
Gli ungheresi si apprestano ad andare alle urne per le elezioni politiche. Nonostante l’Ungheria sia un Paese con poco più di nove milioni di residenti, si tratta di un voto strategico per tutta l’Europa. E, con realismo, per tutto l’Occidente. Non a caso il vicepresidente statunitense Vance – che non ha mai messo piede a Kiev – è stato due giorni a Budapest per sostenere l’attuale primo ministro Viktor Orbán, 63 anni, al potere ininterrottamente da 16 anni, uno dei leader del sovranismo europeo, insieme al premier ceco Andrej Babis e a quello slovacco Robert Fico, oltre a diversi leader di partito in tutto il Vecchio continente. Del resto la formazione “Patrioti per l’Europa” è la terza più numerosa nel parlamento europeo.
L’attuale e longevo premier ungherese è dato, però, per sfavorito nei sondaggi (una decina di punti di differenza) rispetto all’antagonista Péter Magyar, 45 anni, leader del partito di opposizione Tisza.
Magyar, che potrebbe avere la maggioranza assoluta in parlamento, non è tuttavia un europeista convinto in quanto transfuga proprio dal Fidesz, il partito sovranista del premier. Le sue posizioni sull’immigrazione o sull’Ucraina non si distanzierebbero molto da quelle attuali. Tutto ciò rientra anche nel contesto storico di una piccola grande nazione segnata da grandi progetti imperiali, dagli Asburgo alla vicinanza con Mosca, come ben ricorda Stefano Bottoni nel suo libro “L’Ungheria dagli Asburgo a Viktor Orbán” di un paio di anni fa.
Alle ultime elezioni la formazione di Orbàn ha distanziato gli oppositori di oltre 16 punti percentuali: se dovesse essere sconfitto per la prima volta dal 2010, quindi con un tonfo sostanziale, si aprirebbero scenari sicuramente imprevedibili, legati anche alle reazioni del vinto, che ha già accusato principalmente l’Ucraina, ma anche la stessa Ue, di ingerenze e potrebbe richiedere l’annullamento delle elezioni. Inoltre le principali istituzioni ungheresi sono piene di fedelissimi dell’attuale premier e l’eventuale transizione al “nuovo” non sarà facile.
Di certo, l’attenzione comunitaria è massima in quanto i veti magiari alle votazioni comunitarie che richiedono l’unanimità sono stati spesso decisivi. In particolare proprio per i finanziamenti all’Ucraina, da ultimo il programma di sostegno finanziario pluriennale. Alcuni assensi garantiti dall’Ungheria nelle votazioni hanno avuto importanti contropartite, ad esempio per le forniture di petrolio russo o aggirando le sanzioni contro Mosca. Del resto i rapporti tra Ue e Ungheria sono stati spesso carichi di tensioni, fino all’attivazione di numerose procedure europee nei confronti del Paese magiaro e al congelamento di parte dei fondi comunitari.
Non vanno poi dimenticate le ingerenze russe nella contesa elettorale: c’è chi indica in Orbán il “cavallo di Troia” filorusso a Bruxelles.
Insomma, il voto avrà sicuramente una rilevante influenza sul futuro europeo, perché – a seconda del risultato – potrà indebolire o rafforzare sensibilmente il fronte euroscettico.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
