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Gestione dei rifiuti: più differenziata ed energia per 2,6 mln di famiglie

Diminuiscono i rifiuti nelle città e aumenta la raccolta differenziata, mentre quasi la metà viene riciclata. Dai rifiuti urbani ricavata energia per 2,6 milioni di famiglie. È la fotografia scattata dal Rapporto rifiuti urbani dell’Ispra, presentato giovedì 21 dicembre a Roma, presso la Sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, insieme al Rapporto sul recupero energetico da rifiuti in Italia, realizzato da Utilitalia e Ispra, che contiene informazioni sugli impianti di digestione anaerobica e di incenerimento con recupero di energia dei rifiuti in Italia. Due lavori complementari che integrano due analisi e visioni che restituiscono un quadro completo sulla gestione dei rifiuti urbani in Italia, di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l’efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive.

II Rapporto rifiuti urbani, giunge alla sua venticinquesima edizione, presenta i dati relativi all’anno 2022, è frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro nazionale dei rifiuti e dell’Economia circolare dell’Ispra, con il contributo delle Agenzie regionali e provinciali per la Protezione dell’ambiente.

Nel 2022, la produzione nazionale dei rifiuti urbani – poco più di 29,1 milioni di tonnellate – non è allineata all’andamento dei principali indicatori socioeconomici: a fronte di incremento del Pil e delle spese delle famiglie (rispettivamente, del 3,7 per cento e 6,1 per cento), i rifiuti urbani diminuiscono in tu e le macroaree geografiche. Nei quattordici comuni con popolazione residente al di sopra dei 200mila abitanti, tra 2021 e 2022 si registra invece un lieve incremento dello 0,4 per cento.

In aumento la raccolta differenziata nazionale che si attesta al 65,2 per cento della produzione totale. Le percentuali più alte si registrano in Veneto, con il 76,2 per cento, e in Sardegna (75,9 per cento). Supera per la prima volta la soglia del 50 per cento la regione Sicilia (51,5 per cento), che nell’ultimo quinquennio fa registrare un aumento di 22 punti percentuali.

Gli impianti di gestione dei rifiuti urbani, operativi nel 2022, sono 654. Oltre la metà sono dedicati al trattamento della frazione organica della raccolta differenziata anche se non tutte e le regioni ancora dispongono di strutture sufficienti a trattare i quantitativi prodotti. Il recupero di questa frazione viene effettuato, in maniera prevalente, negli impianti di trattamento integrato anaerobico/aerobico, che lavorano il 50,8 per cento dei quantitativi complessivamente avviati agli impianti di gestione della frazione organica, seguiti dagli impianti di compostaggio (44,4 per cento); la restante quota del 4,8 per cento è gestita negli impianti di digestione anaerobica. 

La percentuale di riciclaggio dei rifiuti urbani si attesta al 49,2 per cento, in crescita rispetto al precedente anno (48,1 per cento) ma non ancora sufficiente per raggiungere l’obiettivo del 50 per cento previsto dalla norma va per il 2020 (al 2030 l’obiettivo è peraltro ben più ambizioso e pari al 65 per cento).

I rifiuti urbani complessivamente smaltiti in discarica rappresentano il 17,8 per cento del quantitativo dei rifiuti prodotti a livello nazionale (in termini quantitativi circa 5,2 milioni di tonnellate, in calo del 7,9 per cento rispetto al 2021), occorre quindi ridurre ancora questa forma di smaltimento per raggiungere gli obiettivi europei.  Uno dei flussi più monitorati dall’Europa è quello degli imballaggi e rifiuti di imballaggio, con ambiziosi obiettivi di riciclaggio fissa al 2025 e al 2030. Tutte le frazioni merceologiche hanno già ampiamente raggiunto i target fissati a livello europeo per il 2025, ad eccezione della plastica che comunque è prossima all’obiettivo (48,9 per cento a fronte di un obiettivo del 50 per cento). 

Il costo medio nazionale annuo pro capite di gestione dei rifiuti urbani è pari a 192,3 euro/abitante (nel 2021 era 194,5) in diminuzione di 2,2 euro/abitante. Al Centro il costo più elevato con 228,3 euro/abitante, segue il Sud con 202,3 euro/abitante e infine il Nord con un costo pari a 170,3 euro/abitante.

Il Pnrr ha messo a disposizione 2,1 miliardi di euro destinandoli a due linee di investimento per le attività di gestione dei rifiuti e i progetti innovativi di economia circolare.

“I dati del Rapporto rifiuti dell’Ispra – ha sottolineato il presidente Ispra e Snpa, Stefano Laporta – evidenziano una percentuale di riciclaggio degli urbani pari al 49,2 per cento e un riciclaggio totale dei rifiuti di imballaggio del 71,5 per cento. Lo smaltimento in discarica è però ancora al 18 per cento, quindi dovranno essere fatti ulteriori sforzi per garantire l’adeguata chiusura del ciclo di gestione. Il miglioramento della gestione dei rifiuti è individuato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza come uno strumento fondamentale per l’attuazione dell’economia circolare, attraverso un rafforzamento delle infrastrutture per la raccolta differenziata e l’ammodernamento del sistema impiantistico di gestione”.

Il Rapporto sul recupero energetico da rifiuti di Utilitalia è uno studio mirato ad acquisire e analizzare i dati degli impianti di digestione anaerobica e di incenerimento con recupero di energia dei rifiuti in Italia. Tali impianti fanno parte del sistema di gestione integrata dei rifiuti così come delineato anche dalle direttive europee per l’attuazione di un modello di economia circolare e, con particolare riferimento a quelli di trattamento termico, fondamentali per il recupero delle frazioni non riciclabili e finalizzati alla minimizzazione del ricorso allo smaltimento in discarica.

Sono 188 gli impianti tra inceneritori e digestione anaerobica della frazione organica e dei fanghi di depurazione presenti sul territorio italiano nel 2022, che hanno prodotto circa sette milioni di megawattora di energia, un quantitativo in grado di soddisfare il fabbisogno di circa 2,6 milioni di famiglie. 

Dallo studio emerge come il recupero di energia da rifiuti sia essenziale per il conseguimento degli obiettivi fissati dalle direttive europee sull’economia circolare. In Italia, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, si registra una carenza impiantistica e se non si inverte questa tendenza, il nostro Paese continuerà a ricorrere in maniera eccessiva allo smaltimento in discarica: attualmente ci attestiamo al 18 per cento, mentre le direttive Ue impongono di scendere sotto al 10 per cento entro il 2035. Aumentare la capacità di trattamento degli impianti è quindi fondamentale per chiudere il ciclo dei rifiuti, perché la raccolta differenziata produce scarti che vanno smaltiti nella maniera ambientalmente più corretta e perché il recupero energetico – con conseguente produzione di energia, in prevalenza rinnovabile – evita lo smaltimento in discarica.

Nel 2022 sono risultati operativi nel nostro Paese 73 impianti di digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti urbani – 53 al Nord, 9 al Centro e 11 al Sud – che hanno trattato 4,5 milioni di tonnellate di rifiuti. Nei prossimi anni saranno operativi altri 22 impianti. L’organico, con oltre 7,2 milioni di tonnellate raccolte, rappresenta il 38,3 per cento dei rifiuti urbani che entrano nel circuito della raccolta differenziata. Per quanto riguarda invece la digestione anaerobica dei fanghi di depurazione, il rapporto ha analizzato i dati di 79 impianti operativi nel 2022: 39 al Nord, 3 al Centro e 37 al Sud.

Sempre nel 2022, 36 gli impianti di incenerimento così dislocati: 25 al Nord, 5 al Centro e 6 al Sud, oltre a un impianto al Sud classificato formalmente come impianto di produzione di energia, ma alimentato esclusivamente con rifiuti di origine urbana che, se incluso, ne porterebbe il numero a 37. Al loro interno sono state trattate 5,3 milioni di tonnellate di rifiuti, tra rifiuti urbani indifferenziati e rifiuti speciali derivanti dal trattamento dei rifiuti urbani negli impianti di trattamento meccanico – biologico. Tali impianti sono ormai saturi e non si prevedono nuove aperture nei prossimi anni (se non l’impianto a servizio di Roma Capitale per una capacità complessiva di circa 600mila tonnellate annue).

Ben oltre l’80 per cento delle scorie prodotte sono state avviate a recupero di materia, e con la revisione delle direttive europee previste nell’ambito del Pacchetto per l’economia circolare anche i metalli recuperati dalle scorie di incenerimento concorrono inoltre al raggiungimento dei target di riciclo.

Per quanto riguarda invece il controllo delle emissioni in atmosfera, per diversi inceneritori i limiti applicati risultano notevolmente più stringenti rispetto a quelli determinati dalla normativa vigente, soprattutto per quanto riguarda le polveri, gli ossidi di zolfo ed il monossido di carbonio. Le emissioni degli impianti di termovalorizzazione sono peraltro poco rilevanti rispetto al totale delle emissioni in atmosfera legate al complesso delle attività civili e industriali.

Gli impianti, complessivamente, hanno prodotto circa sette milioni di megawattora, tra elettrica e termica: questa energia è in grado di soddisfare il fabbisogno di circa 2,6 milioni di famiglie. Il 100 per cento dell’energia prodotta dagli impianti di digestione anaerobica ed il 51 per cento di quella prodotta dagli inceneritori, inoltre, è energia rinnovabile: contribuisce pertanto, sostituendo l’utilizzo di combustibili fossili, alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti ed alla lotta ai cambiamenti climatici. Si tratta di energia prodotta localmente che contribuisce a ridurre la dipendenza dall’estero.

“Questo rapporto – ha spiegato Filippo Brandolini, presidente di Utilitalia – evidenzia come la gestione dei rifiuti sia da un lato un tema di economia circolare e, dall’altro lato, un elemento importante della transizione energetica. Quello relativo agli impianti non è solo un problema quantitativo ma soprattutto di distribuzione geografica: senza impianti non si chiude il ciclo dei rifiuti e non si potranno raggiungere i target Ue. Nei giorni scorsi, oltretutto, nelle conclusioni della Cop 28 è stata ribadita la necessità di limitare entro il 2030 le emissioni di metano e quindi lo smaltimento in discarica, che, come è noto, contribuisce in modo significativo a tali emissioni”.

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