier Conte conseguenti al varo dei decreti (Dpcm) per tentare di fermare l’aumento dei casi di coronavirus.

Se a marzo la pandemia ha investito principalmente e repentinamente la Lombardia, seminando ricoveri e lutti con una frequenza senza precedenti per il fronte sanitario, per cui l’aspetto economico è stato sacrificato attraverso un necessario lockdown, oggi il governo è orientato a garantire la continuità per le attività commerciali, adottando provvedimenti tutto sommato blandi.

Il nuovo decreto, in vigore fino al 13 novembre, di fatto non rappresenta un energico giro di vite, anzi non tocca proprio quei nervi scoperti spesso associati alla diffusione dei contagi.

Le attività di ristorazione, ad esempio, possono rimanere aperte dalle 5 alle 24, con il consumo ai tavoli. È unicamente previsto il tetto massimo di sei persone a tavolo. Per le consegne a domicilio non è stato previsto un vincolo di orario. Non è stata prevista alcuna limitazione per i ristoranti negli aeroporti e lungo le autostrade. Le sale da gioco e da bingo possono restare aperte, seppur fino alle 21. Le palestre non sono state toccate.

Le uniche limitazioni di rilievo sono le sospensioni delle competizioni sportive dilettantistica e delle sagre, mentre sono consentite le manifestazioni fieristiche di carattere nazionale e internazionale.

Ai sindaci è data facoltà di chiudere dopo le 21 vie e piazze dove si possono creare assembramenti, ma consentendo l’accesso ai residenti e a chi vi svolge attività professionali.

È passata la “linea Azzolina” per le scuole superiori: di fatto cambia poco, soltanto la possibilità dei turni pomeridiani alle scuole superiori.

Insomma, si ripropone in tutta la sua drammaticità la dicotomia tra esigenze sanitarie ed economiche. Il premier, che nella conferenza stampa ha annunciato numeri molto positivi sul fronte economico per il terzo trimestre di quest’anno, conseguenti anche ad un’estate in cui gran parte degli italiani è rimasta a spendere nel nostro Paese, non vuole interrompere questo trend. Per cui eventuali decisioni più dure sono state rinviate.

In fondo è una strategia analoga a quella di altri Paesi europei. In Francia, dove i contagi quotidiani hanno oltrepassato la soglia dei 30mila al giorno, ma il numero dei ricoverati (circa 10mila rispetto ai nostri 7mila) e dei decessi si mantiene tutto sommato basso, la decisione del “coprifuoco” tra le 21 e le sei del mattino in alcune aree del Paese (sette città) è scattata solo ora. Anche nel Regno Unito la stretta è blanda: c’è un complicato sistema di restrizioni che prevede tre livelli di gravità e le attività commerciali sono poco toccate.

L’Irlanda del Nord ha invece deciso di chiudere scuole, pub e ristoranti per rallentare la diffusione del virus.

Tutto ciò smentisce l’indicazione di alcuni esperti di “anticipare” il virus. I tanti errori commessi sul fronte della prevenzione, si pensi soltanto al rimpallo di responsabilità sull’adeguamento delle terapie intensive, ci costringono oggi a seguire l’evoluzione della pandemia e a prendere di conseguenza delle decisioni, il cui effetto, però, è ritardato di almeno 15-20 giorni. Un “vivere alla giornata” che caratterizzerà, purtroppo, i prossimi mesi, in attesa di novità sul fronte delle cure e dell’agognato vaccino. 

Il nuovo Dpcm (cliccare QUI per aprirlo)

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