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Crescita economica, per il 2024 previsto lo 0,5 per cento

È uno scenario poco positivo quello che emerge dal rapporto di previsione di ottobre realizzato dal Centro studi di Confindustria, che per il 2024 prevede un tasso di crescita dello 0,5 per cento.

L’economia italiana continua così ad arrancare, al contrario di quanto previsto dalla nota di aggiornamento al Def, in cui la crescita per il prossimo anno dovrebbe essere dell’1,2 per cento. Anche sul debito pubblico i dati non coincidono. Secondo il Nadef, infatti, dovrebbe calare, mentre per il Csc salirà a quota 140,6 per cento.

A pesare sull’economia nazionale sono da una parte i rialzi dei tassi di interesse operati dalla Banca centrale europea, che pesano direttamente sulle tasche di imprese e cittadini, dall’altra la “dinamica negativa” del commercio internazionale.

I tassi di interesse ai massimi hanno un effetto diretto sui prestiti bancari. Dopo aver toccato alti ritmi di crescita fino a metà del 2022, hanno registrato un calo del 6,2 per cento, “mutamento brusco, come raramente osservato nelle serie storiche del credito”, situazione che potrebbe facilmente determinare un calo di liquidità.

La domanda di credito sarà debole fino a metà del prossimo anno, ma dovrebbe tornare a crescere con l’atteso taglio dei tassi.

Oltre ai tassi elevati e alla dinamica internazionale negativa, sull’economia italiana pesa “il progressivo esaurirsi della spinta dovuta al recupero post-pandemia”, in primis la fine del superbonus, grazie al quale il settore delle costruzioni aveva avuto un importante ruolo di traino dell’economia nel biennio scorso.

Scenario più ottimistico, invece, è quello dell’inflazione. Secondo il Centro studi  di Confindustria, infatti, il target del 2 per cento fissato dalla Banca centrale europea, dovrebbe essere raggiunto prima del previsto. Dopo una crescita dell’11, 8 per cento registrata nel periodo di ottobre-novembre 2022, a settembre 2023, grazie al calo dei prezzi del petrolio e del gas, l’inflazione si è attestata al più 5,3 per cento annuo, e si preveda debba scendere intorno al 2 per cento entro il 2023.

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