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“Cresci al Sud”, cosa prevede il fondo per il Mezzogiorno

Un Piano per il Sud articolato in una serie di disposizioni importanti per il rilancio delle aree più territoriali svantaggiate: è quanto previsto nel Disegno di legge di Bilancio 2020 e per il triennio 2020-2022. La principale delle quali sarà il fondo “Cresci al Sud”, che rappresenta un elemento del tutto nuovo nel sistema di incentivi pensati per il Mezzogiorno.

La misura, contenuta all’articolo 39 del Ddl al fine di rafforzare e ampliare il sostegno al tessuto economico-produttivo delle regioni del Mezzogiorno, sarà affidata a Invitalia Spa e destinata a investire nel capitale delle piccole e medie imprese aventi sede legale e attività produttiva nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Molise, per sostenerne la competitività e la crescita dimensionale.

“La legge di Bilancio – spiega il portavoce al Senato del Movimento Cinque Stelle, Fabrizio Ortis, componente della Commissione Finanze a Palazzo Madama – prevede un piano per il Sud articolato in una serie di disposizioni importanti. Si va dalla proroga del credito di d’imposta al 31 dicembre 2020 per sostenere economicamente particolari aree territoriali svantaggiate del Mezzogiorno, attraverso l’acquisto di beni strumentali, al nuovo fondo “Cresci al Sud”, della durata di 12 anni, che avrà una dotazione iniziale di 150 milioni per il 2020 e di 100 milioni per il 2021, a valere sulle risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione della programmazione 2014-2020. Tale strumento servirà a sostenere e rilanciare l’economia, l’occupazione e la produttività del Mezzogiorno”.

“Materialmente – continua Ortis – le risorse disponibili sono ricomprese in una contabilità appositamente prevista e intestata alla Banca del Mezzogiorno, presso la Tesoreria dello Stato. Insomma, nulla sarà lasciato al caso e ci sarà anche la possibilità che si aggiungano quote supplementari, provenienti da investitori pubblici e privati appositamente segnalati. Scopo del governo, infatti, sarà quello di fare in modo che le piccole e medie imprese beneficiare non vadano più via dalle regioni meridionali – conclude il senatore – ma si consolidino proprio in quelle aree, anche per dare nuova linfa all’economia locale”.



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