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Ricordando Gaetano Scirea

Gaetano Scirea, di cui ricorre il trentennale della tragica scomparsa a soli 36 anni per un incidente stradale in Polonia (sembra ieri, una ferita nell’animomai rimarginata…), è stato uno dei pochi veri campioni dello sport italiano. Un fuoriclasse per bravura e umanità dentro e fuori i campi di gioco. Un eroe semplice, schivo e perbene, appartenente ad un’epopea calcistica purtroppo ormai eclissatasi per far posto ai capricci, ai tatuaggi, alprotagonismo delle compagne, al business sfrenato, alle pettinature più trash. Uno dei pochi giocatori che sono riusciti a farsi amare senza barriere di tifoseria o zavorre di retorica.

Lombardo di nascita e siciliano d’origine, unione ideale del nostro Paese, figlio di un operaio della Pirelli da cui ha ereditato la modestia, Gaetano è stato educato “all’antica”. Tra le sue virtù principali vorrei ricordare lacorrettezza. Un valore espresso anche in campo: mai espulso o squalificato, davvero un primato per uno dei migliori difensori della storia.

La Juventus lo prese dall’Atalanta. E in bianconero Gaetano ha vinto settescudetti, una Coppa dei Campioni, quella “maledetta” dell’Heysel di Bruxelles, la Coppa Intercontinentale, la Coppa Uefa, la Coppa delle Coppe, la Supercoppa europea e due Coppe Italia, Con la Juventus ha giocato 563 partite ufficiali, segnando 24 gol.

Chi ha i capelli bianchi ne ricorda le gesta con la maglia azzurra in quella nazionale campione del mondo del 1982 in Spagna. Intramontabili i ricordi di quella saracinesca difensiva formata con Claudio Gentile e Antonio Cabrini, compagni di club e di nazionale. Un’avventura cominciata con tre striminziti pareggi nel girone iniziale e tante polemiche – compreso un silenzio stampa che portò fortuna – per poi mettere a segno una cavalcata esaltante che ha umiliato Brasile e Germania. Enzo Bearzot, il regista di quel “miracolo”, disse del suo “pupillo” in difesa: “La prima volta che Gaetano Scirea stette con me ad un raduno della nazionale under 23, pensai ‘questo è un angelo piovuto dal cielo’. Non mi ero sbagliato: solo che lo hanno rivoluto indietro troppo presto…”.

Il “mistico” Giovanni Trapattoni, che lo ha allenato a lungo, disse che Scirea era “un leader, con indosso il saio”. C’è infatti chi ricorda un Fiorentina-Juventus particolarmente acceso, con continue risse in campo. Bastò l’intervento di Scirea, con uno sguardo fulminante, per rimettere le cose a posto.

L’intelligente moglie Mariella Cavanna, che è stata anche parlamentare, in un’intervista al Corriere della Sera, ha ricordato un episodio indicativo per uno che non ostentava beni di lusso e non voleva regali. Salvo in una sola occasione: accettò una Fiat 131 color rosa definita “orribile” dalla donna. “Non gli interessavano le Ferrari. Era un uomo essenziale. Finsi di arrabbiarmi, ma come non potevi prenderla almeno di un colore diverso? Salire su quell’auto era altro spunto di allegria”.

Quando il marito è morto, la donna aveva 40 anni, ma non ha mai pensato di rifarsi una vita. “Gaetano è rimasto sempre con me e non ha lasciato vuoti. Non ho desiderato altri anche perché avrei fatto sempre paragoni e mi sarebbe mancato ancora di più”.

Anche la Juventus commemora i 30 anni dalla tragica morte di Scirea con una grande mostra di oggetti, fotografie, video, testimonianze che ricordano questa persona normalissima e nel contempo davvero unica. Grazie “piccolo grande uomo” per le tantissime emozioni che ci hai regalato.

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