
Non è facile scrivere di una guerra insensata, ammesso che una guerra abbia un senso. Un conflitto, quello in corso in Medio Oriente, sempre più logorante per tutti. E di cui risulta difficile non solo individuare gli scopi, ma soprattutto pronosticare gli scenari futuri.
L’unica certezza di questa guerra è che i costi del conflitto scellerato e sempre più esteso li pagheremo soprattutto noi cittadini comuni attraverso gli aumenti dell’ammontare delle bollette, della benzina, dei generi alimentari e di molto altro. Insomma, un boomerang per l’Occidente, ad esclusione di petrolieri (compresi quelli russi) e armieri che aumentano di molto i fatturati: è sufficiente leggersi l’elenco e la tipologia delle aziende che stanno incrementando le quotazioni in Borsa per avere un quadro esaustivo.
Di altri possibili esiti – dagli sconquassi sociali alle migrazioni fino al terrorismo – non è dato oggi da sapere. Precedenti azioni di forza – vedi Afganistan, Iraq o Libia – non hanno certo portato alcunché di buono.
Sul campo, poi, l’Iran sta dimostrando di non essere il Venezuela: nel Paese caraibico, 28 milioni di abitanti, è stato sufficiente rimuovere dal potere il leader Nicolas Maduro per spostare equilibri e soprattutto la destinazione delle forniture petrolifere. La Repubblica islamica, 93 milioni di abitanti, è invece una nazione con un radicato e ramificato sistema di potere, che infatti finora sembra resistere, benché la partita – sulla carta – sia quella di Davide contro Golia. Ma se gran parte della popolazione, principalmente quella giovanile, è stanca del violento sistema teocratico e delle autorità religiose, è altrettanto vero che è stata oceanica la manifestazione di piazza a sostegno del regime iraniano svoltasi a Teheran nei giorni scorsi, in piena guerra.
L’esito più nefasto per buona parte delle economie nazionali è la chiusura dello stretto di Hormuz, dove transita circa il 20% del petrolio mondiale. Ma meglio non va ai Paesi del Golfo, soggetti, loro malgrado, alla pioggia di missili iraniani cui saggiamente non rispondono. La diffusa etichetta di “paradisi” è a rischio, così come la capacità di attrarre capitali stranieri e risorse umane da tutto il mondo.
Le uniche parole sagge sono quelle ribadite da Papa Leone durante la visita di domenica scorsa alla parrocchia romana del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo: “Attualmente nel mondo molti nostri fratelli e sorelle soffrono a causa di conflitti violenti, provocati dall’assurda pretesa di risolvere i problemi e le divergenze con la guerra, mentre bisogna dialogare senza tregua per la pace. Qualcuno, poi, pretende addirittura di coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre”.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
