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L’insolenza “ambientale”

Il rapporto tra imprenditorialità e territorio è uno degli elementi etici principali del “fare impresa”. Il tema della sostenibilità e dell’impatto ecologico legato all’attività imprenditoriale è sempre più centrale anche nelle politiche pubbliche. Il cortocircuito spesso è attivato nel confronto tra investimenti e tutela del paesaggio.

Ci sono almeno tre vicende di queste settimane che, seppur non abbiano avuto il risalto adeguato da parte degli organi d’informazione, crediamo siano emblematiche di approcci nei territori perlomeno discutibili.

Un primo caso riguarda il lussuoso progetto immobiliare e turistico “Tavolara Bay” a Cala Finanza, in Sardegna. Una società italo-brasiliana intende realizzare un mega-resort fronte mare, tra l’altro sfruttando le agevolazioni previste per le Zone economiche speciali. Ciò ha scatenato la mobilitazione di tanti cittadini, comitati e delle associazioni ambientaliste, in testa Italia Nostra. La stessa Regione Sardegna s’è detta contraria. I manifestanti hanno contestato, in particolare, la violazione della fascia di tutela dei 300 metri dalla battigia e del Piano paesaggistico regionale.

Lo scorso 30 giugno il Consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo in Gallura, sul cui territorio ricade il progetto, ha ritirato la delibera di indirizzo e nei primi giorni di luglio, il Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio ha revocato l’Autorizzazione Unica. Tuttavia la controversia legale è ancora aperta; il Tar della Sardegna ha fissato al 17 febbraio 2027 l’udienza.

Analogamente il dibattito sul consumo di suolo e sull’uso della Zona economica speciale lo ritroviamo in Puglia dove ha ottenuto l’autorizzazione un resort extralusso da 8,8 ettari e da 100 milioni di euro sulla costa di Ostuni. Dietro l’operazione, secondo notizie di stampa, ci sarebbero una holding fondata dall’imprenditore israeliano David Zisser e la catena Four Seasons figura di cui sarebbe azionista anche Bill Gates.

In questo caso è stato presentato un ricorso al Tar di Lecce da Legambiente, dal Libero Comitato per la salvaguardia dell’habitat naturale della fascia costiera di Ostuni (Lesc) e dal Gruppo escursionistico speleologico ostunese (Geos), chiedendo la sospensione degli atti autorizzativi.

Tutto ciò sta avvenendo in Italia mentre centinaia di migliaia di albanesi stanno protestando contro un progetto immobiliare da 1,4 miliardi di dollari della famiglia Trump che riguarda la splendida isola di Sazan e la sua oasi ornitologica, popolata anche dai fenicotteri rosa. Proprio questi eleganti uccelli sono diventati il simbolo della mobilitazione che, a differenza dei casi italiani, sta alimentando interessi e solidarietà internazionali, anche perché vede l’appoggio di molti intellettuali, in primis la docente di teoria politica alla London school of economics, l’albanese Lea Ypi (ospite all’ultimo Salone del libro a Torino), che ha pubblicato un articolo su The Guardian. Lo slogan dei manifestanti è “l’Albania non è in vendita”. Considerando quanto sta avvenendo in molte parti del nostro pianeta, siamo convinti che tutto il mondo non sia in vendita all’oligarca del momento. Fare impresa è decisamente un’altra cosa, non un atto di neocolonialismo.

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