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Concessioni balneari: i gestori scendono in piazza

Attesi oggi, giovedì 11 aprile, circa cinque mila balneari dopo il nulla di fatto alla fine del tavolo tecnico consultivo convocato ieri dalla presidenza del Consiglio dei ministri. La manifestazione indetta a Roma dalle associazioni Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti, è motivata dalla richiesta degli imprenditori di un’immediata legge che decida le modalità di rinnovo e la durata dei titoli dopo il 31 dicembre 2024, secondo quanto previsto dalla legge 118/2022 del governo Draghi, per salvaguardare la continuità delle attuali imprese.

L’obiettivo è quello di chiedere la corretta applicazione della direttiva Bolkestein, emanata dall’Unione europea nel 2006, che contempla le gare delle concessioni di spiaggia solo in caso di scarsità della risorsa naturale. Lo scorso ottobre il governo Meloni ha concluso un lavoro di mappatura che ha dimostrato come solo il 33% delle coste italiane fosse occupato da imprese, dichiarando l’intenzione di lavorare a una riforma che permettesse di garantire la concorrenza richiesta da Bruxelles, dando nuove concessioni sui litorali liberi, anziché toccare le imprese esistenti. Mappatura che non ha soddisfatto il commissario europeo per il mercato interno Thierry Breton, il quale, rispondendo qualche giorno fa a un’interrogazione europarlamentare, ha dichiarato che la mappatura realizzata dal tavolo non è credibile e che la valutazione delle risorse naturali disponibili dovrebbe essere “reale e obiettiva” e “dovrebbe basarsi su un’analisi qualitativa” della risorsa spiaggia.

Dando un’occhiata ai numeri, secondo un’indagine di Unioncamere-InfoCamere sulla base dei dati 2021 del Registro delle imprese delle Camere di commercio, è la riviera romagnola la “culla” delle imprese impegnate nelle attività di “gestione di stabilimenti balneari”: 1.063 su 7.173 complessivamente operanti, il 25% in più di dieci anni fa. Lo studio evidenzia poi come la media nazionale sia di circa uno stabilimento balneare ogni chilometro di costa.
Subito a ridosso dell’Emilia-Romagna, ci sono due destinazioni storiche per gli amanti del mare italiano: la Toscana, con 914 attività distribuite lungo 397 km di costa (2,3 imprese ogni km) e la Liguria, con 807 imprese a presidiare 330 km di litorale (2,4 ogni km).

Ma i maggiori incrementi rispetto alle imprese attive nel 2011 riguardano le regioni del Sud, con la Calabria in testa (+328 aziende), seguita da Sicilia (+198 attività), Campania (+184) e Puglia (+160). In particolare è la provincia di Cosenza a registrare un saldo positivo di ben 188 stabilimenti balneari in dieci anni. Ed è sempre la Calabria a detenere il primato italiano per il numero di attività gestite da donne (31,3%). La regione risulta invece al secondo posto per estensione di chilometri di costa abbandonati (27,88), ovvero quelle aree in cui ricade la foce di un fiume o di un torrente o di uno scarico che non viene campionato.

Sull’argomento è intervenuto il presidente Sib Calabria Antonio Giannotti che, contattato dalla redazione di Infoimpresa, ha rimarcato la necessità di “Intervenire immediatamente per dare stabilità alle migliaia di imprese, circa 1.400, presenti sul territorio calabrese, dando anche così una prospettiva futura utile alla nascita di nuove strutture. La nostra regione ha una forte vocazione turistica, soprattutto balneare, sia sulla costa ionica che tirrenica. La maggior parte delle attività sono nate dal nulla, dal lavoro e dalla fatica di tante famiglie che, con sacrificio, hanno trasformato aree abbandonate in possibilità di guadagno. Gli stabilimenti balneari rientrano infatti in piccole e medie imprese. La costa della Calabria si sviluppa per 710 chilometri, di cui 457 di costa bassa e 253 di costa alta, c’è quindi la possibilità di creare nuove opportunità di lavoro. Non si rischia l’invasione di lettini e ombrelloni perché esiste la legge regionale n.17 del 2005 che individua la quota minima di spiaggia libera, non meno del 30%, a garanzia dei limiti previsti in concessione. Occorre l’intervento tempestivo dell’esecutivo, insieme a un salto di qualità nel ripensare il turismo nel nostro territorio. Oltre al mare e alle spiagge, abbiamo un patrimonio culturale ed enogastronomico molto ricco, assolutamente da valorizzare. Come hanno già fatto altre regioni, bisogna puntare su un turismo esperienziale, che integri e ampli l’offerta attuale, possibile 365 giorni all’anno, capace di creare possibilità lavorative, anche per le nuove generazioni”.

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