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Riflessione sul significato e sul valore del 1° maggio. Intervento di Benedetto Di Iacovo*

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Un altro primo Maggio! Una storia ultracentenaria che si ripete e si festeggia in nome del Lavoro. Lavoro che, ormai, non significa solo occupazione ma molto di più. Lavoro è relazione, identità, relazioni industriali democratiche e non solo conflittuali, quindi lavoro è anche Primo Maggio, o, meglio, tanti “Primo Maggio”; quelli che si sono succeduti nel secolo del novecento e quelli scanditi nei 15 anni successivi che ormai stanno dentro il Terzo millennio e che impongono profonde revisioni allo stesso mondo sindacale sul versante del significato, nonché sul “valore del lavoro”. Un’onda lunga che unisce diverse generazioni e identità sociali e politiche. Il primo maggio è stato, comunque, da sempre un momento importante nella vita delle comunità e del mondo del lavoro, in particolare. Non solo una festa, ma un riconoscimento vero e proprio di dignità che veniva dato al lavoro in quanto tale, anche a quello più umile. Il lavoratore sentiva che era la sua festa, metteva il vestito buono, usciva con la famiglia quasi a riappropriarsi del tempo e del significato della sua esistenza. Quello degli ultimi anni -e forse questo ancor di più- è un primo maggio diverso. Un primo maggio in cui il senso della festa viene sostituito dalle preoccupazioni per il futuro, per il lavoro che non c’è; quello della precarietà, degli effetti nefasti del Job-act che, più che tutele crescenti, lo si può definire indennizzi crescenti in luogo delle minori tutele. E poi c’è in tutti i cittadini quel sentimento strisciante di paura del domani, dal rischio di non farcela, di vedere un Paese non più in grado di costruire prospettive e futuro per i giovani. Sono sicuro che oggi, il significato di Festa del Lavoro, assuma, ormai per tutti, un senso del tutto diverso rispetto agli anni passati. Questa ricorrenza, resta, comunque, importante anche perché, dopo oltre un centenario di festeggiamenti, ci consente di riflettere sui mutamenti avvenuti nella società del lavoro ma, soprattutto, nel rapporto tra lavoratore ed impresa, tra lavoratore e pubblica amministrazione ed, anche come le tutele e le forme della rappresentanza si approcciano rispetto al “valore del lavoro” che tende sempre più verso una vera e propria “svalorizzazione”. Oggi, se c’è qualcosa che non va nelle dinamiche della crescita economica del Paese, in generale, e del Sud, in particolare, è proprio il problema del lavoro (e del suo valore) che non si riesce più a creare, nonostante strombazzate leggi come il Jobs-Act. Viviamo ormai in un Paese dove non si crea occupazione, quindi lavoro, con un debito pubblico che supera i 2.200 miliardi di Euro e dove, però, si accetta (e non si contrasta adeguatamente) una economia sommersa che genera un mancato fatturato di oltre 187 miliardi di euro, sottratti ad ogni tipo di tassazione (IVA, fiscale e previdenziale), con un’incidenza sul Prodotto Interno Lordo Nazionale (PIL) del 11,5%, con 13 lavoratori su 100 irregolari al Nord (con oltre 1,6 milioni di lavoratori), che generano una economia sommersa pari a 71,5 miliardi di euro; 15 lavoratori su 100 irregolari al Centro (oltre 714 mila unità) e generano oltre 30,2 miliardi e ben 21 lavoratori su 100 Mezzogiorno che lavorano nel sommerso generando oltre 52,3 miliardi di euro pari al 10,3% del PIL del Sud. A ciò vanno aggiunti i circa 650 miliardi di € che si assegnano al costo della corruzione, nonché i circa 300 Miliardi di € di evasione. Una cifra enorme che potrebbe essere la vera fonte capace di alimentare investimenti per creare sviluppo e lavoro. Lavoro. E’ quella straordinaria interazione tra persona e natura che la trasforma e che, mentre si compie, costruisce la società. Riguarda l’uomo e la donna che creano e modificano, attraverso il lavoro, le condizioni della loro vita e che, per questo, entrano in relazione con altri uomini e donne che progettano una vita comune. Conflitti, poteri, cittadinanza sono passati e passano dal lavoro, al punto che le Costituzioni antifasciste l’hanno elevato a cardine del patto sociale, a diritto primario, condizione della pace. In Italia, poi, il lavoro, almeno sulla “Carta”, è il fondamento Costituzionale. A40AnniDalloStatutoDeiLavoratori Ma è proprio il lavoro che da anni non si riesce a creare più, soprattutto per i giovani. Le ragioni sono molteplici e tutti sappiamo che, questo, non si crea ne attraverso decreti e leggi (che lo possono sicuramente regolamentare e promuovere), ma serve creare sviluppo, abbassare la tassazione sul lavoro, quindi ridurre il cuneo fiscale, favorire la nascita di nuove imprese, creare un contesto ed un habitat ricettivo, capace di attrarre investimenti che possano creare nuova occupazione. Di fronte ad una nuova generazione, resa invisibile dalla mancata esperienza e dalla negazione sia della fatica che della creatività quando manca il lavoro, come raccoglieremo la sfida di una nuova umanizzazione della società, se non tornando caparbiamente e lucidamente a rivendicare diritto e ragioni del lavoro? Succede proprio ora, nelle pieghe di una precarizzazione e di un attacco ai diritti su scala mondiale, che, anche in Italia, riportano indietro le lancette del conflitto e che richiedono allo stesso sindacato maggiore coraggio intellettuale, iniziativa politica e un terreno di risposta adeguato. Quale è, infatti, il percorso reale perché oggi la persona ri-diventi “umana” attraverso il lavoro e quindi si crei nuova occupazione? Formazione permanente, Internazionalizzazione delle Imprese, Innovazione tecnologica di processo e di prodotto, auto-imprenditorialità, creatività, uso delle tecnologie delle comunicazioni e telecomunicazioni, saranno la chiave di volta dello sviluppo per il prossimo futuro. Se l’Italia avvierà questo processo virtuoso, potremo modificare l’attuale condizione di paese in declino. Da qui l’esigenza di tutti gli stakeholder di essere riconosciuti da strati sempre più ampi come espressioni sociali e politiche responsabili, consapevoli dei cambiamenti e delle modernità che richiedono i cittadini e i giovani del XXI° secolo alla Politica alle Istituzioni, ma anche alle forze sociali e sindacali.

181985_1876109784917_8224833_n (Benedetto Di Iacovo, Cavaliere dell’Ordine “Al Merito della Repubblica”)

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