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Le ragioni dell’altro Matteo: Zoppas

Domenico MamoneMentre il nostro Paese vive un’amara congiuntura, confermata da una serie di indicatori dell’Istat (crescita nulla nel terzo trimestre di quest’anno dopo ben 14 trimestri positivi, freno della produzione industriale, calo dell’export e consumi delle famiglie a settembre giù del 2,5 per cento rispetto allo stesso mese del 2017), un altro aspetto davvero preoccupante è rappresentato dai campanelli d’allarme suonati dagli imprenditori.

Nelle scorse settimane abbiamo dato conto della condivisibile relazione di Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, che pur bocciando la manovra “delle promesse elettorali scassabilancio e di scarso impatto su crescita e lavoro”, ha però richiamato la comunità di imprese al “dovere di contribuire ad una nuova strategia di responsabilità nazionale”.

In questo contesto ci associamo pienamente all’analisi che Matteo Zoppas, 44 anni, presidente di Confindustria Veneto, ha fatto sul Corriere della Sera di oggi circa le attuali problematiche della nostra categoria.

L’imprenditore, figlio di Gianfranco Zoppas e Antonia Zanussi (la storica azienda del primo è stata acquisita nel 1970 dalla fabbrica della moglie, poi finita nelle mani della svedese Electrolux), in passato ha già espresso critiche molto dure – e purtroppo profetiche – al decreto dignità. In effetti sono le condizioni di mercato e non un decreto a creare lavoro, tanto più in una fase in cui le prospettive economiche sono purtroppo incerte.

Il quadro che fa Zoppas è infatti lucido: la reputazione del made in Italy non basta più, gli altri stanno migliorando i propri prodotti e diventano sempre più competitivi, anche perché le imprese in Italia debbono sostenere costi troppo alti. Il confronto è durissimo. I nostri margini si riducono e di conseguenza le nostre aziende sono costrette a tagliare gli investimenti, diminuire l’apporto di ricerca e sviluppo, smussare il marketing, abbassare i prezzi. Di questo passo continueremo a perdere capacità produttiva e molti settori difficilmente torneranno ai livelli pre-crisi. Anzi.

Zoppas fa un accenno anche a “quota 100”, cioè al superamento della legge Fornero, e va oltre il tanto dibattuto problema dei conti pubblici focalizzandosi unicamente sulle conseguenze per le aziende: grazie a questo provvedimento, il tessuto produttivo perderà proprio il personale esperto, cioè il migliore, senza che per molti imprenditori ci siano le condizioni per effettuare i rimpiazzi.

La ricetta centrale è la stessa che, come Unsic, indichiamo da tempo: ridurre la struttura di costo del nostro Paese. Non contestiamo una manovra in deficit ma la destinazione delle risorse: no alle scelte improduttive, come il reddito di cittadinanza o le “pensioni anticipate”, che finiscono per vanificare quanto di buono è stato fatto negli ultimi anni per modernizzare o rilanciare il Paese, vedi il piano Impresa 4.0 ed il credito d’imposta per la formazione dei nuovi professionisti, che proprio la legge di bilancio sta depotenziando.

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