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L’insolita Umbria sovranista

Le elezioni amministrative in Umbria, benché qualcuno cerchi di ridimensionarne la portata riducendole ad un test locale, in realtà dicono molto. E i motivi di questo “molto” sono numerosi e consistenti.

Innanzitutto si conferma l’ormai lungo momento d’oro della destra. Da oltre un anno, l’area ideologica a trazione leghista continua a fare il pieno di voti ad ogni appuntamento elettorale e soprattutto, con risultati sempre più rilevanti ed eclatanti, sta sottraendo Regioni al centrosinistra. E se finora si è trattato di realtà locali che avevano comunque avuto governi di centrodestra nella loro storia, questa volta Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, quest’ultima benché ridimensionata, hanno espugnato una Regione tradizionalmente “rossa”, dove la sinistra era al governo da mezzo secolo.

Di conseguenza, il voto umbro conferma la frattura tra gli attuali orientamenti di voto della maggior parte degli italiani, ormai su posizioni di destra-centro, e le attuali forze giallorosse di governo. Perché, quasi per un paradosso, le percentuali di voti conquistati dai partiti nella terra di San Francesco ricalcano grosso modo quelli dei sondaggi nazionali: la Lega è volata al 37 per cento, Fratelli d’Italia è oltre al 10, Forza Italia è al 5,5, il Pd intorno al 22 (ma senza la “sottrazione” di Italia Viva), il M5S sceso addirittura sotto all’8 per cento.

Insomma, sono unicamente i partiti sovranisti, quelli che soltanto pochi giorni fa hanno riempito piazza San Giovanni a Roma, cioè Lega e Fratelli d’Italia, a godere di un vento molto favorevole. Tra l’altro senza farsi concorrenza tra loro. Ormai da soli si stanno avvicinando alla metà dei consensi espressi dagli elettori italiani. Una condizione inedita per il nostro Paese, dove la destra nella prima Repubblica a mala pena raggiungeva il 6-7 per cento in quanto, per lo più, i consensi anti-sinistra finivano alla Dc quale diga contro “i comunisti”. Dalla caduta del Muro in poi, la destra è stata ovunque sdoganata.

Sull’altro fronte, il tracollo del M5S e il calo del Pd boccia questa inedita alleanza di sinistra soprattutto per quanto riguarda i pentastellati. In termini percentuali, l’esperimento giallorosso ha perso 21 punti rispetto alle Regionali del 2015, vedendo scendere i consensi complessivi dal 57,9 al 36,8 per cento (il Pd dal 49,2 al 22,3 per cento). Tra l’altro con un’affluenza in netta crescita in Umbria, passata dal 55,4 di quattro anni fa all’odierno 64,7.

Per comprendere la mobilità del voto, è emblematico un dato: se appena quattro anni fa, ben 89 dei 92 comuni umbri vedevano il Pd come primo partito, oggi la Lega primeggia in ben 86 comuni. Una situazione impensabile soltanto qualche stagione fa.

Un altro elemento significativo è il netto ribaltamento dei rapporti di forza interni alla coalizione di centrodestra: le componenti sovraniste fanno il pieno di voti, mentre l’ala moderata rappresentata da Forza Italia è nettamente in fase di scioglimento. E questo potrebbe essere un problema per gli equilibri futuri, ma anche per un elettorato moderato che sembra, in questa fase, quello con meno punti politici di riferimento. A meno che Renzi con la sua Italia Viva riesca ad intercettare un’area ideologica che ora sembra riempire soprattutto il “non voto”.

Se la destra gode e la sinistra si continua ad interrogare sul proprio futuro, i grandi sconfitti sono i pentastellati. Il loro problema di fondo resta, secondo noi, la mancanza di un chiaro richiamo ideologico di fondo. Le contraddizioni tra linee diverse sui grandi temi, ad esempio sull’immigrazione, rischiano di assottigliare ulteriormente un movimento nato come forza antisistema ed oggi ben inserito nelle istituzioni. Il M5S registra, di conseguenza, una vera e propria diaspora di ex elettori confusi. A beneficiarne finora, sono i numeri a confermarlo, è soprattutto la destra, forse più brava a parlare alla pancia del paese e ad essere presente sui territori. Salvini, dopo il clamoroso errore della scorsa estate, ha ripreso a macinare utilizzando in fondo le stesse strategie, inclusa una presenza quasi ossessiva nei territori. La sinistra, al contrario, continua a pagare errori di lungo “accomodamento”, incapace non solo di elaborare proposte intriganti per l’elettorato, ma soprattutto di saper comunicare. Occorrerà vedere se sarà proprio il centro renziano, sottraendo i voti a Forza Italia e recuperando l’astensionismo, a sparigliare le carte.

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