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Boniperti: estro, cuore e competenza

Ricordano i più ferventi appassionati di calcio che il primo contratto con la Juventus lo firmò subito dopo la guerra. Nel 1946. Addirittura nel sottopassaggio del Comunale. L’allenatore di allora, Felice Borel, gli fece un test tra le Riserve e il Fossano, discreta squadra piemontese: finì sette a zero per la Signora e lui segnò tutti i sette gol. Un predestinato per la Juventus.

Giampiero Boniperti (al centro) lascia il campo insieme a Sivori e Charles (il “Trio magico”)

La scomparsa di Giampiero Boniperti, che il prossimo 4 luglio avrebbe compiuto 93 anni, è l’ulteriore chiusura di sipario su un calcio romantico e sentimentale che non c’è quasi più. Quel calcio capace di soppiantare il ciclismo che era stato di Bartali e Coppi nel cuore degli italiani, i due sport che accompagnarono la rinascita del nostro Paese dilaniato dalle ferite belliche.

Boniperti è stato un eccellente giocatore e un leggendario presidente. In entrambi i ruoli ha sempre dimostrato l’attaccamento alla maglia, rifiutando, tra l’altro, le pressanti offerte dell’altra sponda cittadina, quella del Toro. Nella sua carriera bianconera tra il 1946 e il 1961, iniziata da centravanti e conclusa da centrocampista con il 9 a 1 sull’Inter, ha segnato 178 reti in 443 presenze (primato superato soltanto da Alessandro Del Piero).

Ricorda Antonio Barillà sulla Stampa di oggi che per ogni gol che metteva a segno, s’era accordato con la Juve d’avere come premio una mucca che andava a scegliere personalmente nei poderi degli Agnelli e i fattori si lamentavano perché portava sempre via quelle gravide.

Ha vinto cinque scudetti e due Coppe Italia. È stato capocannoniere della massima serie con 27 gol, a vent’anni ancora da compiere, davanti a Valentino Mazzola. Ha fatto parte del famoso Trio Magico con il gallese John Charles e l’italo-argentino Omar Sivori. In Nazionale ha registrato 38 presenze e otto reti.

Conclusa la carriera di calciatore, è rimasto nei quadri dirigenziali e nel 1971 è diventato presidente. È soprattutto merito suo, oltre ovviamente agli Agnelli, la costruzione di quella che resta una delle più blasonate epopee del calcio, la Juve degli anni Settanta e Ottanta: nove scudetti, due Coppe Italia, poi i trofei internazionali tra cui Coppa dei Campioni, Uefa, Supercoppa Uefa e Coppa delle Coppe.

Da persona d’altri tempi, s’interessava alla vita privata dei suoi giocatori, volendoli sempre in ordine, con i capelli corti, con famiglie tradizionali.

Fuori dalla Juve nell’epoca di Giraudo e Moggi, riapparve come presidente onorario. Nel 2011 ha inaugurato lo Juventus Stadium con Del Piero.

Di Boniperti ricorderemo sempre l’alta competenza, frutto di una vita intera spesa per il calcio e per la sua Juventus, unita ad uno stile unico, di classe sopraffina, rafforzato da quegli occhi azzurri quasi anglosassoni. A ciò ha sommato una mentalità costantemente vincente, alla base dei tanti risultati che hanno fatto la storia del calcio italiano e hanno assicurato prestigio internazionale al suo club.

Come scolpito nella pietra, ci resta anche il suo celebre motto alla base della filosofia bianconera: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Un monito per calciatori e tifosi con maglia e fede bianconera.

(Domenico Mamone)

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