
L’aumento dei costi dell’energia continua a pesare sul sistema produttivo italiano. Secondo le stime di Unioncamere, con il contributo del Centro studi Tagliacarne, l’impatto si riflette direttamente sulla produttività del lavoro, che potrebbe diminuire di quasi un punto percentuale (-0,7%).
Negli ultimi mesi, il prezzo del petrolio è raddoppiato, passando da 52 dollari al barile a oltre 100 dollari. Un aumento che mette sotto pressione le imprese, soprattutto in un contesto in cui le fonti rinnovabili coprono solo il 19,4% dei consumi energetici totali, ben al di sotto della media Ue del 25,2% secondo Eurostat.
Sul tema energia è intervenuta da Strasburgo anche Ursula von der Leyen, nel suo discorso al Parlamento europeo, sottolineando la necessità di interventi specifici: “Dobbiamo proteggere i consumatori e le imprese. Le misure dovrebbero essere mirate solo alle famiglie e ai settori più vulnerabili, evitando di aumentare la domanda di gas e petrolio” Un richiamo chiaro alla gestione efficiente delle risorse pubbliche, dopo che nella precedente crisi oltre 350 miliardi di euro sono stati spesi in misure non mirate.
Il quadro generale è reso ancora più complesso per le realtà produttive dall’instabilità geopolitica e la carenza di personale. Secondo i dati presentati dal presidente Unioncamere Andrea Prete, il 70% delle imprese italiane manifesta preoccupazione per il futuro. Quasi una impresa su due prevede un calo del fatturato tra il 5% e il 10%, segnale di una fragilità diffusa che coinvolge soprattutto le realtà di piccole dimensioni.
Le piccole imprese italiane mostrano una forte capacità di adattamento, ma faticano a investire in innovazione. Questa carenza rappresenta un freno diretto alla produttività. Non a caso, l’Italia è l’unico grande Paese Ue a registrare un calo della produttività del lavoro dell’1,2% negli ultimi dieci anni, a fronte di una crescita media europea del 6,9% (fonte Eurostat).
Un ulteriore limite riguarda l’accesso a fonti di finanziamento alternative. Solo il 3% delle Pmi utilizza capitale non bancario (venture capital o private equity) e appena lo 0,4% ricorre a crowdfunding o business angels.
A questo si aggiunge un gap di competenze. Secondo Banca d’Italia, meno del 40% delle microimprese possiede adeguate competenze finanziarie. Il sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e ministero del Lavoro, evidenzia che ad aprile sono previste circa 500mila nuove entrate nel mercato del lavoro. Tuttavia, il 44,6% delle posizioni sarà difficile da coprire. Questo disallineamento tra competenze richieste e disponibili (skill mismatch) può ridurre la produttività del lavoro fino all’11%.
Secondo Unioncamere emergono anche elementi incoraggianti. L’Italia è tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti verdi e il Pnrr ha contribuito a rafforzare la sostenibilità del sistema produttivo con un aumento del 25% dei brevetti green tra il 2021 e il 2024. La sostenibilità ambientale si sta trasformando in una vera strategia aziendale, anche se molte piccole imprese necessitano ancora di supporto formativo, informativo e finanziario.
Per contrastare l’impatto dei costi energetici e migliorare la produttività, diventa cruciale investire in fonti alternative ai combustibili fossili. In questo contesto, le Comunità energetiche rinnovabili (Cer) rappresentano una soluzione concreta, sostenuta attivamente dal sistema delle Camere di commercio.
“Le nostre aziende affrontano grandi sfide: costi dell’energia, investimenti, credito, carenza di competenze professionali, burocrazia, sostenibilità ambientale, nuove rotte della globalizzazione – ha dichiarato il presidente Andrea Prete nel corso dell’assemblea di Unioncamere. “Le Camere di commercio stanno dando il proprio supporto in tutti questi ambiti e potrebbero sviluppare anche ulteriori linee di attività in grado di aiutare le imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni. Diverse norme, però, riducono l’agilità e l’efficacia dell’azione del sistema camerale. Chiediamo perciò interventi di modifica normativa che rendano possibile liberare risorse da destinare a servizi davvero utili alle imprese”.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
