
L’estate 2026 sta confermando alcune tendenze in atto da anni, con cui anche gli imprenditori del settore devono fare i conti.
La prima: gli italiani organizzano periodi di vacanza più brevi e più frequenti, favorendo quindi la destagionalizzazione. Se ovviamente i mesi di luglio e agosto restano in cima alle preferenze per interrompere la routine lavorativa quotidiana, i viaggi nel corso del resto dell’anno non sono più così rari. E le città d’estate restano mediamente più piene, anche per la presenza ormai di oltre un cittadino su dieci di origine straniera (che effettua più raramente viaggi e trasferte, preferendo di solito saltuariamente il lungo rientro nel Paese di origine) e del numero crescente di persone anziane, che spesso hanno bisogno di assistenza: con città più piene, di conseguenza è aumentato il numero di negozi aperti anche ad agosto.
Seconda tendenza: l’uso delle nuove tecnologie – compresa l’intelligenza artificiale – è sempre più collegato alla scelta e all’organizzazione del viaggio, specie da parte dei più giovani. In base a una recente ricerca di Trustpilot-Rwb, su mille italiani intervistati, il 38% ha dichiarato di utilizzare sistemi di IA per programmare i propri viaggi. In testa le persone tra 24 e 34 anni d’età, quindi i 35-44enni. Agli algoritmi è di frequente demandata la scoperta di nuove mete, anche in base al budget prestabilito e agli interessi individuali cui rispondono servizi più personalizzati.
Terza tendenza: il turismo in Italia non conosce crisi. Eurostat fa sapere che questo comparto incide sul 9,6% del Pil e per il 5,4% sull’intera economia italiana: soltanto la Spagna è avanti a noi (12,3% sul Pil e 6% sull’economia), mentre la Francia è dietro. Il vento in poppa incide positivamente sull’occupazione: Ref Ricerche attesta che tra il 2007 e il 2025 la crescita degli occupati nei servizi di alloggio e ristorazione è stata del 43%, cioè 580mila occupati in più su un totale di 1,7 milioni. Ma la ricerca evidenzia pure inclinazioni al ribasso: l’utenza privilegia trasporti e alloggi meno costosi (low cost, b&b, case vacanze) e ciò determina, soprattutto nelle grandi città, meno immobili destinati all’affitto residenziale (con canoni sempre più elevati per le locazioni di lungo periodo). Inoltre nel settore turistico si registra, paradossalmente, il maggior incremento dei prezzi per l’utenza e il minor adeguamento degli stipendi per i lavoratori.
E a proposito dei prezzi, la liberalizzazione delle licenze dei balneari si potrebbe presto trasformare in una corsa dei grandi gruppi internazionali ad accaparrarsi i lidi migliori del Belpaese. Dagli stabilimenti a conduzione familiare a quelli legati alla finanza internazionale, con ben altri salassi per i consumatori. I bandi sono partiti. Questa è la quarta tendenza, amarissima, che riguarda purtroppo il nostro prossimo futuro sulla spiaggia.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
