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Intelligenza artificiale, ora decide chi assumere o licenziare

L’Intelligenza artificiale si sta ormai estendendo a tutti gli ambiti della vita umana, dai traduttori automatici, agli assistenti vocali, dagli annunci pubblicitari ai sistemi di guida autonoma, all’esercito e alla medicina. Insomma non solo modelli linguistici come il virale ChatGpt, ma strumenti che possono essere più o meno pericolosi e da cui può dipendere, senza esagerare, il destino di una persona.

È ciò che accade con i software utilizzati per il reclutamento del personale, che valutano i curricula in entrata e in uscita, controllano la produttività dei dipendenti, li sorvegliano e li valutano da remoto. Un futuro lontano? No, negli Stati Uniti e in tanti altri paesi del mondo è già una realtà.

Questo tipo di software, infatti, sarebbero dietro ai 150 mila licenziamenti che in poche settimane hanno investito le Big Tech della Silicon Valley. Dopo il boom legato alla pandemia, durante la quale i profitti dei giganti della tecnologia sono schizzati alle stelle, con il ritorno alla quotidianità, al lavoro in presenza, ai viaggi e alle uscite, la parabola delle Big Tech si è interrotta, iniziando la sua discesa verso il basso.

Aziende come Meta, Twitter, Alphabet (Google), Microsoft e Netflix si sono viste costrette a licenziamenti di massa. Licenziamenti che il più delle volte sono avvenuti in poco tempo e hanno interessato non solo gli ultimi arrivati, ma anche dipendenti senior. In base all’analisi di 365 Data Scientist, l’anzianità media di coloro che hanno perso il posto di lavoro, di cui l’80 per cento negli Stati Uniti, è di 11,5 anni. Inoltre, il 28 per cento dei licenziamenti sono avvenuti all’interno delle risorse umane.

È un dato chiaro, le cui implicazioni sono evidenti. Senza dubbio più personale si licenzia e meno dipendenti si necessitano per il reclutamento. Allo stesso tempo, però, non stupisce il fatto che i maggiori licenziamenti siano avvenuti proprio in uno dei settori che più di tutti utilizza software di intelligenza artificiale, sostituendo il lavoro dei recruiter.

In Italia e in Europa, questa eventualità resta ancora abbastanza remota. I programmi di IA vengono spesso utilizzati in fase di selezione per una prima scrematura dei curricula, ma siamo ancora lontani, almeno per il momento, dall’utilizzo di tali strumenti per la sorveglianza o la valutazione dei dipendenti e ancor più per i licenziamenti. In Italia, infatti, il licenziamento deve essere sempre giustificato da una motivazione economica o disciplinare valida e il suggerimento di un algoritmo non lo è.

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