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Rapporto Sace Export 2017: tutti i numeri sulle esportazioni

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Un futuro in accelerazione, tra ripresa e profondi cambiamenti, quello che attende l’export italiano nei prossimi quattro anni. E’ il quadro che emerge dal report sull’Export firmato Sace, presentato a Napoli nei giorni scorsi a Castel Sant’Elmo.

“Il 2017 sta segnando un’ottima performance per l’export italiano che, secondo le nostre stime, chiuderà l’anno con una crescita poco al di sotto del 4 per cento, in linea con quanto prevediamo anche per il prossimo triennio – ha dichiarato Livio Mignano, Head of Domestic Network di Sace. “In questo quadro non mancano le opportunità per la Campania, che si conferma un traino per le esportazioni dal Sud Italia. Un territorio dinamico e ricco di imprese eccellenti in cui, grazie all’ufficio di Napoli, lo scorso anno Sace e Simest hanno mobilitato 540 milioni di euro di risorse in favore di oltre 1.000 aziende, in prevalenza piccole e medie imprese”.

“Sace e Simest insieme sono in grado di offrire alle imprese campane una gamma completa di strumenti finanziario-assicurativi per esportare ed effettuare investimenti produttivi all’estero – ha sottolineato Alessandra Ricci, Amministratore delegato di Simest. “Ci rivolgiamo a chi già si è aperto ai mercati esteri e vuole potenziarsi con l’assicurazione dei crediti, la protezione degli investimenti esteri, la partecipazione al capitale delle imprese, ma siamo soprattutto al fianco delle piccole e medie imprese che con noi possono iniziare davvero a compiere i primi passi verso l’internazionalizzazione, grazie a finanziamenti a tasso agevolato che coprono già dalle prime spese per intraprendere il percorso, quelle per partecipare alle fiere e valutare la fattibilità dei progetti”.

In quest’occasione è stato presentato il programma “Push to open”, attraverso cui Sace, in collaborazione con Jointly, ha “adottato” una classe dell’Istituto tecnico economico statale “Ferdinando Galiani” di Napoli cui aprirà le proprie porte per offrire esperienze di job shadowing e avvicinare,  in modo diretto ed efficace, i giovani al mondo del lavoro.

 

La Campania è la prima regione esportatrice dell’Italia meridionale e la nona a livello nazionale, con 10 miliardi di beni esportati, ovvero il 2,4 per cento del totale nazionale, e un tasso di crescita intorno al 3 per cento nel 2016.

Alcuni settori sono stati il fiore all’occhiello della regione: gli apparecchi elettrici ed elettronici, infatti, sono cresciuti oltre il 24 per cento, ma anche la farmaceutica ha performato bene (+14 per cento), grazie alla domanda proveniente dai Paesi europei fuori dall’area euro.

Alimentari, mezzi di trasporto, tessile e abbigliamento, prodotti in metallo e farmaceutico, rappresentano il 70 per cento dell’export regionale.

I mercati avanzati europei (Francia, Germania, Regno Unito) – malgrado un calo nel 2016 – ed extraeuropei (Svizzera e Stati Uniti) rimangono le mete privilegiate per le vendite estere campane e costituiscono quasi la metà del totale esportato. Positive le vendite verso i Paesi dell’Est Europa (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) che pesano per il 5 per cento sul totale.

Nei primi sei mesi del 2017 prosegue il trend positivo dell’export campano ad un tasso di crescita del 2,3 per cento, trainato dai mercati extra-Ue (+6,9 per cento).

I settori principali hanno chiuso i primi sei mesi col segno positivo, fatto salvo quello alimentare in difficoltà a causa della minore domanda dell’Unione europea, e la farmaceutica che si conferma un traino (+14 per cento).

A livello di geografie di destinazione, il primo semestre dell’anno ha replicato l’andamento del 2016: ancora molto bene l’export verso Stati Uniti e Svizzera, e, ancora in flessione le vendite verso Francia, Germania e Regno Unito. Da evidenziare l’ottimo andamento sul mercato spagnolo con un incremento di oltre il 40 per cento, grazie al maggiore export di mezzi di trasporto (+172,5 per cento, con un peso di oltre il 30 per cento in questi primi sei mesi) e prodotti alimentari (+36,1 per cento, che rappresentano il 14 per cento del totale).

 

Export italiano | Previsioni 2017-2020

Si apre finalmente una fase molto più favorevole della precedente per le esportazioni italiane di beni. Complice la ripresa degli investimenti in alcuni mercati emergenti, la neutralizzazione del ciclo avverso del petrolio, il nostro export si prepara dunque a un cambio di marcia sostanziale, mettendo a segno, dopo la performance moderata del 2016 (+1,2%), una crescita a un tasso medio del 4% nei prossimi quattro anni, fino a raggiungere nel 2020 il valore di 489 miliardi di euro. Di pari passo, aumenterà l’incidenza dell’export di beni e servizi sul Pil, che, già salita dal 25,8% del 2010 al 30,4% del 2016, arriverà al 32,4% entro il 2020.

 

Previsioni 2017 per area geografica. Per l’anno in corso, i tradizionali mercati europei, nordamericani e asiatici contribuiranno in modo significativo alla crescita dell’export italiano. La performance migliore è attesa per il Nord America (+4,9%), trainato dagli Stati Uniti e seguito dall’Asia (+4,6%), dove Cina, India e Indonesia garantiranno ottime opportunità; a seguire Europa avanzata (+3,4%) ed emergente (+2,9%). In crescita anche Medio Oriente e Nord Africa (+2,1%) e America Latina (+1,6%), nonostante le difficoltà dell’ultimo anno. Le criticità di diversi Paesi africani, invece, non consentiranno di andare oltre una stabilizzazione delle nostre vendite nell’area subsahariana (-0,4%), con alcune economie in controtendenza.

Previsioni 2018-2020 per area geografica. Nel 2018-2020, in media, l’export crescerà in ogni area geografica a ritmi superiori al 3,5%, con un miglioramento quindi anche nelle aree che hanno mostrato maggiore debolezza nel 2016, quali l’Africa subsahariana, l’America Latina e il Medio Oriente e Nord Africa; i mercati europei costituiranno una fonte di domanda importante, sia in termini di peso sia di solidità e stabilità. In Asia si profilano ottime opportunità anche in economie “minori”, ma in forte sviluppo, come le Filippine, la Malaysia e il Vietnam.

Previsioni per settori. Il Rapporto segnala performance molto positive per la chimica e per i mezzi di trasporto; buone prospettive per i comparti del Made in Italy tradizionale, tra cui spicca l’agroalimentare; alcune cautele per la metallurgia, comunque in ripresa dopo le avversità congiunturali dell’ultimo anno. La chimica (42 miliardi di euro di export nel 2016) registrerà il tasso di crescita più sostenuto nelle vendite estere (+6,3% nel 2017 e +5,8% nel 2018-2020), grazie al rilancio degli investimenti nei settori industriali in cui trova applicazione, dal petrolchimico al farmaceutico. Per la meccanica strumentale (primo settore per l’export italiano, con 85 miliardi di euro nel 2016) si prevede un +2,2% nel 2017 e un’accelerazione nel triennio successivo. I mezzi di trasporto (45,2 miliardi di euro di export nel 2016) metteranno a segno una crescita estera del 5% nell’anno in corso e del 5,4% nel 2018-2020, grazie alla performance di tutti i comparti – automotive, navi e velivoli – destinati alla clientela retail o legati a settori strategici dell’economia.

 

Dove esportare | I 15 mercati ad alto potenziale per il Made in Italy

In base agli indicatori di rischio, alla crescita dell’economia e della domanda,  alle dinamiche dell’export italiano negli ultimi anni e al posizionamento competitivo rispetto ai nostri tradizionali concorrenti, SACE ha identificato 15 geografie ad alto potenziale per le esportazioni e gli investimenti italiani: una selezione di mercati target – sia emergenti sia avanzati – che ha intercettato complessivamente 85 miliardi di euro di vendite italiane nel 2016 (pari al 20% dell’export  complessivo) e che potrà intercettarne oltre 100 nel 2020, in virtù della crescente domanda di beni proveniente da questi Paesi (+5,7% medio annuo nei prossimi quattro anni). Le 15 geografie sono: Arabia Saudita, Brasile, Cina, Emirati Arabi Uniti, India, Indonesia, Kenya, Messico, Perù, Qatar, Repubblica Ceca, Russia, Stati Uniti, Sudafrica e Vietnam.

(Gi.Ca.)

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