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Cosa ci attendiamo dal 2023?

Gli organi d’informazione hanno aperto il nuovo anno, oltre con le notizie sulle camere ardenti di Joseph Ratzinger e di Pelé e con le immancabili notizie dal fronte ucraino, con la raffica di rincari che purtroppo sono già scattati o sono in arrivo. Secondo i calcoli del Codacons, la stangata sarà mediamente di 2.435 euro a famiglia.

I primi aumenti sono quelli dei pedaggi autostradali (due per cento in più dal primo gennaio, altro 1,34 per cento dal primo luglio) e della benzina (mediamente 20 centesimi in più), già scattati. A crescere saranno anche le tariffe dei trasporti locali: a Milano il biglietto dal 9 gennaio costerà 2,20 euro, con un aumento di 20 centesimi, a Parma passerà a 1,60, a Ferrara a 1,50. L’aumento più rilevante a Roma, dove da agosto è previsto il passaggio da 1,5 a due euro, cioè il 33 per cento in più.

I sondaggisti, in testa Nando Pagnoncelli sul Corriere della sera, rilevano un netto peggioramento del clima sociale, principalmente per colpa dell’inflazione (preoccupa quattro italiani su cinque) e degli aumenti dei prezzi, dal momento che la maggior parte del campione è convinto che i costi non riscenderanno.

Se il 2021, pur nel pieno del Covid (ma anche della campagna vaccinale) aveva segnato la crescita del Pil e, fenomeno da non sottovalutare, una serie di successi sportivi tricolori agli Europei di calcio e alle Olimpiadi, con la “rassicurante” figura di Mario Draghi alla presidenza del Consiglio, il 2022 ha alimentato il malessere, causa principalmente la guerra, la crisi energetica, il carovita e le conseguenti incertezze per il futuro. La politica, invece, incide sempre meno.

Pagnoncelli rileva la crescita di interesse per i temi economici e occupazionali (ben 9 per cento in più in un anno), per il welfare e l’assistenza. La situazione politica, viceversa, interessa molto meno, così come l’immigrazione e la sicurezza. È la fotografia di un Paese molto pragmatico, con poca voglia di sognare.

Per questo 2023 restano i timori legati alla guerra in Ucraina, in particolare per le conseguenze economiche, molto meno per il possibile coinvolgimento diretto dell’Italia o per l’aumento dell’arrivo dei profughi.

Secondo i sondaggisti, in sintesi, con il ritorno dell’inflazione e le criticità legate alla crisi energetica si è acuito il sentimento di fatica, è aumentata la domanda di protezione e si sono ridotte le speranze di un miglioramento complessivo della situazione.

C’è però una luce in fondo al tunnel. Sebbene per il 2023 prevalgano i pessimisti (nell’ultimo rapporto del Censis la parola chiave è “malinconia”), se consideriamo invece un orizzonte temporale più ampio, ad esempio tre anni, gli ottimisti (43 per cento) prevalgono sui pessimisti (23 per cento). Inoltre i maggiori risparmi accumulati con il lockdown e le restrizioni consentono a molti italiani non solo di affrontare l’aumento dei costi, ma anche di non rinunciare ad alcune voci di spesa, ad esempio i viaggi e le vacanze.

Occorrerà, insomma, stringere la cinghia sperando in tempi migliori.

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