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Istat, i dati sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile

Agenda 2030, Onu

È “un quadro variegato, ma nel complesso positivo”, quello che emerge dal settimo Rapporto Istat sui Sustainable development goals (SDGs) presentato dall’Istituto in occasione della 15esima edizione della Conferenza nazionale di statistica.

Adottati nel 2015 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, sottoscritta dai 193 Paesi dell’Onu, i 17 Obiettivi e i relativi 169 target bilanciano le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile, sociale, economica e ambientale, cui si aggiunge la dimensione istituzionale.

In tale ottica, il Rapporto Istat costituisce un aggiornamento e un’analisi delle misure statistiche finalizzate al monitoraggio dell’Agenda 2030 per l’Italia, contribuendo alla realizzazione di questo importante progetto globale.

Rispetto alle variazioni di lungo periodo quasi il 60 il cento delle misure risulta in miglioramento e solo meno di un quinto in peggioramento. Inoltre, come emerge dalla nota, la percentuale di misure con variazione positiva è particolarmente elevata per: il Goal 5 (Parità di genere), in cui migliorano gli andamenti della violenza sulle donne e della presenza femminile in posizioni direttive; il Goal 7 (Energia pulita), grazie ai progressi di tutte le misure sui consumi di energia e sulle fonti rinnovabili; il Goal 8 (Lavoro e crescita economica), caratterizzato da una generalizzata ripresa del mercato del lavoro e dal positivo andamento del consumo di materia; per il Goal 17 (Partnership per gli obiettivi), contraddistinto, in particolare, dalla positiva crescente diffusione dell’Ict.

I Goal 4 (Istruzione) e 11 (Città sostenibili), al contrario, presentano le più elevate incidenze (oltre il 40 per cento) di indicatori in peggioramento rispetto ai dieci anni precedenti e al contempo una percentuale di misure in miglioramento inferiore alla media (intorno al 40 per cento). Rispetto al primo peggiorano le competenze alfabetiche e numeriche degli studenti in generale, e in particolare di bambine e bambini della scuola primaria (anche per l’ultimo anno), mentre l’andamento del Goal 11 risulta penalizzato dalle crescenti difficoltà di trasporto pubblico e dall’incremento dell’abusivismo edilizio.

I Goal 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e 10 (Ridurre le disuguaglianze) – prosegue l’Istituto – si caratterizzano per la scarsità (nell’ultimo anno) e la totale assenza (negli ultimi dieci anni) di misure in peggioramento, pur con una presenza di molte di esse in condizione di stabilità.

Infine, i Goal 6 (Acqua), 14 (Vita sott’acqua) e 15 (Vita sulla terra) presentano una percentuale superiore alla media di misure stabili negli ultimi dieci anni. Nel Goal 15, in particolare, quasi i due terzi delle misure rimangono stabili nel lungo periodo. Il Goal 14, a differenza del 6 e 15, vede però un maggior dinamismo nel breve periodo, con un’alta percentuale (intorno al 60%) di misure in miglioramento rispetto all’anno precedente.

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