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Il punto sul Covid

Il Covid torna prepotentemente ad occupare la scena non solo sanitaria, ma anche politica e sociale. Rispetto all’emergenza di un anno fa, la variante Omicron ha stravolto i numeri, con una maggiore diffusione del virus e una minore gravità delle conseguenze, ma in fondo non ha alterato lo scenario: resta centrale il problema del difficile equilibrio tra la salvaguardia dell’economia e della salute pubblica, del bilanciamento tra restrizioni e normalità. Anche perché il numero delle persone ricoverate in terapia intensiva si avvicina ai picchi dello scorso anno, la triste conta dei morti rischia di emulare nelle quantità la situazione dei periodi peggiori e gli ospedali denunciano sofferenze che si riflettono sulla prevenzione e sulla cura delle altre patologie.

Oggi s’è aggiunta pure la questione degli effetti dell’altissimo numero dei contagiati – attualmente oltre un milione e mezzo – che determina vuoti di organico nei posti di lavoro e quindi disservizi. Emblematico il parametro del calcio, dove ben quattro partite nel turno del 6 gennaio sono state rinviate e addirittura una squadra, disattendendo le direttive dell’Asl, ha schierato tre giocatori in quarantena.

Insomma, la situazione resta grave: seppure vaccini e variante Omicron hanno reso la condizione meno drammatica, l’economia è tornata a subire pesantemente gli effetti del Covid, ad esempio con le numerose disdette negli alberghi nel periodo natalizio.

Il quadro generale, nel dettaglio, vede il numero di contagiati, ricoverati e deceduti in crescita da ormai tre mesi.

Da novembre scorso, vedendo la situazione nelle nazioni vicine, sarebbe stato giudizioso intervenire subito anziché soffermarsi unicamente a rilanciare l’autoesaltazione del “modello italiano”.

In altri Paesi – come in Germania o in Austria – hanno riproposto il lockdown, facendo crollare il numero dei contagi; da noi ciò sarebbe stato deleterio per un’economia in ripresa per cui bene ha fatto il governo ad evitare le chiusure. Tuttavia si sarebbe potuto comunque fare altro, adottando provvedimenti che non incidono sull’economia ma sulla salute pubblica: perché non è stato scelto prima l’obbligo vaccinale ai cittadini con più di 50 anni, al di là di qualche legittima remora giuridica per tale provvedimento? Perché sin dai mesi scorsi non è stato preso in considerazione l’obbligo delle mascherine all’aperto, che per quanto fastidioso non è il peggiore dei mali e non incide sull’economia? Perché continuano a mancare gli interventi sul trasporto pubblico e sui tracciamenti nelle scuole, che restano tra i principali diffusori del contagio? Perché rispetto agli altri Paesi europei siamo in ritardo con le terze dosi? E perché non si comincia a parlare della quarta dose, visto che Israele ha già iniziato da tempo?

Vanno rimarcate, anche in questo caso, le evidenti lacune e contraddizioni informative nel dibattito pubblico. La maggior parte degli analisti ormai stanziali in tv si sono uniti al coro del “modello italiano” senza prevedere la tempesta in arrivo. Anche sulla variante Omicron, nonostante le indicazioni provenienti dal Sudafrica, molti non hanno evidenziato la minore pericolosità, fenomeno che potrebbe rappresentare la prima svolta positiva dopo due anni di drammi continui. Ce lo auguriamo tutti.

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