mercoledì , Luglio 8 2020
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I nipotini di Churchill e l’amore per la Calabria

Chissà se quei quasi due milioni di turisti – il 22 per cento stranieri – che lo scorso anno si sono lasciati sedurre dalle bellezze della Calabria hanno mai pensato di trovarsi nella condizione del privilegio assoluto. Non per il godere dei panorami mozzafiato, della natura autentica, del mare cristallino, della cucina strepitosa o delle tante testimonianze artistiche disseminate nel territorio calabrese. No, troppo scontato. Bensì – si legga bene senza strabuzzare gli occhi – per trovarsi in una terra dalla “evidente assenza di turisti a causa della sua storia di attività mafiosa e di terremoti”.

Davvero si può scrivere una frase del genere per promuovere un territorio? Sul serio qualcuno può dare spazio ad un rigurgito di consumati pregiudizi in un periodo in cui il razzismo, dalle strade di Minneapolis alle piazze di Londra, vive una stagione non proprio favorevole?

Eppure è proprio questa la frase con cui la compagnia aerea low costEasy Jet” ha presentato la terra dagli 800 chilometri di litorale, con “perle” quali la Costa degli Dei o quella dei Saraceni; degli italici Bruzi e dei Bronzi di Riace; della Tomba Brezia del IV secolo a.C. a Cariati e della misteriosa muraglia di Annibale a Pietrapaola; dell’arte di Stilo a quella di San Giovanni in Fiore; degli scritti irraggiungibili di Corrado Alvaro e dei testi eclettici del crotonese Rino Gaetano.

La svilente asserzione degli “uomini volanti” britannici, cancellando tutto questo patrimonio sedimentato nei secoli, costituisce una vera e propria stilettata: sembrerebbe scritta da qualche copy frustrato e inappagato, ignaro che sempre più tedeschi, francesi e russi negli ultimi anni hanno scelto la Calabria per ben altro rispetto ai silenzi generati da circoli mafiosi o terremoti. Nessuno di loro ci risulta sparito per un rapimento sulla Sila o sepolto tra le macerie di qualche evento sismico di cui non abbiamo avuto notizia.

Lo scivolone della compagnia low cost britannica indigna parecchio. Non per un prevedibile “spirito di Patria”, ma perché i problemi naturali o sociali di un territorio non possono certo offuscarne le tante eccellenze, rendendo l’offerta calabrese una sorta di bilanciamento tra pregi e difetti. Ne fuoriesce un’immagine surreale e offensiva, che non a caso ha scatenato le proteste (e gli insulti) di tanti italiani.

La compagnia, per la cronaca, ha riconosciuto il grossolano errore: “Ci dispiace molto se queste parole hanno offeso qualcuno – ha scritto, aggiungendo che sarà svolta “un’indagine interna per capire come questo possa essere accaduto e fare in modo che non succeda più in futuro”. Alta “professionalità”.

Intanto, però, il frettoloso rimedio ha finito per peggiorare la situazione, facendo finire addirittura i “paesaggi alpini” in Calabria.

Questa brutta storia ci conferma principalmente due verità. La prima: l’ignoranza è davvero il peggiore dei mali. Mai giudicare senza conoscere a fondo. La seconda: i pregiudizi verso il nostro Mezzogiorno sono duri a morire. Nonostante, da Roma in giù, a nessuna delle tante intelligenze in giro sia mai nemmeno balzato in mente di buttare giù statue dei Savoia o di Camillo Benso. Tanto più di Winston Churchill. Il pregiudizio è raro a queste latitudini e questo, da solo, è un valido motivo per scoprire davvero la Calabria. Al di là dei banali preconcetti.

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