
Abbiamo imparato a conoscere il “ciclone” Donald Trump. Siamo testimoni di come il presidente statunitense stia stravolgendo, giorno dopo giorno, la politica tradizionale. I valori istituzionali fondanti dell’Occidente (modello ultramillenario di democrazia, Stato di diritto, sovranità popolare, etica, separazione dei poteri, ecc.), le radicate consuetudini di diplomazia e di diritto internazionale, gli organismi di intermediazione (Nato, Onu, annullati anche con nuovi organismi quale il “Board of peace”), gli approcci e i metodi classici costituiscono un ostacolo nella strategia di minaccia, di conquista e di sottomissione di territori in nome degli interessi di business delle élite economiche e finanziarie che il discusso costruttore, inquilino della Casa Bianca, incarna e rappresenta.
Gli Stati Uniti stanno rispolverando, anche dalla propria storia, il modello dell’espansionismo (nell’Ottocento acquistarono la Florida dagli spagnoli e la Louisiana dalla Francia): i rischi per la Groenlandia, Cuba e persino per il Canada sono concreti. E le operazioni-lampo in Medio Oriente e in Venezuela testimoniano come le armi siano finalizzate a flettere resistenze, guarda caso in aree ricche di petrolio.
Inoltre è palese il richiamo al sovranismo della dottrina Monroe del 1823, con il noto principio dell’America agli americani in ottica anti-europea.
In tale diabolico mix c’è anche il disegno dell’imperialismo, attuato pure attraverso le note sfere d’influenza (compresi decenni di neocolonialismo nell’America Latina), nonché la matrice dell’utilitarismo mercantilistico che rende lecite condotte molto discutibili (l’arma dei dazi, già utilizzata un secolo fa dopo la Grande depressione, o il motto di battaglia “la Groenlandia ci serve”) per alimentare il presunto benessere della nazione.
Il tutto è condito con un linguaggio incolto e diretto che intriga vaste platee del popolo americano, che, infatti, ha premiato alle urne il tycoon in ben due occasioni.
In questa strategia della forza, le alleanze internazionali sono strumentali, benché inedite. L’avvicinamento alla Russia predatrice dell’Ucraina, dopo decenni di guerra fredda, e l’asse con la Cina rientrano in questa logica di “spartizione del mondo” con le sue risorse naturali. La stessa forza è applicata anche all’interno della nazione, il braccio di ferro con le università e il recente omicidio a Minneapolis confermano come la democrazia negli Usa sia sempre più a rischio.
C’era una volta l’America.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
