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Istat: struttura e performance delle cooperative italiane

Nell’ultimo decennio si sono susseguiti diversi tentativi di misurare le dimensioni del sistema delle imprese cooperative italiane attraverso l’utilizzo di diverse fonti di dati, sia interne alle associazioni di rappresentanza sia di natura amministrativa.

I risultati ottenuti, anche se non sempre coincidenti, hanno fatto crescere l’interesse a una valutazione specifica del ruolo e della rilevanza economica e occupazionale della cooperazione in Italia. Interesse rafforzato anche dai persistenti problemi di scarsa crescita economica del nostro Paese nel contesto europeo e dalla conseguente necessità di perseguire strategie in grado di accelerare lo sviluppo economico anche attraverso un’attenta valutazione del contributo che può venire non solo da ogni settore e da ogni istituzione pubblica e privata, ma anche dalle diverse forme d’impresa. Si è fatta quindi strada l’opportunità di andare oltre la classificazione delle variabili economiche e occupazionali per settore istituzionale e delle imprese in società non finanziarie’ e ‘società finanziarie’ e in particolare di tenere conto della pluralità delle forme d’impresa e della differente natura dei proprietari dell’impresa e dei loro interessi.

Il Rapporto Istat-Euricse sulle dimensioni e le caratteristiche del settore cooperativo, presentato nei giorni scorsi, punta a superare i limiti finora riscontrati unendo alla qualità delle informazioni e delle analisi dell’Istat (coerenti con le regole del Sistema Statistico Europeo) le competenze specifiche di Euricse (www.euricse.eu).

Il Rapporto nasce con un duplice obiettivo: da un lato, delimitare i confini della cooperazione, e quindi il suo peso nel complesso dell’economia nazionale e, dall’altro, individuare i settori in cui le cooperative hanno una rilevanza maggiore e risultano più dinamiche, mettendone in luce le peculiarità e i vantaggi competitivi, anche in ottica comparata con le altre imprese. Per quanto riguarda il primo obiettivo, il rapporto cerca di introdurre nuove dimensioni nell’analisi delle caratteristiche del settore includendo i gruppi cooperativi, ossia tenendo conto anche delle società di capitali controllate da cooperative. Rispetto al secondo obiettivo, si approfondisce la distribuzione e la rilevanza delle cooperative per area geografica e settore economico, ponendo attenzione anche alla diffusione (e al peso) delle differenti tipologie cooperative (produzione e lavoro, consumo, ecc.), così come ai loro comportamenti innovativi e digitali.

Il Rapporto si inserisce nell’ambito della convenzione di ricerca “Dimensioni, evoluzione e caratteristiche dell’economia sociale” stipulata tra Istat ed Euricse con l’obiettivo di fornire un quadro statistico omogeneo sulle organizzazioni dell’economia sociale.

LE COOPERATIVE IN ITALIA – Nel 2015, le 59.027 cooperative risultate attive – pari all’1,3% delle imprese attive sul territorio nazionale –– hanno occupato, in termini di posizioni lavorative in media annua3, poco più di 1,2 milioni di addetti (dipendenti e indipendenti), 33 mila lavoratori esterni4 e 10 mila lavoratori in somministrazione, pari al 7,1% dell’occupazione totale delle imprese. Queste cooperative, al netto di quelle del settore finanziario e assicurativo, hanno generato un valore aggiunto di 28,6 miliardi di euro, pari al 4,0% del valore aggiunto delle imprese (sempre escludendo le imprese del credito e assicurazioni)

Tra le cooperative attive spiccano quelle di lavoro6 (29.414; il 49,8% del totale), sociali (14.263; il 24,2%), d’utenza o di consumo (3.844, il 6,5%) e quelle di produttori del settore primario (1.791; il 3%). La cooperazione di lavoro e quella sociale, oltre a registrare il maggior numero d’imprese, sono anche le due tipologie cooperative che hanno generato il maggior valore aggiunto: 12,9 e 8,1 miliardi di euro pari, complessivamente, al 73,4% del valore aggiunto dell’intera cooperazione nel 2015. Tra le rimanenti tipologie non si può trascurare l’apporto della cooperazione di produttori del settore primario che, con 2,6 miliardi di euro di valore aggiunto, contribuisce con il 9,2% al valore aggiunto complessivo.

La base statistica da cui sono stati elaborati i dati sulle cooperative è il registro statistico delle imprese attive (Asia) costruito secondo il regolamento europeo (CE n. 177/2008) che disciplina lo sviluppo dei registri d’impresa tra gli Stati membri. Dal campo d’osservazione sono escluse le attività economiche relative a: Agricoltura, silvicoltura e pesca (sezione A della classificazione Nace Rev.2); amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale obbligatoria (sezione O); attività di organizzazioni associative (divisione 94); attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico; produzione di beni e servizi indifferenziati per uso proprio da parte di famiglie e convivenze (sezione T); organizzazioni ed organismi extraterritoriali (sezione U); le unità classificate come istituzioni pubbliche e istituzioni private non profit. Diversamente dalla diffusione annuale di Asia che riguarda le imprese attive per almeno sei mesi nel corso dell’anno, il presente lavoro considera anche le cooperative che hanno operato per meno di un semestre. Per informazioni complete sulle fonti dati si rimanda alla nota metodologica del rapporto.

3 Si ha una posizione in media annua pari ad “1” quando risultano lavorate tutte le settimane dell’anno.

4 Sono classificati come personale esterno le seguenti tipologie di lavoratori: i) gli amministratori non soci, ii) i collaboratori aventi contratto di collaborazione sotto forma di un contratto a progetto e iii) altri lavoratori esterni (i prestatori di lavoro occasionale di tipo accessorio (voucher), gli associati in partecipazione che risultano inscritti alla gestione separata Inps, i lavoratori autonomi dello sport e spettacolo per i quali l’impresa versa i contributi all’ex-Enpals).

5 Il valore aggiunto è calcolato per tutti i settori di Asia imprese ad esclusione delle attività finanziarie ed assicurative escluse dalle statistiche strutturali sulle imprese secondo il regolamento europeo (CE n. 295/2008). Pertanto, non è disponibile il dato sul valore aggiunto prodotto dalle banche di credito cooperativo.

6 Le tipologie cooperative sono state definite mediante aggregazione delle tipologie cooperative previste dall’Albo delle Cooperative istituito preso il Ministero dello Sviluppo Economico.

I LAVORATORI DELLE COOPERATIVE – La composizione della forza lavoro risulta piuttosto omogenea, con percentuali di lavoro dipendente che superano l’85% per tutte le tipologie di cooperative analizzate. La quota di dipendenti si attesta sotto l’80% per le cooperative che hanno fino a un solo lavoratore mentre sale al 95% tra quelle con oltre 10 lavoratori. L’impiego di lavoratori in somministrazione interessa principalmente le cooperative più grandi (1,0%).

I lavoratori dipendenti delle cooperative sono concentrati soprattutto nella classe di età 30-49 anni (58,5%), il 13,1% ha un’età compresa tra 15 e 29 anni e più di un quarto è over 50. Prevale il genere femminile (52,2%) mentre sotto il profilo dell’istruzione circa il 66% dei dipendenti possiede un diploma di scuola secondaria (di I o II grado) e oltre il 15% è laureato contro un 5% che ha acquisito al massimo la licenza primaria .

Poco meno dell’84% dei dipendenti è a tempo indeterminato; rispetto al regime orario una quota alquanto elevata di lavoratori è in part-time (44,8%). Quanto alla posizione nella professione, il 64,8% è operaio e il 30,8% impiegato; residuale è il peso di quadri (3%), apprendisti e dirigenti (sotto l’1%).

I SETTORI D’ATTIVITÀ – Nel 2015, poco meno di sei cooperative su dieci operano in cinque settori d’attività: Costruzioni (8.794 cooperative; 14,9% del totale), Servizi di supporto alle imprese (8.587; 14,5%), Sanità e assistenza sociale (8.280; 14,0%), Trasporto e magazzinaggio (7.628; 12,9%) e Attività manifatturiere (4.953; 8,4%). Dal punto di vista dell’occupazione, il 62% degli addetti opera in cooperative attive in tre settori d’attività: il 24,6% nella Sanità e assistenza sociale, il 19,4% nei Servizi alle imprese e il 17,9% nei Trasporti.

I dati sul valore aggiunto confermano il peso di quattro di questi cinque settori: poco meno del 70% del valore aggiunto cooperativo totale è infatti generato da cooperative attive nella Sanità e assistenza sociale (6,27 miliardi di euro; 21,9%), nel Trasporto e magazzinaggio (5,87 miliardi; 20,5%), nei Servizi di supporto alle imprese (4,57 miliardi; 16,0%) e nelle Attività manifatturiere (3,23 miliardi; 11,3%).

Guardando al peso delle cooperative sul totale delle imprese nei singoli settori economici, il settore della Sanità e assistenza sociale incide poco in termini di imprese (2,9%) ma genera il 21,6% del valore aggiunto e impiega il 34,4% degli occupati complessivi. Tuttavia, non è l’unico settore a contribuire in misura rilevante alla creazione di valore aggiunto e occupazione: anche l’Istruzione, altro tipico settore della cooperazione sociale di tipo A, i Servizi di supporto alle imprese e i Trasporti presentano quote rilevanti di occupazione (tra il 19% e il 22% circa) e di valore aggiunto (tra il 10% e il 19%).

LE COOPERATIVE NELLE ECONOMIE REGIONALI – Nel 2015, oltre il 50% delle cooperative è concentrato in sole cinque regioni: Lazio e Lombardia, con una quota intorno al 14%, seguite da Sicilia (10,5%), Campania (10,1%) e Puglia (9,3%). Questa concentrazione è legata alla densità demografica o imprenditoriale ma anche a vocazioni territoriali specifiche. In Sicilia, Puglia e Lazio ci sono oltre 19 cooperative ogni 1.000 imprese, rapporto che sale addirittura a 27 in Basilicata mentre si attesta sotto il 10 in Veneto, Piemonte, Liguria, Friuli-Venezia Giulia.

La distribuzione del valore aggiunto secondo la regione delinea una maggiore capacità di produrre ricchezza delle cooperative residenti al Nord, che rappresentano il 36,2% del totale ma producono il 64,1% del valore aggiunto complessivo. In particolare, le cooperative dell’Emilia Romagna, pur essendo il 7,1% del totale, contribuiscono per il 22,6% al valore aggiunto, con una media di 1,5 milioni di euro per cooperativa; anche quelle della Provincia autonoma di Trento realizzano un valore aggiunto medio per cooperativa di poco superiore al milione di euro. All’opposto in Calabria, Sicilia, Puglia, Campania, Basilicata e Molise sono localizzate oltre un terzo delle cooperative (34,9%) ma il loro peso in termini di valore aggiunto è dell’11,6%, in media meno di 200 mila euro per cooperativa.

Per cogliere l’importanza della cooperazione all’interno delle economie regionali si può considerare il rapporto tra valore aggiunto delle cooperative e quello delle altre imprese. Ebbene, l’Emilia Romagna si colloca al primo posto della graduatoria con una quota pari al 10,4%, seguita da Umbria (9,4%), Provincia autonoma di Trento (7,6%) e Sardegna (7,3%).

LE COOPERATIVE NEGLI ANNI DELLA CRISI – Dal 2008 la crisi economica ha prodotto una diminuzione dell’occupazione e del potere d’acquisto delle famiglie e una generale stagnazione dei consumi in termini reali. Alcune analisi hanno già evidenziato che la reazione delle cooperative alla crisi è stata diversa rispetto a quella delle altre imprese.

Questi risultati trovano conferma anche dall’analisi dei dati del Registro statistico delle imprese. Nel 2007, anno antecedente la crisi, le cooperative erano 50.691. Nel 2011, anno in cui alla crisi del mercato finanziario si è aggiunto l’impatto della crisi dei debiti sovrani, sono diventate 56.946 (+12,3% rispetto al 2007) per toccare quota 59.027 nel 2015 (+3,7% rispetto al 2011, +16,4% rispetto al 2007). Tale crescita, oltre ad essere anticiclica, è ancora più significativa se si tiene conto che, nello stesso periodo, il numero di imprese in Italia è diminuito del 2,4%. Inoltre, l’incremento registrato per i dipendenti8 delle cooperative è stato del 17,7%, superiore anche all’aumento delle cooperative, contro una flessione dell’occupazione pari al 6,3% registrato nelle altre imprese.

Sotto il profilo delle attività economiche, il numero delle cooperative è aumentato tra il 2007 e il 2015 soprattutto nei servizi di Alloggio e ristorazione (+51,6%), nell’Istruzione (+51,3%), nella Sanità e assistenza sociale (+40,9%) e nelle Attività finanziarie e assicurative (+39,0%). In questi settori si è registrata anche una crescita del numero dei dipendenti pari o superiore al 25%.

DIGITALIZZAZIONE E INNOVAZIONE – Un primo esame dei dati medi relativi ai comportamenti digitali e innovativi delle cooperative e delle altre imprese evidenzia, in generale, una minore propensione digitale e innovativa delle prime rispetto alle seconde.

Nell’uso delle ICT, l’indice sintetico “Digitalizzazione” assume un valore medio per le cooperative pari a circa la metà di quello delle altre imprese (0,17 contro 0,33); anche i dati originari sulle diverse tipologie di innovazione evidenziano, complessivamente, una minore propensione all’introduzione di innovazioni di prodotto e di processo da parte delle cooperative, con un gap che tuttavia si dimezza per le innovazioni organizzative e tende a chiudersi per quelle di marketing.

Più nel dettaglio, in un terzo delle cooperative si rileva l’assenza dei segnali previsti dall’indicatore di digitalizzazione, contro un decimo delle altre imprese. Inoltre, il grado di digitalizzazione delle cooperative è regolarmente decrescente all’aumentare della complessità delle attività ICT mentre per le imprese si rileva una distribuzione con evidenti addensamenti verso i valori centrali, pari a circa il 30-40%, corrispondenti al valore medio rilevato in precedenza.

La distribuzione delle unità economiche rispetto all’indicatore sintetico “Innovazione” mostra minori differenze tra cooperative e altre imprese rispetto a quanto emerso per l’utilizzo delle ICT. Si tratta di un indicatore derivato che consente di riassumere le diverse intensità e tipologie di innovazione diffuse tra le unità economiche. Tra quelle con scarsa propensione innovativa – valore dell’indicatore non superiore a 15 – si trovano oltre la metà delle altre imprese e poco meno di due terzi delle cooperative. La quota di innovatori moderati è pressoché simile (circa un quinto delle unità) mentre all’aumentare del valore dell’indicatore sintetico le quote delle altre imprese che ricadono in questi segmenti sono più elevate di quelle rilevabili per le cooperative.

I GRUPPI COOPERATIVI – Nel 2015, in Italia operano 812 gruppi d’impresa con al vertice una cooperativa controllante10. Oltre alle cooperative controllanti tali gruppi comprendono anche 1.971 società di capitali e 47 cooperative.

Se l’ampiezza media (in termini di unità) dei gruppi controllati da una cooperativa risulta leggermente superiore a quella dei gruppi controllati da altre forme d’impresa (2,3 contro 1,8), differenze maggiori si rilevano per i dipendenti (in media 96,6 contro 20,7) e il valore aggiunto (in media 3,5 milioni di euro contro 1,7 milioni).

Anche per il settore cooperativo la complessità della struttura è testimoniata dal fatto che solo il 35,9% dei gruppi d’impresa con al vertice una cooperativa tende a essere uni-settoriale (cioè tutte le unità economiche del gruppo risultano attive in un solo settore della classificazione Ateco), quota superiore di oltre 4 punti percentuali a quella osservata negli altri gruppi.

Poco meno della metà dei gruppi è controllato da cooperative di lavoratori, le quali rappresentano la tipologia che più si avvale dello strumento del controllo (1.124 imprese, pari al 55,7% delle imprese controllate dall’intero settore cooperativo). A seguire si trovano le cooperative “altre” (398 controllate).

Sotto il profilo territoriale, la quasi totalità delle cooperative isolate opera in una sola regione (99,6%), quota che scende all’84,7% tra i gruppi d’impresa a guida cooperativa mentre è leggermente superiore tra i gruppi controllati da un’impresa. A detenere il controllo di un gruppo cooperativo sono soprattutto le cooperative del Nord-est (39,5%) – in particolare quelle in Emilia-Romagna (26%) – e del Centro-Italia (25,4%) dove spicca la Toscana (10,5%).

Includendo le imprese controllate, le dimensioni economiche e occupazionali della cooperazione crescono molto: 31,3 miliardi di euro di valore aggiunto11, 1,2 milioni di addetti e poco meno di 50mila lavoratori esterni o somministrati. Rispetto ai dati delle sole cooperative, la consistenza è maggiore del 9,3% in termini di valore aggiunto, del 6% circa rispetto ad addetti ed esterni e di oltre il 24% in considerazione dei lavoratori somministrati. Nei suoi confini allargati la cooperazione rappresenta quindi il 4,4% del valore aggiunto e il 7,4% degli addetti delle imprese attive nel 2015.

Fonte: Istat.

(Giampiero Castellotti)

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