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Moda sostenibile, nuova piattaforma di tracciamento

Francesca Rulli

Più di trecento professionisti del sistema moda si sono ritrovati un mese fa a Firenze, nella suggestiva Villa Viviani. Una platea variegata, composta da rappresentanti dei brand (LVMH, Kering, Burberry, Armani, Hugo Boss, Miroglio, Ferragamo, Yamamay, Brunello Cucinelli, Stella McCartney, Dainese, Max Mara, Prada, Valentino, Theory, Thom Browne, Luisa Spagnoli…) ed eccellenze della filiera (Successori Reda, Ratti, Fratelli Piacenza, Manteco, Eurojersey, Achille Pinto, Cotonificio Albini, Zegna Baruffa, Loro Piana, Gruppo Florence, Minerva Hub, fra le altre). Questa filiera, che ha sviluppato valori di sostenibilità misurabili, ha raccolto l’interesse anche di BGMEA – Bangladesh Garment Manufacturers and Exporters Association, la più importante associazione di rappresentanza dell’industria bengalese dell’abbigliamento, presente per avviare relazioni internazionali incentrate sui principi della sostenibilità. Della delegazione ha fatto parte anche Ashfaq Rahman, Second Secretary dell’Ambasciata del Bangladesh in Italia.

L’appuntamento, che ha chiamato a raccolta una platea così ampia e variegata è l’evento annuale 4sustainability, il sistema e marchio che garantisce la sostenibilità delle filiere del fashion & luxury. Un framework adottato finora da circa 200 realtà tra brand e imprese della filiera.

L’evento si è confermato momento importante di networking, di riflessione e condivisione di progetti per una filiera moda autenticamente sostenibile.

Il format, che ha combinato momenti in plenaria con tavoli paralleli di lavoro dedicati alle iniziative fondamentali della moda sostenibile, ha fornito spunti interessanti sulle modalità di coinvolgimento di filiere produttive oggi molto frammentate, sulla crescita delle competenze di sostenibilità, sulla capacità delle aziende di investire e innovare, di attrarre talenti, di misurare l’impatto e allinearsi ai metodi di coalizioni globali come ZDHC per la chimica sostenibile, ad esempio.

L’intervento di apertura di Francesca Rulli, Ceo e fondatore di Process Factory ha posto l’accento sulle spinte normative che concorrono a porre la sostenibilità in cima alla lista delle priorità degli operatori moda: la direttiva europea sulla due diligence, il pacchetto sempre dell’UE sull’economia circolare, il cosiddetto Fashion Act dello Stato di New York, le misure sul reporting di sostenibilità. Nonostante una sensibilità crescente anche da parte dei consumatori, la transizione sostenibile ha incontrato però alcuni ostacoli evidenti. La supply chain è lunga, frammentata e disseminata tra i vari Continenti; valutare il suo impatto è quindi un compito molto arduo ed economicamente oneroso. A questo si aggiunge l’esistenza di numerosi standard, metodi e sistemi di valutazione diversi tra loro e difficilmente comparabili.

4sustainability propone una soluzione a queste criticità attraverso la 4s Platform, presentata in anteprima proprio all’evento del 9 giugno. Si tratta della prima piattaforma digitale già testata sul mercato e progettata da esperti dell’industria della moda, che traccia, misura, verifica, migliora e comunica i dati sugli impatti ambientali e sociali dell’intera filiera produttiva su sei dimensioni, le stesse presidiate dal framework 4s:

·       TRACE: tracciabilità dei processi e monitoraggio della filiera.

·       MATERIALS: conversione all’uso di materiali a minore impatto per una produzione sostenibile.

·       CHEM: eliminazione delle sostanze chimiche tossiche e nocive dai cicli produttivi.

·       PEOPLE: crescita del benessere organizzativo.

·       PLANET: uso consapevole delle risorse per la riduzione dell’impatto ambientale.

·       CYCLE: sviluppo delle pratiche di riuso, riciclo e design sostenibile.

La piattaforma è un ecosistema fondato sulla condivisione dei dati a cui ogni attore può contribuire per dimostrare la riduzione degli impatti. Se per esempio un fornitore ha investito nell’eliminazione di sostanze tossiche e nocive dalle ricette di produzione, ha calcolato il suo impatto in CO2 emessa per le azioni di riduzione, ha contenuto la sua impronta idrica, ha fatto azioni per la formazione e cultura di sostenibilità sulle sue risorse, può registrare nella piattaforma i dati relativi, costruire il suo percorso di miglioramento in piattaforma e dare prova concreta del suo impegno al cliente. Quest’ultimo, d’altra parte, otterrà dati preziosi per calcolare l’impatto ambientale e sociale della sua filiera, potendo così consolidare rapporti di partnership e realizzare produzioni sostenibili.

L’unicità del metodo – spiega Francesca Rulli – consente alle aziende di investire una sola volta in azioni misurabili di sostenibilità a valore per tanti clienti. Più esattamente, il brand è agevolato nell’ingaggio della propria filiera sulla raccolta dati mirata a ridurre l’impatto della sua produzione; le aziende della filiera sono agevolate nella realizzazione di progetti strutturati per migliorare le proprie performance di sostenibilità da condividere con il brand e gli altri anelli della filiera stessa”.

Un piano ambizioso, dunque, che parte dall’Italia e si propone come standard internazionale. La piattaforma è stata sviluppata da Process Factory, società di consulenza strategica proprietaria del marchio 4sustainability, insieme a The ID Factory, piattaforma tecnologica specializzata nella tracciabilità della filiera del fashion. Queste due realtà si sono alleate dando vita a Ympact, una società benefit che ha già intrapreso l’iter per diventare anche B-Corp.

La piattaforma è allineata ai fattori ESG e agli standard GRI (Global Reporting Initiative, lo standard di rendicontazione più usato per redigere i report di sostenibilità), oltre che agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs) e agli obiettivi della Global Fashion Agenda. Il sistema è già online, disponibile per tutti i brand e le aziende del mondo moda. Entro la fine dell’anno sarà integrato con tutorial e training, per l’ulteriore obiettivo di diffusione della conoscenza e consapevolezza.

“La 4s Platform digitalizza il complesso processo di raccolta, scambio e comunicazione dei dati di sostenibilità già testato ‘analogicamente’ su circa 200 realtà del mondo moda, con vantaggi evidenti in termini di razionalizzazione, armonizzazione e semplificazione. I dati così raccolti, verificati e gestiti confluiscono nel report di sostenibilità e concorrono al vendor rating di filiera. Lo sbocco ultimo è idealmente il Digital Passport di prodotto a cui pure i dati devono agganciarsi, perché non esiste prodotto sostenibile senza filiera di produzione sostenibile – conclude Rulli.

“Numeri primi. Il Rinascimento sostenibile della filiera moda” è stato organizzato con il supporto di Brachi Testing Services, laboratorio leader di analisi e prove tecniche per l’industria della moda, e The ID Factory. Hanno contribuito alla sua realizzazione BGMEA (Bangladesh Garment Manufacturers and Exporters Association) e Savino Del Bene, multinazionale attiva nel campo delle spedizioni internazionali e dei servizi logistici di supporto all’impresa.

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