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Auguri Dino Zoff

Dino Zoff nel 1972

Dino Zoff, praticamente un mito, il Re dei portieri di calcio. Ha compiuto ottant’anni il portierone dell’Italia calcistica sul tetto del mondo nel 1982, dopo aver ricevuto critiche per una prestazione “non da lui” quattro anni prima in Argentina. Rispose sul campo, compiendo un miracolo in quella partita con il Brasile che ci spianò la strada verso il trionfo spagnolo.

L’occasione del compleanno, per tanti, noi compresi, è quella giusta per onorare uno dei più amati campioni sportivi: campione nel vero senso della parola vista la bacheca personale dei titoli conquistati che, oltre alla Coppa del mondo, vinta a 40 anni di età, e al titolo europeo del 1968, include ben sei scudetti, due Coppe Uefa, due Coppe Italia e una serie di record con la Juventus. È stato il giocatore con più presenze consecutive in serie A, sia in assoluto (332) sia con la Juventus (330); è stato il giocatore più anziano a vincere un campionato mondiale; è stato l’unico giocatore italiano ad aver vinto un campionato mondiale e un campionato europeo; è stato il portiere con la più lunga striscia d’imbattibilità nella storia delle nazionali di calcio, ben 1.142 minuti.

Una vera e propria leggenda, a prescindere dalla maglia. Un uomo d’altri tempi, un galantuomo friulano, un marito con il culto della famiglia, un uomo di poche parole ma estremamente concreto. Il portiere per antonomasia, con il volto finito sulle copertine di Time e Newsweek, punto di riferimento per generazioni di colleghi in tutto il mondo, Buffon compreso.

In un’intervista alla Rai per celebrare il suo compleanno, Zoff si è soffermato, in particolare, su tre episodi: la partita a scopone con Pertini sull’area di ritorno dal trionfo spagnolo, entrata nella storia del costume italiano, il bacio a Bearzot e la parata decisiva contro il Brasile nel 1982. “Tre momenti straordinari e importantissimi; decisivi e determinanti. Pertini, ci mise a proprio agio con la partita a carte; il bacio a Bearzot è stato qualcosa di fuori dal comune, lontano dal nostro modo di essere, dal pudore friulano; la parata, invece, ci ha portato lontano. Me la ricordano ancora oggi anche se, al momento, io ebbi il terrore che l’arbitro non valutasse bene”.

Da allenatore ha guidato con merito la Juventus (due quarti posti), la Lazio (un terzo posto), la Fiorentina e la Nazionale, sfiorando il titolo europeo del 2000, vinto dai francesi per il rotto della cuffia con un Golden gol di Trezeguet, dopo aver agguantato il pari nei secondi finali della partita.

Di Zoff, carriera unica anche per longevità, ricordiamo in particolare le braccia che alzarono la Coppa in Spagna. Sono state immortalate nientemeno che da Renato Guttuso e da un francobollo. Assicurandogli l’eternità.

(Domenico Mamone)

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