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Il nuovo ordine tecnologico

La diffusione dell’ultima classifica sugli uomini più facoltosi d’Italia, elaborata da Forbes, conferma principalmente un dato: la ricchezza sta ormai transitando dai tradizionali colossi industriali, con la loro “materialità”, al nuovo mondo “cripto-fintech”. figlio della tecnologia e della finanza digitale, che sta assumendo un peso sempre maggiore nella realizzazione della ricchezza individuale.

Se per anni nella top ten delle classifiche trovavamo stabilmente i cognomi più noti dell’imprenditoria italiana, da Berlusconi a Del Vecchio, da Benetton a Ferrero, da Armani a Caltagirone, oggi al primo posto troviamo con 89,3 miliardi di dollari Giancarlo Devasini, cofondatore di Tether, tra i primi investitori nelle criptovalute. E dopo il secondo posto di Giovanni Ferrero, il “re della Nutella”, al terzo posto c’è Andrea Pignataro, fondatore della società finanziaria ION (software utilizzati dalle banche e dai mercati finanziari), capitale stimato in circa 42,6 miliardi di dollari. Anche al quarto posto c’è un rappresentante della “nuova economia”: Paolo Ardoino, Ceo di Tether (criptovalute), con circa 38 miliardi di dollari.

Tutto ciò conferma l’epocale rivoluzione in corso: se la produzione industriale registra da tempo un calo che sembra irreversibile, il nuovo capitalismo è frutto principalmente dell’innovazione tecnologica. E non si tratta soltanto di un passaggio di consegne tra comparti economici: i nuovi imprenditori stanno imponendo, oltre ai propri innovativi prodotti sempre più performanti, soprattutto nuove visioni del mondo. Sembra quasi che la tecnologia, da semplice strumento utile per accelerare o semplificare i processi, stia diventando un vero e proprio potere transnazionale per governare, controllare e assegnare un nuovo ordine al mondo. Montagne di capitali, accentrate nelle mani di pochi protagonisti, riescono a determinare nuove gerarchie e ad influenzare le principali istituzioni planetarie.

L’economia, in tal senso, è diventata il volano assoluto dei destini politici, ambientali, sanitari, ideologici, persino antropologici di un mondo sempre più globalizzato e liquido, annientando ogni vincolo, annichilendo ogni minima forza di resistenza rappresentata per lo più dalle norme nazionali e internazionali, dai corpi intermedi nazionali e soprattutto dai tradizionali organismi sovranazionali di mediazione, dalle relazioni, dal dialogo. Un capitalismo senza anima e senza etica, forte del potere delle sue piattaforme, si sta imponendo, spostando l’asse economico dal nostro continente alle più imponenti nazioni della supremazia tecnologica, dall’America all’Asia.

A noi europei il compito di recuperare il nostro ruolo di difensori di quei valori maturati nei secoli, dalla democrazia alla solidarietà, dighe contro il proliferare dei nuovi poteri prevaricatori.

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