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La Regina (quasi) eterna

In fondo siamo nati quasi tutti con la Regina Elisabetta sul trono del Regno Unito. Era dal 1952 che governava la potenza britannica, succeduta all’amato padre Giorgio VI consumato da un tumore al polmone. L’Inghilterra, di fatto, è stata per settant’anni la Regina Elisabetta. E lei, con il suo stile, continua a rappresentare un’icona pop, specie per l’inossidabilità e per i vestiti al di fuori di ogni tempo. Personalità immortale, superiore ad uno 007 o ai Beatles. Degna dei tanti gadget che la ritraggono.

La monarchia in tutto il mondo è oggi vista quasi come un fenomeno di costume. Un serbatoio ideale per alimentare il gossip su sovrani e aspiranti tali. Per i peccati e i peccatucci, soprattutto sotto le lenzuola, sono degni eredi di Adamo ed Eva. O di Ginevra, che tradì Re Artù con Lancillotto. Degni esponenti della modernità. Ma Elisabetta, straordinario esempio di dedizione al suo Paese, di autorevolezza e buone maniere, di etica e coerenza, ha costituito un’eccezione. Ha mostrato a tutto il pianeta come ci si comporta quando si guida un Paese. Mai una caduta di stile, mai uno scandalo, ancoraggio alla tradizione e porte aperte ai migliori aspetti dell’evoluzione dei tempi. Talvolta l’ironia britannica come paracadute.

Con Elisabetta la Gran Bretagna, nella lunga fase di decolonizzazione, ha vissuto complessivamente un periodo di benessere, dopo il dramma della guerra e nonostante le prove del terrorismo e del Covid. Il tempo ha persino ridimensionato la morte e la figura di un personaggio scomodo per la corte come Lady Diana. Se la trisavola Vittoria ha caratterizzato il periodo d’oro in cui la nazione era la potenza più ricca e potente del mondo, grazie in particolare al dominio dei mari, l’età elisabettiana è stata comunque caratterizzata dalla salvaguardia di tanti simboli e consuetudini peculiari del Paese e del Commonwealth, suggellato dai tanti viaggi, in un clima di prosperità per lo Stato-nazione. Emblematici i rapporti con i “cugini” statunitensi, sempre floridi e proficui. Prezioso scrigno di questo successo è stata la democrazia-modello della nazione, con la difesa delle libertà individuali quale bandiera.

Con Elisabetta, inoltre, Londra è diventata la capitale culturale del pianeta, a cui tutti hanno guardato con ammirazione.

Tra i tanti editoriali oggi dedicati alla Regina per antonomasia, efficace quello di Beppe Severgnini sul Corriere della Sera proprio per la sua chiarezza ed essenzialità. Ne esalta la coerenza, il senso del dovere, la neutralità politica, la riservatezza, lo stile. Scrive: “Due giorni fa è perfino riuscita — con strazio, come dimostrano le immagini — a ricevere Liz Truss per conferirle l’incarico. Una grande, silenziosa prova di stoicismo. La virtù che i britannici apprezzano di più”.

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