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Lavoro: nei prossimi anni crescerà il fabbisogno occupazionale

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Nel periodo 2024-2028 l’Italia avrà bisogno di un numero che varia, a seconda dello scenario macroeconomico considerato, da 3,1 e 3,6 milioni di occupati, pari a una media di 630-730mila unità all’anno. Infatti, lo stock occupazionale 2023 potrebbe crescere nel quinquennio da un minimo di 238mila unità nello scenario negativo fino a un massimo di 722mila occupati in un contesto più favorevole.

Le necessità di sostituzione dei lavoratori in uscita dal mercato del lavoro determineranno la gran parte del fabbisogno, 2,9 milioni di unità nel quinquennio, pari ad una quota dell’80% nello scenario positivo e del 92% in quello negativo, di cui circa 2,2 milioni nel settore privato e quasi 700mila nella Pa (rispettivamente 446mila e 136mila unità medie annue).

È quanto emerge dal report sulle “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine” aggiornato al quinquennio 2024-2028, elaborato nell’ambito del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con il ministero del Lavoro con l’obiettivo di delineare gli scenari futuri del mercato del lavoro in Italia per fornire ai cittadini, agli enti di formazione e decisori a orientarsi nel mercato del lavoro del prossimo quinquennio, comprendendo quali saranno le competenze e i profili professionali più ricercati.

Dal punto di vista territoriale, il Sud e Isole concentrerebbero la maggiore quota del fabbisogno (30,4%), seguite da Nord-Ovest (27,8%), Nord-Est (21,5%) e Centro Italia (20,3%). A livello regionale, la Lombardia con un fabbisogno di 669mila occupati nello scenario positivo determinerebbe oltre il 18% dell’intero fabbisogno nazionale, seguita da Lazio (356mila unità pari al 9,8%), Campania (320mila unità, 8,8%), Emilia-Romagna (306mila unità, 8,4%) e Veneto (302mila unità, 8,3%). Sulle previsioni inciderà, evidentemente, l’effettivo impatto delle risorse stanziate con il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Entro il 2028, la pubblica amministrazione italiana necessiterà di oltre 742mila dipendenti. Più di 60mila saranno le assunzioni derivante dall’expansion demand, mentre il resto servirà a sostituire i pensionamenti. Le assunzioni interesseranno i servizi generali e assistenza sociale obbligatoria: 47% (circa 28mila unità), l’istruzione: 33% (circa 20mila unità) e la sanità: 21% (circa 12mila unità). L’assunzione di nuovo personale è fondamentale per l’implementazione del Pnrr.

“La riduzione del mismatch tra domanda e offerta di lavoro rappresenta una delle priorità di politica economica da affrontare in questo momento – ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “I costi derivanti dal minor valore aggiunto che sarà possibile produrre nei diversi settori economici a causa del ritardato o mancato inserimento nelle imprese dei profili professionali necessari stanno infatti aumentando proprio a causa del progressivo innalzamento della difficoltà di reperire personale. La stima per il 2023 del costo del mismatch è di 43,9 miliardi, cifra corrispondente a circa il 2,5% del Prodotto interno lordo italiano. Per invertire il trend, che ha tante ragioni d’essere, a cominciare dall’andamento demografico, si deve lavorare sempre di più sul fronte dell’orientamento e avvicinare i percorsi formativi alle grandi trasformazioni in atto”.

In termini di profili professionali, si prevede un aumento dell’occupazione di dirigenti, specialisti e tecnici (41% del fabbisogno totale), delle professioni impiegatizie, mentre gli operai specializzati e i conduttori di impianti dovrebbero diminuire. Le competenze green e digitali saranno sempre più richieste nel prossimo quinquennio. Si stima che a più di 2,3 milioni di lavoratori saranno richieste competenze green e più di 2,1 milioni di occupati avranno bisogno di competenze digitali entro il 2028. L’Intelligenza artificiale modificherà il mercato del lavoro, per il momento sembra destinata ad integrare, e non a sostituire, le competenze delle professioni ad alta specializzazione. Il volume presenta anche una comparazione con Germania, Francia e Spagna sui temi che riguardano occupazione ed Intelligenza artificiale.

Si prevede che circa il 38% del fabbisogno occupazionale del quinquennio riguarderà professioni con una formazione terziaria (laurea, ITS Academy o Afam), il 4% profili con un diploma liceale e il 46% personale in possesso di una formazione secondaria tecnico-professionale. In particolare nell’istruzione terziaria sarà elevato il fabbisogno di persone con un titolo in ambito Stem. Per l’insieme dei percorsi Stem potrebbero mancare tra 8mila e 17mila giovani ogni anno. Il disallineamento tra le esigenze del sistema e le competenze disponibili rappresenta una sfida cruciale per il futuro. Si stima un minor valore aggiunto che sarà possibile produrre a causa del ritardato o mancato inserimento nelle imprese dei profili professionali necessari pari a 43,9 miliardi di euro nel 2023, corrispondente al 3,4% del valore aggiunto dei settori industriali e dei servizi. Per affrontare le sfide del futuro, è necessario far fronte alle criticità e ai “colli di bottiglia” del mercato del lavoro, ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, aumentare i tassi di attività, adeguare il sistema formativo alle esigenze del mercato del lavoro ed investire in competenze green e digitali.

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