lunedì , Giugno 1 2026
Home / Comunicazione / Il Presidente / La sfida del Papa agli algoritmi

La sfida del Papa agli algoritmi

La Chiesa, al di là del nostro atteggiamento individuale e spirituale nei confronti della religione cattolica e delle altre confessioni, resta un solido punto di riferimento nel leggere il nostro mondo e nell’invitarci a riflettere sulle sue dinamiche. Specie in un mondo contemporaneo sempre più ricco di complessità. Nel contempo, il vertice della comunità cattolica rappresenta l’animatore di un bene preziosissimo che sembra sfumare in questa era di egoismi: il dialogo.

Ecco perché la prima enciclica di Papa Leone XIV, intitolata “Magnifica humanitas”, c’investe tutti, compresi noi imprenditori, toccando uno dei nodi nevralgici della modernità, cioè il rapporto dell’uomo con l’intelligenza artificiale. Perché, come avverte il Pontefice, lo sviluppo tecnologico rischia di diventare “strumento di dominazione, esclusione e morte”. Una denuncia forte, ma puntuale rispetto ad un fenomeno che molti di noi stanno sottovalutando negli aspetti più rischiosi. ChatGPT non è, in sostanza, soltanto uno strumento per aiutarci – o addirittura sostituirci – nello scrivere un testo.

È lo stesso Papa a raccontarci che i suoi timori sono frutto di uno studio approfondito del tema, dopo aver ascoltato e dialogato, appunto, con esperti della materia, scienziati, ingegneri, ma anche politici, funzionari pubblici, insegnanti, genitori. Le preoccupazioni maggiori conseguenti all’indagine dettagliata compiuta dal Pontefice derivano dai sistemi sempre più autonomi, quindi incontrollabili. L’esempio delle armi è emblematico. Parallelamente Leone XIV fa riferimento alla criticità di algoritmi che possono bloccare tutto, compreso l’accesso alle cure sanitarie, al lavoro, alla sicurezza, evidenziando il tema della cybersicurezza. La richiesta è semplice quanto scontata: occorre “rimanere profondamente umani”.

Perché il tema investe appieno noi imprenditori? La risposta ce l’ha fornita Christopher Olah, classe 1992, ateo, co-fondatore di Anthropic, corporation statunitense di intelligenza artificiale. Nata nel 2021, è frutto di una frattura interna a OpenAI, la società del famoso chatbot ChatGPT. Una frattura motivata proprio dagli aspetti etici conseguenti alla potenza dell’IA. Non a caso Robert Francis Prevost ha voluto Olah in Vaticano per la presentazione della sua enciclica. E il guru di Anthropic ha fatto riferimento proprio alle “voci morali” che dovrebbero accompagnare le aziende, specie le big tech che posseggono, come evidenzia l’enciclica, “risorse e capacità d’intervento superiori a quelle di molti governi”. Olah è stato chiaro: “Questa tecnologia sta arrivando, deve andare nella direzione giusta, ossia per la nostra casa comune e per le generazioni future”. Un buon manifesto d’intenti, che assume ancora più valore perché espresso da uno dei più importanti imprenditori a livello mondiale.

Il Papa, nell’Aula del Sinodo, da parte sua è stato ancora più diretto: “L’intelligenza artificiale deve essere disarmata. Si tratta di una parola forte, lo so, ma è stata scelta perché occorrono parole in grado di attirare attenzione, di risvegliare coscienze e di indicare la strada da seguire per l’umanità”.

Insomma, occorre essere in grado anche di disarmare gli algoritmi. Certo, non è affatto facile, il Papa dispensa richiami ma poi sta agli “uomini di buona volontà” saperli attuare. Tuttavia il richiamo alla vigilanza è sacro: dovrà essere la stessa che dobbiamo mettere in campo per salvaguardare la pace e, con essa, le nostre stesse esistenze, il nostro benessere, il nostro lavoro.

Check Also

Reggio Calabria non deve scegliere solo un sindaco, ma un’idea di futuro

Le imminenti elezioni comunali a Reggio Calabria rappresentano un passaggio importante per una città che …

chiusura 2 giugno Unsic