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Per la crescita c’è il nodo dell’energia

foto: governo.it. Licenza

Sono soprattutto gli alti costi dell’energia a mettere a repentaglio la competitività delle imprese italiane. Con la piena consapevolezza di questo annoso problema, la premier Giorgia Meloni, nell’ambito del summit informale sulla competitività dell’Unione europea al castello di Alden-Biesen, in Belgio, ha assicurato l’adozione di “una misura molto articolata” che fa ben sperare le imprese. Parallelamente ha indicato un’altra consueta questione, oltre che italiana anche comunitaria, che frena lo sviluppo: l’eccessivo peso della burocrazia. Due argomenti, concordiamo, di rilevanza primaria per il settore imprenditoriale.

Non a caso proprio sulla richiesta di ridurre i costi dell’energia per ripristinare la competitività industriale dell’Europa e salvaguardare posti di lavoro di alta qualità ha puntato l’appello di 1.300 aziende riunite nella Comunità della dichiarazione di Anversa. Sono proprio le imprese energivore (acciaierie, cartiere, cementifici, raffinerie, vetrerie, ecc.), che garantiscono il lavoro a 6,6 milioni di dipendenti diretti, a pagare un prezzo elevato alla crisi, con cali della produzione vicini al 40 per cento nell’ultimo anno e la perdita di circa 200mila posti di lavoro.

Anche Mario Draghi ha lanciato l’ennesimo allarme sull’economia “che peggiora” e sull’urgenza “di agire” includendo anche il costo dell’energia tra le criticità da affrontare immediatamente, insieme alla necessità di ridurre le barriere nel mercato unico, di ricomporre la frammentazione dei mercati azionari e di mobilitare il risparmio europeo.

A margine dell’incontro informale dei Capi di Stato e di governo dell’Unione europea, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, insieme al Cancelliere federale tedesco Friedrich Merz e al primo ministro belga Bart De Wever, ha ospitato l’incontro inaugurale di un nuovo gruppo di lavoro dedicato ai temi della competitività europea, manifestando la volontà di rafforzare la cooperazione bilaterale con la Germania. Una mossa apprezzabile in quanto le connessioni tra le industrie italiane e quelle tedesche sono forti e radicate e un motore tedesco-italiano può contribuire a rilanciare l’intera economia europea.

Indubbiamente però, occorre evidenziarlo, tra i freni che inibiscono questa ripresa ci sono le divisioni interne al Vecchio continente su tanti temi, dal debito comune Ue, che vede proprio Italia e Germania sul fronte opposto, all’apertura di accordi di libero scambio. Insomma, è soprattutto la politica negoziale che deve fare la sua parte.

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