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Il “fenomeno Di Pietrantonio”, scrittrice dell’identità abruzzese

DiPietrantonioIl rilancio dell’Abruzzo passa anche attraverso la valorizzazione delle sue peculiarità artistiche e culturali, intese non solo come beni architettonici e opere materiali. In questo percorso, avviato dalla Regione Abruzzo, un ruolo centrale è affidato anche ai protagonisti contemporanei della scena culturale italiana, come Donatella Di Pietrantonio, scrittrice originaria di Arsita (Teramo) e che vive a Penne, autrice di uno dei casi letterari più apprezzati degli ultimi mesi: il suo terzo romanzo edito da Einaudi, “L’Arminuta”, le è valso dalla critica l’accostamento a icone delle letteratura come Elsa Morante ed Elena Ferrante.
La Di Pietrantonio è stata ospite di un incontro – organizzato dal consigliere regionale delegato alla Cultura, Luciano Monticelli – sull’identità abruzzese, quella stessa identità che è l’anima dei suoi racconti e che in queste settimane sta portando in giro per l’Italia nel tour di presentazione del libro.
“Dopo i tragici avvenimenti degli ultimi mesi – ha sottolineato Monticelli – che hanno messo in ginocchio vaste aree della regione, colpite dal terremoto e da un’eccezionale ondata di maltempo, è il momento di reagire ripartendo da quelli che sono i punti di forza della nostra gente: dalla solidarietà alla spontanea cordialità che ci contraddistingue. Caratteristiche sofferte, spesso drammatiche, che vanno fatte emergere per far ripartire i territori e quei tesori, troppo spesso sconosciuti, che custodiscono”.
L’incontro con Donatella Di Pietrantonio è solo la prima di una serie di iniziative che verranno promosse nei prossimi mesi, per “farci affacciare a nuovi orizzonti – ha concluso Monticelli – imparando a guardare con occhi diversi cose che conosciamo, che fanno parte del nostro mondo, ma che molte volte non riusciamo ancora a vedere”.
Donatella Di Pietrantonio è nata e ha trascorso l’infanzia ad Arsita (Teramo) e vive, appunto, a Penne. Scrive dall’età di nove anni racconti, fiabe, poesie e romanzi. Nella vita fa la dentista per bambini.
Il suo primo romanzo è Mia madre è un fiume (Elliot, 2011). Con Bella mia (Elliot, 2014) ha partecipato al Premio Strega. Nel 2017 ha pubblicato con Einaudi L’Arminuta, di particolare successo.
Per raccontare gli strappi della vita occorrono parole scabre, schiette. Di quelle parole Donatella Di Pietrantonio conosce il raro incanto. La sua scrittura ha un timbro unico, una grana spigolosa ma piena di luce, capace di governare con delicatezza una storia incandescente.
«Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo piú a chi appartenere. La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza»
Ci sono romanzi che toccano corde cosí profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con L’Arminuta fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia cosí questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche piú care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l’Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo.

(Giampiero Castellotti)

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