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Milo celebra il maestro Franco Battiato

Oggi ricorrono due anni dalla morte di Franco Battiato, Francesco all’anagrafe, artista completo e grande maestro che ha fatto la storia della musica italiana.

Nato a Jonia, in provincia di Catania nel 1945, ancora ragazzo inizia a suonare la chitarra da autodidatta, vincendo il suo primo premio per un’esibizione musicale a soli 11 anni, durante la festa di Carnevale della scuola, il Liceo scientifico di Arcireale. Quello è stato il primo di una lunga serie di riconoscimenti.

Dopo la morte del padre si trasferisce prima a Roma e poi a Milano. Qui conosce Giorgio Gaber con cui nascerà una grande amicizia. Ed è proprio Gaber ad invitarlo in tv insieme a Francesco Guccini e, per evitare che venisse confuso con quest’ultimo, gli consiglia di accorciare il nome. Inizia così la carriera artistica del maestro Franco Battiato.

Tra musica d’avanguardia, sperimentazioni e testi dal grande spessore, raggiunge la fama negli anni Ottanta con canzoni che entrano tra i successi della cultura pop italiana come Centro di gravità permanente (1981) e Voglio vederti danzare (1982). Ma il suo più grande successo è La cura (1996), scritta insieme all’intellettuale Manlio Sgalambro, anche lui siciliano.

Proprio in Sicilia, dagli anni Novanta trascorre sempre più tempo, è in particolare a Milo, piccolo paese sulle pendici dell’Etna che quest’anno celebra il maestro con tre giorni di mostre, incontri, spettacoli di danza, momenti di meditazione e di riflessione.

Dal 18 al 20 maggio, Milo sarà animata dalla rassegna Franco Battiato: Le radici dell’essenza, organizzata dal Centro studi di Gravità permanente in collaborazione con il Comune e la Pro loco di Milo, e con il patrocinio dell’assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana e della Regione siciliana.

Nel corso della sua carriera il maestro ha spaziato dalla musica, al teatro, alla pittura, lasciandosi ispirare nelle sue opere dai grandi intellettuali del tempo, ma anche dai percorsi più spirituali come la meditazione, lo yoga e il buddismo tibetano. Proprio queste sono “le tante sfaccettature” e “gli aspetti più intimisti” che, come ha dichiarato Fiorella Nozzetti, presidente del Centro studi di Gravità permanente, la rassegna di quest’anno ha voluto raccontare.

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