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Previsioni nere per l’Italia, parola di Usa

UsaSono stati rivelati dal quotidiano La Stampa i contenuti di un rapporto segreto della diplomazia statunitense sulle prospettive economiche dell’Italia. Il documento è stato inviato dall’ambasciata americana in Italia a Washington prima della visita di Renzi a Obama. Le previsioni per il nostro Paese, c’era da aspettarselo, non sono positive.

Il cable è stato inviato dall’ex ambasciatore americano a Roma, John Phillips, all’ex segretario di Stato John Kerry poco prima della visita di Matteo Renzi a Barack Obama, lo scorso ottobre. Secondo il testo, il nostro Paese non tornerà ai livelli pre crisi almeno fino al 2025.

Il rapporto è dettagliato. Spiega che il Pil italiano, nonostante gli ultimi trimestri positivi, resta oltre nove punti sotto il suo picco pre crisi, e ben al di sotto della media europea. “Come lascito della crisi finanziaria – si legge – Roma ha aumentato il debito pubblico a 2,1 trilioni di euro, cioè il 132 per cento del Pil, un livello secondo solo alla Grecia”. A causa di ciò “la capacità fiscale dell’Italia resterà severamente limitata per decenni, incluse nuove spese per la difesa”. Un passaggio che rileva i timori americani per gli esiti che la crisi ha sulle loro esportazioni di armi nel nostro Paese.

Si accenna anche alle opportunità di business per le aziende americane. “L’Italia è solo all’ottavo posto nell’Eurozona come destinazione degli investimenti diretti americani, nonostante compagnie come Amazon, Apple, Ge, Cisco e Ibm abbiano annunciato operazioni di grande profilo nel 2016 – si legge nel report. Sotto accusa – non è una novità – la burocrazia e la giustizia civile”.

Il documento analizza anche il sistema bancario, che risulta vulnerabile agli shock esterni. “Per fortuna non ci sono segni di una corsa agli sportelli o crisi di liquidità – si legge. “Il sistema bancario rimane solido e, con l’eccezione del Monte dei Paschi di Siena, ha fatto meglio di quanto ci si aspettasse negli stress test europei ma le prospettive restano incerte: ci vorranno anni, e un solido ritorno alla crescita, affinché le banche italiane si ottimizzino”.

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