
Le piccole e medie imprese europee rafforzano la propria competitività digitale ed entrano in nuova una fase della trasformazione digitale. Se negli ultimi anni l’obiettivo principale era introdurre nuovi strumenti e digitalizzare i processi, oggi il vantaggio competitivo nasce dalla capacità di mettere in relazione infrastrutture, innovazione, competenze e intelligenza artificiale, componenti di un unico ecosistema capace di sostenere la crescita.
È quanto emerge dallo SME-DigIX 2026 il rapporto realizzato da Webidoo Insight Lab e giunto alla quarta edizione, che misura il livello di competitività digitale delle piccole e medie imprese nei 27 Stati membri dell’Unione Europea.
L’edizione 2026 fotografa un contesto in miglioramento. Il valore medio dell’indice sale a 44,57 punti, rispetto ai 42,88 registrati l’anno precedente. Allo stesso tempo si riduce il divario tra i Paesi più avanzati e quelli che stanno recuperando terreno, segnale di una crescente convergenza all’interno del mercato europeo. Per le imprese significa operare in un ambiente sempre più favorevole all’innovazione, nel quale la capacità di competere dipende meno dalla posizione geografica e sempre di più dalla qualità delle strategie e degli investimenti digitali. L‘Italia migliora il proprio posizionamento grazie agli investimenti in infrastrutture, innovazione e intelligenza artificiale, elementi destinati a incidere sempre di più sulla capacità di competere.
La Danimarca conserva il primo posto con 69,90 punti, seguita da Malta (61,93) e Belgio (61,33). Completano il gruppo dei Paesi più avanzati Finlandia, Svezia e Paesi Bassi, realtà accomunate da ecosistemi digitali solidi e da uno sviluppo equilibrato delle diverse componenti analizzate.
Il rapporto evidenzia un elemento significativo: i risultati migliori non derivano dall’eccellenza in un solo ambito. Le economie più competitive riescono infatti a combinare infrastrutture tecnologiche, ricerca e innovazione, competenze digitali, presenza online ed e-commerce, creando un contesto nel quale le imprese adottano con maggiore rapidità le nuove tecnologie e trasformano gli investimenti in crescita.
Accanto ai leader storici si distinguono anche i Paesi che stanno accelerando il proprio percorso di sviluppo. La Grecia registra l’incremento più marcato dello SME-DigIX con +5,86 punti, seguita da Estonia (+4,67) e Repubblica Ceca (+4,37). Un’evoluzione che dimostra come politiche mirate e investimenti costanti possano ridurre rapidamente il divario competitivo.
Tra le cinque dimensioni analizzate dal rapporto, Research & Innovation è quella che cresce di più, con +8,79 punti, seguita da Technological Infrastructure, che registra un incremento di 5,11 punti.
Nella componente dedicata a ricerca e innovazione emergono soprattutto Estonia (+32,37 punti), Repubblica Ceca (+25,06), Lituania (+18,94) e Italia (+18,59), tra i Paesi che hanno registrato gli avanzamenti più significativi.
Le aree relative alla presenza digitale e alle competenze mostrano invece incrementi più contenuti. Un dato che suggerisce come questi elementi rappresentino ormai una base consolidata, più che un fattore di differenziazione competitivo.
L’Italia porta il proprio indice a 42,11 punti, in aumento rispetto ai 38,91 del 2025. Pur rimanendo sotto la media europea di 44,57 punti, consolida la propria posizione tra gli Emerging Performers, mostrando progressi proprio negli ambiti destinati ad avere il maggiore impatto sulla competitività futura.
Uno dei risultati più rilevanti riguarda le infrastrutture tecnologiche, dove il Paese conquista il sesto posto a livello europeo. Cresce in modo deciso anche l’indicatore dedicato a ricerca e innovazione, che aumenta di 18,59 punti, tra le migliori performance registrate nell’Unione europea.
Gli investimenti effettuati negli ultimi anni dalle Pmi italiane iniziano infatti a tradursi in risultati misurabili, rafforzando le basi della trasformazione digitale. Restano invece spazi di miglioramento nelle competenze digitali e nello sviluppo del commercio elettronico, due aspetti che continuano a rappresentare un’opportunità di crescita.
Anche sul fronte dell‘intelligenza artificiale emergono segnali positivi. Nel 2025 il 15,7% delle Pmi italiane utilizza tecnologie di IA, contro una media europea del 18,9%. Pur restando sotto il dato medio dell’Unione, la crescita rispetto all’anno precedente raggiunge il 102,84%, la più elevata tra le principali economie europee. Nello stesso periodo la Spagna registra un incremento dell’85,73%, la Francia dell’83,89%, mentre la Germania si ferma al 32,75%.
Le aziende che negli ultimi anni hanno investito in infrastrutture, dati, innovazione e organizzazione sono oggi quelle meglio attrezzate per integrare l’intelligenza artificiale nei processi aziendali, trasformandola in efficienza, produttività e nuove opportunità di sviluppo.
“Lo SME – DigIX 2026 conferma che la trasformazione digitale delle Pmi europee sta entrando in una nuova fase – afferma Giovanni Farese, ceo di Webidoo. “Oggi non basta più adottare strumenti digitali. Le imprese che cresceranno saranno quelle capaci di integrare tecnologie, competenze e innovazione in una strategia coerente. L’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità straordinaria, ma genera valore solo quando poggia su fondamenta solide. La competitività delle Pmi non sarà determinata da chi adotterà più tecnologia, ma da chi saprà trasformarla in produttività, crescita e capacità di innovare”.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori

