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Il lavoro agile e le “camicie di forza”

Dal 15 ottobre la maggior parte dei pubblici dipendenti tornerà nei propri uffici dopo il largo uso dello smart working a causa della pandemia. Il ministro per la pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ne ha fatto una sorta di crociata indicando, in un’intervista al Messaggero, le linee guida: regolarizzazione del contratto, organizzazione del lavoro per obiettivi, monitoraggio dei risultati, verifica della soddisfazione dell’utente. Riconoscendo, però, un punto sensibile di non poco conto: la sostenibilità dei trasporti.

Se il cosiddetto “lavoro agile”, nella fase pre-Covid, veniva indicato come una grande opportunità per il futuro, sia per l’irrompere di nuove tecnologie sempre più sofisticate sia per l’esigenza di rispondere all’emergenza ambientale riducendo gli spostamenti inquinanti, ciò che appare già essere il post-pandemia ha riportato molto indietro le lancette dell’orologio, anche in termini ideologici: la regola deve essere la presenza, ammoniscono ora dal ministero.

Sui pro e i contro del lavoro da remoto si discute molto, con argomentazioni in genere apprezzabili per entrambi i fronti. In termini aziendali molto dipende dall’efficienza dei processi produttivi, dalle capacità gestionali da parte dei manager e dalla responsabilità individuale dei lavoratori: se un professionista è tale in una sede aziendale, lo sarà anche – e forse di più – da remoto. Molte ricerche dimostrano come lo smart working aumenti la produttività, ad esempio annullando i tempi di trasbordo casa-ufficio o rendendo più armonica la conciliazione tra esigenze professionali e familiari. Sul piano sociale, lo scontro è tra gli aspetti negativi per il tessuto commerciale intorno alle sedi di lavoro (minori incassi per bar, ristoranti, tabaccai, ecc.), ma positivi sul fronte ambientale grazie ai minori spostamenti e all’abbattimento dei consumi energetici o idrici delle sedi fisiche di lavoro.

Una strada condivisibile può essere quella del lavoro ibrido, sostenuta ad esempio dal presidente dell’Inapp Sebastiano Fadda, il quale in un’intervista a PA Magazine sostiene che “non servono camicie di forza per il lavoro agile, ma occorre ristrutturare i processi produttivi in modo da catturare i vantaggi di una combinazione ottimale tra fasi del lavoro svolte in presenza e fasi svolte da remoto: la sfida particolare per la pubblica amministrazione è quella della padronanza delle nuove tecnologie sia da parte dei manager sia da parte dei dipendenti”.

Giustamente Fadda indica la strada dello sviluppo di nuove competenze, in particolare su manager in grado di pianificare e riorganizzare organicamente anche nella pubblica amministrazione le fasi dei processi e le procedure operative, i tempi, gli ambienti per il lavoro in presenza individuale e di gruppo, le modalità di leadership, le relazioni interpersonali con e tra i dipendenti, il monitoraggio e il controllo dei risultati. Un modello, in sostanza, analogo a quello dell’impresa privata che funziona.

In fondo è ciò che abbiamo visto, nel piccolo, con la Dad a scuola: i professori padroni delle nuove tecnologie hanno saputo lavorare bene, i problemi sono nati proprio con le scarse competenze dei mezzi tecnologici da parte dei docenti o con, purtroppo, la totale mancanza di supporti tecnologici da parte di molti studenti, specie nel Mezzogiorno.

Insomma, per concludere, se la presenza in sede equivale al trionfo delle logiche burocratiche del “cartellino da timbrare”, quelle che appartengono e concorrono a costituire l’atavico fardello della nostra pubblica amministrazione, il passo indietro è garantito. Viceversa, se dall’esperienza del Covid vogliamo cogliere qualche aspetto positivo in termini di rinnovata organizzazione del lavoro, quindi di più moderna ed efficiente modalità di prestazione lavorativa, il lavoro “smart” acquisisce un senso logico.

“Bisogna puntare, attraverso una accurata e efficiente pianificazione, sull’alternanza durante la settimana tra lavoro in presenza e da remoto per cumulare i vantaggi delle due modalità – osserva Fadda. Condividiamo.

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