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Superbonus: stop alla cessione dei crediti e sconto in fattura

Il Superbonus, l’agevolazione fiscale disciplinata dall’articolo 119 del decreto Rilancio del 2020 e prorogata dalla legge di Bilancio 2022, è quasi paragonabile a una soap che non vede mai fine, intervallata da colpi di scena e nuove rivelazioni. È così che si arriva all’ultimo atto, almeno per ora, con la conferma di ieri pomeriggio da parte del Consiglio dei ministri che ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti in materia di cessione di crediti d’imposta relativi agli incentivi fiscali.

Il testo, proposto dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, modifica la disciplina riguardante la cessione dei crediti d’imposta relativi a spese per gli interventi in materia di recupero patrimonio edilizio, efficienza energetica e Superbonus 110%, misure antisismiche, facciate, impianti fotovoltaici, colonnine di ricarica e barriere architettoniche.

“L’oggetto dell’intervento – si legge nel resoconto del Consiglio dei ministri del 16 febbraio – non è il bonus, bensì la cessione del relativo credito, che ha potenzialità negative sull’incremento del debito pubblico. Dall’entrata in vigore del decreto, con l’eccezione di specifiche deroghe per le operazioni già in corso, non sarà più possibile per i soggetti che effettuano tali spese optare per il cosiddetto ‘sconto in fattura’ né per la cessione del credito d’imposta. Inoltre, non sarà più consentita la prima cessione dei crediti d’imposta relativi a specifiche categorie di spese; resta invece inalterata la possibilità della detrazione degli importi corrispondenti”.

Quindi niente sconto in fattura e niente cessione del credito d’imposta. Si ritorna alla vecchia detrazione d’imposta annua derivante dalla dichiarazione dei redditi, ripartita negli anni. Quindi si eseguono i lavori a proprie spese e in un secondo momento arriverà la detrazione fiscale.

E ancora nel testo approvato dal Consiglio di ieri “Si introduce anche il divieto, per le pubbliche amministrazioni, di essere cessionarie di crediti d’imposta relativi agli incentivi fiscali maturati con tali tipologie di intervento”.

La revisione del Superbonus dovrebbe interessare solo chi non ha ancora presentato la Cila (la Comunicazione di inizio lavori). Nessun problema invece, almeno a parole, per chi ha già avviato i lavori e chi ha già depositato la Cila ma non è partita con le opere di riqualificazione.

Appena la notizia è circolata, reazioni non proprio positive sono arrivate da più fronti.

Dario Costantini, presidente di CNA, in un’intervista al quotidiano La Repubblica afferma che il decreto legge approvato ieri dal Consiglio dei ministri, che vieta la cessione dei crediti e lo sconto in fattura, e blocca le operazioni di acquisto dei crediti incagliati da parte degli enti locali, fermerà il mercato immediatamente. Costantini parla di circa 40 mila imprese della filiera in enorme sofferenza a causa di tutte le difficoltà legate alla cessione dei crediti. “Imprese che hanno lavorato in osservanza di una legge dello Stato, facendo lo sconto in fattura perché era una possibilità prevista dalla normativa vigente. Si sono messe in gioco, hanno pagato i materiali, eseguito i lavori con tutte le difficoltà legate alle norme che in corso d’opera sono cambiate in continuazione, non sono state pagate, e adesso rischiano la chiusura” spiega il presidente di CNA.

Dello stesso avviso anche la presidente Ance, Federica Brancaccio, che evidenzia come il “blocco dell’acquisto dei crediti da parte degli enti pubblici, che si stanno facendo carico di risolvere un’emergenza sociale ed economica sottovalutata dalle amministrazioni centrali, senza aver individuato ancora una soluzione strutturale” rappresenta una minaccia per “migliaia di imprese che rimarranno definitivamente senza liquidità e i cantieri si fermeranno del tutto con gravi conseguenze per le famiglie”.

E Confedilizia si dice perplessa sull’eliminazione della cessione del credito. Il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa ha affermato che “la cessione del credito è nata nel 2016, ben prima dell’introduzione del superbonus, per favorire l’utilizzo delle detrazioni fiscali da parte delle famiglie meno abbienti. Negli anni successivi, il meccanismo è stato modificato in vari modi, discutibili come ogni cosa. Lascia quantomeno perplessi, la scelta del governo di eliminare del tutto questo sistema”.

Gli esponenti del governo difendono la loro decisione spiegando che “è una misura d’impatto che si rende necessario per bloccare gli effetti di una politica scellerata usata anche in campagna elettorale e che ha prodotto beneficio per alcuni cittadini, ma posto alla fine in carico a ciascun italiano due mila euro a testa. Questo è bilancio di questa esperienza”. Queste le parole del ministro a Giancarlo Giorgetti nel corso della conferenza stampa convocata dopo il Consiglio dei ministri di ieri.

E il vicepremier e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Tajani su Twitter: “Voglio essere chiaro la lievitazione dei crediti è avvenuta per mancata pianificazione durante il governo precedente a quello Draghi. Il governo Draghi ha tentato di porvi rimedio. Ma ormai era troppo tardi”.

Chiaro l’attacco all’operato del governo Conte. L’attuale leader del M5S risponde dalle colonne del quotidiano La Stampa che i provvedimenti adottati dal governo sono “un colpo letale all’edilizia, si gioca sulla pelle di lavoratori e famiglie e si prendono in giro gli italiani, considerando le promesse elettorali del centrodestra. Hanno aspettato il giorno dopo le elezioni regionali. Qualche correzione ci stava, ma così si perde una misura utile per la direttiva sulle case green”. E in risposta a Giorgetti replica: “Quello che chiamano bubbone è un Pil cresciuto nel 2021 del 6,7 per cento e nel 2022 del 3,5. Numeri che in Italia non si vedevano da 35 anni. Questa è una scorrettezza ai limiti della viltà, tanto più se si considera che la stessa Meloni, in campagna elettorale, pubblicava video con cartelli dal titolo Pronti a tutelare i diritti del Superbonus e a migliorare le agevolazioni edilizie”.

Il dibattito non si ferma e la parola fine è ancora lontana. Il Consiglio dei ministri ha infatti concordato che il governo sentirà il prossimo 20 febbraio le associazioni di rappresentanza delle categorie maggiormente interessate dalle disposizioni del decreto-legge.

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