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Settore bancario da record, per il 2023 oltre 40 miliardi di utili

L’aumento dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale europea spinge i risultati del settore bancario. In base a quanto rilevato dalle analisi di Fabi, Federazione autonoma bancari italiani, infatti, nei primi nove mesi del 2023 le cinque principali banche italiane hanno realizzato 15,7 miliardi di utili.

Secondo le proiezioni per la fine dell’anno i profitti del settore dovrebbero attestarsi complessivamente sui 43 miliardi e 431 milioni di euro, ben 17,2 miliardi in più rispetto agli utili del 2022, con una crescita pari al 70 per cento. Se poi si considera il quinquennio precedente gli utili verrebbero addirittura triplicati e i dati lasciano ben sperare.

Come anticipato la crescita è stata favorita dal rialzo dei tassi di interesse. Il “fatturato” di 47,4 miliardi raggiunto nei tre trimestri del 2023, infatti, è stato sostenuto prevalentemente dai ricavi legati agli interessi sul credito a imprese e famiglie (27,6 miliardi), quasi il doppio di quanto incassato con le commissioni su servizi e attività di risparmio gestito (15,9 miliardi).

Rispetto al totale delle entrate, i primi cinque gruppi hanno realizzato il 58,3 per cento col margine d’interesse e il 33,7 per cento con le commissioni, mentre l’8 per cento (3,7 miliardi) è rappresentato da altri ricavi (trading e altri proventi finanziari).

L’ultimo biennio, fa sapere Fabi, si pone così in discontinuità rispetto a quello precedente. Nel 2020 i ricavi da commissione e altre attività (39,4 miliardi) avevano superato per la prima volta quelli legati all’attività da prestiti (38,7 miliardi): in termini percentuali, 50,4 per cento contro 49,6 per cento, il sorpasso fu minimo, mentre la distanza è cresciuta l’anno successivo quando le due fonti di ricavo si attestarono rispettivamente al 53,6 per cento (44,1 miliardi) e 46,4 per cento (38,1 miliardi). Nel 2022, grazie all’aumento dei tassi, i ricavi da prestiti (45,5 miliardi, pari al 51,6 per cento del totale) sono tornati in testa rispetto alle commissioni e altre attività (42,6 miliardi, il 48,4 per cento del totale).

Ottimi risultati anche in termini di liquidità, con una copertura media al 128 per cento, ben oltre il minimo regolamentare fissato al 100 per cento, e di cost/income, con un risultato medio per i primi cinque gruppi pari al 46 per cento. Questo parametro, che indica l’efficienza di una banca (più è basso, più è positivo), non è mai stato così contenuto e solo cinque anni fa, nel 2018, per l’intero settore, si attestava al 62 per cento medio.

Per quanto riguarda la tassa sugli extra-profitti introdotta recentemente dal governo, tutte le banche hanno optato per l’accantonamento a riserva non distribuibile pari a 2,5 volte l’importo teorico del prelievo fiscale. In questo modo hanno evitato il versamento dell’imposta straordinaria e, allo stesso tempo, probabilmente hanno anticipato i rafforzamenti patrimoniali che alla luce del probabile deteriorarsi del credito futuro, potrebbero essere suggeriti o imposti dalle autorità di supervisione e vigilanza.

“Le nostre previsioni confermano che il settore bancario italiano sta attraversando una fase straordinaria: gli utili raggiungono livelli record e questi risultati sono anche frutto dell’impegno quotidiano di chi lavora in banca. Le richieste avanzate da tutti i sindacati a livello unitario al tavolo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro sono più che legittime – ha commentato il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. Continuando – “Oltre ai 435 euro di aumento medio mensile dello stipendio compresi gli arretrati del 2023 vogliamo il ripristino pieno della base di calcolo del tfr e l’aumento dei buoni pasto”.

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