domenica , Settembre 22 2019
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Tra acrobatismo e responsabilità

Il mese del solleone contraddistinto, per la prima volta nella storia della repubblica, da una crisi di governo improvvisa e per molti inspiegabile, è stato altresì caratterizzato da una durevole contrapposizione: da una parte i fautori di un ritorno al voto, concentrati per lo più a destra per intercettare una brezza favorevole; dall’altra i costruttori e i sostenitori del matrimonio tra Cinque Stelle e Pd pur di scongiurare l’alternativa delle urne e di un Paese probabilmente governato da una destra quanto mai “erculea”, almeno nei toni.

Ovviamente entrambe le soluzioni – quella auspicata e quella adottata – non rappresentano modelli meravigliosi e “leggendari”, per quanto sostenuti da un “pragmatismo all’italiana”.

Da una parte, la scelta – in capo al presidente della Repubblica – di imboccare la strada per nuove elezioni – per quanto pilastro della democrazia – a poco più di un anno dalle precedenti, avrebbe certamente prolungato il pericoloso periodo di fragilità decisionale (ammessa dagli stessi protagonisti) e di instabilità già presenti nella compagine governativa dopo il voto europeo. A fronte di una recessione ormai globale e di problemi crescenti. Un’impasse generata sia dalle prevedibili frizioni su alcuni temi nazionali, dalla Tav alla riforma della giustizia, dalle autonomie alla flat tax, sia dall’elezione della cristiano democratica Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea con i voti determinanti dei Cinque Stelle. Un assist, quest’ultimo, che tra le righe ha offerto la spiegazione degli eventi successivi anche in Italia. Non a caso abbiamo profetizzato, abbastanza solitari, il Conte bis sin dalla prima settimana di agosto.

Dall’altra abbiamo la concretizzazione del patto di governo tra Pd e M5S. Un connubio certamente più di interessi che d’amore, benché, in fondo, innaturale quanto quello precedente tra i postideologici pentastellati e la Lega. Un’intesa, però, che probabilmente maturerà in una strutturata alleanza politica anche a livello locale, aprendo – con non poche dosi di casualità – una fase nuova bipolare tra una sinistra che torna fiera antagonista nelle urne e una destra che potrà ulteriormente beneficiare delle scelte – ad esempio sul tema dell’immigrazione – o degli inevitabili errori della nuova coppia di governo. Sicuramente non mancheranno altri tentativi di rioccupare il centro, tipo quello di Carlo Calenda, per quanto la calamita dei due schieramenti contrapposti renderà vantaggiosi gli accordi con una parte o con l’altra.

Crediamo sia banale elencare i vincitori e i vinti – facilmente individuabili – di una vicenda che conferma l’imprevedibilità della politica, elemento che contribuisce ad accrescerne il fascino, ma anche l’avvilimento, per tanti osservatori ed analisti. 

Come Unsic, fedeli all’interesse nazionale e a scelte di responsabilità, auguriamo convintamente buon lavoro al “Conte bis”, governo di tutti. Si dovrà muovere nell’interesse innanzitutto del nostro Paese, fanalino di coda in Europa in troppi temi importanti. L’esecutivo ha politici d’esperienza che dovranno, per prima cosa, affrontare le spinose questioni di bilancio, cominciando con lo scongiurare l’aumento dell’Iva che alimenterebbe, oltretutto, speculazioni sui prezzi, ma nel contempo evitando ulteriori tagli alla spesa pubblica ormai ridotta all’osso. 

Non sarà facile bilanciare i due necessari interventi per rendere meno amara l’esistenza a tanti italiani. Una difficoltà accentuata dalla consapevolezza che, per uscire dal pantano, occorrerà trovare molte risorse economiche e utilizzarle in modo oculato attraverso scelte coraggiose come il rilancio degli investimenti pubblici e l’incentivo a quelli privati. specie in direzione di alleggerire le tasse alle imprese e promuovere innovazione, automazione, industria 4.0 e infrastrutture green. Soltanto in questo modo il Paese potrà provare a ripartire. L’Europa e i mercati saranno certamente più ben disposti rispetto al recente passato, come testimoniato dalle oscillazioni oggi molto favorevoli dello spread.

Come Unsic, analogamente a quanto fatto nel corso dei quattordici mesi del governo precedente, analizzeremo con franchezza, senza preconcetti né facili entusiasmi, ogni singolo provvedimento che interessa le nostre aziende, gli utenti, i cittadini italiani. Ribadiremo il nostro “no” a quegli espedienti animati dal mero assistenzialismo di tipo elettorale, auspicando scelte mature, di spessore, in linea con quelle dei Paesi più evoluti.

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